Verecondia luterana e vergogna vaticana

Dal sito Aetheria lux del 15 Novembre 2011 dc:

Verecondia luterana e vergogna vaticana

di Roy

Con la piccola performance di ieri, Benedetto XVI ha pensato bene di rinverdire quella fame di papa ecologista che si è costruito nel tempo -il “De Gloria Olivae” della profezia pseudo-malachiana, che da ciò deriverebbe, secondo una certa vulgata su questi appassionanti millenarismi.

Fama immeritata, ad essere eufemistici, come se facessero Dracula presidente onorario dell’Avis.

Alla base dell’ ecodisastro totale infatti, vi è quella spaventosa moltiplicazione dei terrestri che la Chiesa ha sempre benedetto, e per la quale ha mobilitato tutte le più incredibili alleanze diplomatiche per impedire che passassero linee decrementiste in occasioni delle varie conferenze internazionali in cui si sfiorava il problema.

Dalla Cina di Mao, all’ America di Reagan, passando per il carnaio islamico, il Vaticano non si è fermato davanti a niente e nessuno pur di alimentare questo folle crescete et moltiplicorum. Wojtyla è stato una vera disgrazia, peggio di una piaga d’egitto, e il suo cartavelinico successore è destinato a rimanere per sempre nel suo cono d’ombra.

Venire a parlare di consumi insostenibili, “dannosi per l’ambiente e per i poveri” è la solita raggelante, ipocrita, mistificazione vaticana.

Anzitutto perché l’ insostenibiltà dei consumi si determina in relazione alla capacità di carico di un ambiente, che è vincolata alle risorse (non infinite) dell’ambiente stesso e al numero di persone che lo abitano. Più sono gli abitanti, più i consumi di ciascuno dovrebbero assottigliarsi, per rimanere nei limiti della capacità di carico e non creare deficit ecologici. E’ la vecchia metafora della torta, più sono le mani che vi si allungano, più si riduce la fetta pro-capite. Per cui è ovvio che è sul numero delle mani che dovremmo concentrare la nostra attenzione e i nostri sforzi, è in funzione d’esse che varia la consistenza della fetta-fettina-briciole che toccherà a ciascuno. E’ la popolazione il fattore primario da cui ogni altro dipende, compreso il livello sostenibile o meno di qualsiasi consumo. Il discorso del papa è una vergogna.

Ancora, come ottenere la riduzione dei superconsumi dei paesi ricchi? Provi S.S. a fermare qualcuno per la strada e dirgli che deve rinunciare a qualcosa che ha o potrebbe avere nella sua disponibilità, la casa al mare, la Bmw “pensa ai bambini dell’Angola che non ce l’hanno” o 3 ore di Facebook quotidiano, potrà solo sognarselo.

E’ lo stesso motivo per cui la politica predica quotidianamente crescita e benessere, potrebbe fare altrimenti? Sì, se vuole perdere le elezioni. E’ sempre più benessere ciò che il mondo ricco-già ricco vuole, non la sua diminuizione.

E il mondo povero-ancora povero, vuole la stessa cosa. Ma è possibile, ecologicamente possibile, tutto ciò?

Se poi anche qualcuno si dimostrasse più sensibile, l’ecosistema globale non ne avrebbe alcun sollievo.

Se uno pensa che lasciando più spesso la macchina in garage avrà dato il suo piccolo contributo ad un minore affumicamento del pianeta, si sbaglia di grosso. Non é che la benzina che lui non consumerà, rimarrà invenduta. E non é che il perfido petromilioniaro di turno estrarrà qualche barile di petrolio in meno all’anno perchè il nostro virtuoso cittadino, insieme a qualche manipolo di altri coraggiosi come lui, avrà rinunciato all’auto. Quel petrolio verrà estratto comunque, quella benzina venduta comunque, in ogni caso qualcun altro provvederà all’acquisto e al relativo affumicamento dell’ atmosfera.

Stessa cosa per il cibo, i consumi dei cinesi potranno presto, da soli, assorbire più di quello che il mondo intero può mettere assieme nelle esportazioni cerealicole sempre più depauperanti il top-soil globale.

E poi le vituperate bistecche, quelle per la cui produzione si immette tanta di quella CO2 in circolo che anche Dio si spaventa. Perché il principio è questo:

a) o uno i soldi per comprare (macchine, benzina, piadine, bistecche e tutto quello che vi pare) ce li ha, e allora compra, con tanti saluti ai consumi insostenibili;

b) oppure nisba, è povero e dobbiamo trovare il modo di mettergli in mano i soldi per fargli fare la sua parte nella sua distruzione dell’ambiente, come al suddetto punto a.

Questo non vuol dire che non si debba pensare all’ambiente, rassegnati, inerti o allegramente spreconi; ma neanche attendersi di risolvere cosi i problemi.

E’ come nella teologia luterana: le buone opere vanno fatte comunque, ma non sono queste a salvare. Solo il decremento demografico potrebbe.

Dire che é possibile, nelle attuali condzioni, una crescita economica globale, equilibrata ed ecologicamente sostenibile, è una panzana di proporzioni sovramondiali. Con 7 mld di anime in continuo e disperato aumento, non potrebbe essere altrimenti.

Ci vorrebbe la soluzione fantastica, la “quadra” in pessimo gergo politico. E infatti Benedict chiede un diverso modello di sviluppo, una cosetta da nulla.

Con *questo* sistema di sviluppo, inquinante, energivoro, dissipativo di risorse, siamo già oggi in troppi e destinati ad esserlo in misura sempre maggiore, direttamente proporzionale alla crescita demografica che la Chiesa vergognosamente incoraggia per i suoi vantaggi. Salvo poi chiedere alle nazioni più progredite di diminuire i consumi.

Ai cattolici che siano uomini di mente e di cuore, persone di buon senso e di buona volontà: pensateci, prima di annuire alla prossima draculata vaticana.

 

 

Inutilità da sovrappopolazione

Dal molto interessante blog Aetheria lux http://aetherialux.blogspot.com qualcuno la pensa come me riguardo la sovrappopolazione. L’articolo è del 26 Dicembre 2010 dc:

Inutilità da sovrappopolazione

di Roy

Essere in troppi è una colpa? Sì lo è, se stiamo morendo (come stiamo morendo) di questo.

Lo sarebbe comunque in un pianeto finito, in cui la qualità della vita è inversamente proporzionale all’affollamento: più siamo e peggio stiamo.

La Germania ha attualmente 82 mln di abitanti e scenderà a 72 nel 2050, con un calo della Elderly Support Ratio da 3 a 2 (World Population Data Sheet, PRB). Insomma, decremento e invecchiamento, benedetto “inverno demografico” che turba i sonni dei corifei del crescete et moltiplicorum.
L’Etiopia invece, partendo da  un cifra simile -85 mln- schizzerà a 174 (calo ESR da 17 a 11).

Cioè si toglierà lo sfizio di rimpolpare il suo già florido carnaio di quasi 100 mln di anime e sarà un po’ meno giovane.
Popolazione under 15: 14% per la Germania, 44% per l’Etiopia.

Ora, nell’anno di grazia 2010 ormai al termine, cosa accomuna quella che è una delle nazioni più ricche al mondo con una delle più povere? Ovvio e semplice: sono entrambe sovrappopolate. In modo diverso, sia chiaro.

Il compianto professor De Marchi insegnava che la sovrappopolazione è una fattispecie a doppia tipizzazione: o è per densità, o è per accrescimento demografico.

Il caso tedesco rientra nella prima variante. La Germania è un paese con un percorso del tutto unico alle spalle, la storia splendida e tragica di una nazione che sembra essere stata luteranamente predestinata dalla sorte a battere sentieri impervi e solitari. Due guerre mondiali perse, con relative e sostanziali perdite territoriali, l’esodo seguìto al crollo del III Reich di milioni di tedeschi stanziati ad Est -secoli dopo l’epopea dei loro antenati colonizzatori oltre l’Elba- una notevolissima immigrazione subìta poi e a cui anche l’Italia ha dato il suo cospicuo contributo.

Se non possono esserci giustificazioni per l’essere in troppi, almeno qui esiste qualche attenuante. Soprattutto l’attenuarsi della pressione antropica sul proprio territorio con la prevista diminuizione della popolazione.

Che scusa ha l’Etiopia? Io non riesco a trovarne nessuna, pur con tutta la sua storia plurimillenaria alle spalle.

Non c è scusa per crescere in 100 anni di un fattore pari a 9 o giù di lì. Come se l’Italia andasse per i 450 mln al 2050. Nel 1984 una carestia fece (si stima) più di un milione di morti alle falde del Kilimangiaro, una tragedia epocale a soli 26 anni di distanza dal presente. Niente, non hanno imparato la lezione.

Se in media nascono 5,4 figli per ogni femmina-fattrice nella nostra cara vecchia Abissinia, è chiaro che non hanno imparato niente. A dire il vero, sono in buona compagnia.

Al vertice Cina-India di New Dehli di 10 giorni fà, il viceministro cinese degli Esteri è venuto fuori con questa raggelante esternazione:

“C’è abbastanza spazio nel mondo perché Cina e India possano svilupparsi insieme”

(Hu Zhengyue, da AgiChina24, 2010)

Tutti i demografi prevedono che al 2050 il termitaio indiano avrà già superato quello cinese, 1,6 mld vs 1,4.

Ora, inserisco QUI il link ad un post di Luca Pardi, segretario di Rientro Dolce, contenente i risultati del recente State of World 2010 del World Watch Institute. Anche a tralasciare il dato sulla popolazione-limite mondiale calcolata rispetto all’attuale consumo di biocapacità degli Usa (eh sì, consumano tanto questi americani…) e a focalizzarci sul corrispondente livello italiano globalizzato, le cose non vanno molto meglio: la tabella riportata da Luca indica 2,7 mld. Metti contro i 3 mld indiani e cinesi prossimi venturi, e buonanotte al secchio, da soli questi 2 paesi saranno in grado di superare la biocapacità massima del pianeta rapportata al nostro standard di consumo. E considerate che al 2050 questa biocapacità scenderà di parecchio rispetto ad adesso, il degrado ambientale non perdona. Se 3 mld sono troppi già ora, pensate a quanto di più lo saranno fra 40 anni di ulteriore e massiccio inquinamento, desertificazione, deforestazione, e col carico da undici della catastrofe climatica che ci stiamo regalando.

La cosa fantastica è che i lietopensanti del prolificismo globale diranno a questo punto che anche gli italiani consumano troppo. Sono capaci di proporre più figli e meno consumi per ciascuno, si può essere più imbecilli di così?

Punto primo, se va bene, il riccone italo-occidentale dirà di non volere di più, che non si sente la coperta corta ed è contento così. Non certo in molti, con questi chiari di luna. Ma nessuno si augurerà mai di essere più povero o meno ricco. Proporre di dimezzare i consumi dei paesi ricchi è una boutade buffonesca. Succederà quando ci avrà costretti la natura, non certo per solidarietà verso chicchessia.

2a), per quanto il riccone di cui sopra possa essere un completo sempliciotto, si renderà comunque conto (a meno di non essere un ectoplasma imbevuto di benpensiero fino al midollo, chiaro) che i consumi non sono mai “troppo” in sé. Lo diventano quando ad essere troppa è la popolazione a cui si rapportano.

Se fossimo 1 mld al mondo, nessuno parlerebbe degl iperconsumi americani. Adesso sono diventati iperconsumi perchè la natalità del terzo mondo li ha resi tali, avendo preso da decenni la tangente ipergalattica che ci porterà agl’ 8, ai 9 o 10 mld, nessuno può prevedere adesso con esattezza dove questa valanga andrà a fermarsi.

Forse sarebbe meglio ridurre la popolazione, anzichè i consumi. Meglio pochi e ricchi, piuttosto che infestanti e agonizzanti.

2b), poi ci sono quelli che propongono entrambe le cose, i buonisti-veltroniani (alcuni in buona fede, altri meno), diminuire i consumi “ma anche” la popolazione.

Ma se una volta diminuita la popolazione, ci fosse ancora la necessità di ridurre la nostra affluenza (la stessa da Italietta in recessione persistente da 2 anni almeno) allora vorrebbe solo dire che siamo ancora in troppi.

3) la crescita demografica é avvenuta in massima parte non per mancanza di contraccezione, ma per proposito deliberato. Le risorse attraverso cui gli etiopi intendono tirare a campare passano proprio attraverso le infornate di 5 figli e passa per ogni donna. Più figli, più possibiltà di sopravvivere per chi li sforna. Con un bel ricatto imposto al resto del mondo. Ma di questo ne riparliamo al 2011.

Conclusioni: proporre la riduzione dei consumi perchè Cina e India stanno aumentando i loro o perchè vorremmo che l’Etiopia facesse altrettanto é
1) utopico; 2a-b) insensato; 3) ingiusto e automortificante.

La tragica ironia di tutto ciò é che siamo talmente in troppi con i nostri 7-prossimi 9/10 mld di anime, che alla fine non ci sarà neanche bisogno di tutti per schiantare l’ecosistema ed estinguerci. Una sorta di attuazione futura del pensiero di Asimov che fa da presentazione al blog, ripresa e proiettata dall’originario piano sociomediatico (tanto numerosi che la morte non farà neanche più notizia)  a quello ecologico-economico (il mondo collasserà senza aver avuto bisogno del contributo degli africani, così tanti che il loro numero non consentirà loro di svilupparsi).

“Abbastanza spazio” per lo sviluppo di Cina e India, come no, abbastanza per loro soltanto.

Scusate se esiste il resto del mondo.

Esseri umani estinti entro cento anni

Dal sito http://www.corriere.it 20 Giugno 2010 dc:

«È una situazione ormai irreversibile e penso sia tardi per porvi rimedio»

«Esseri umani estinti entro cento anni»

La catastrofica previsione del biologo Frank Fenner

Cause: esplosione demografica e consumi fuori controllo

Il biologo Frank Fenner

 

MILANO – La razza umana si estinguerà nel giro dei prossimi cento anni e così pure un sacco di specie animali. A dirlo è nientemeno che Frank Fenner, 95enne professore di microbiologia dell’Australian National University, ma soprattutto lo scienziato che ha contribuito a debellare il vaiolo. Stando all’eminente cattedratico, a far precipitare gli eventi saranno l’esplosione demografica e i consumi fuori controllo, due fattori ai quali gli uomini non riusciranno a sopravvivere, mentre a dare inizio alla caduta sarebbero stati i cambiamenti climatici.

IRREVERSIBILE – «L’homo sapiens sarà estinto probabilmente nei prossimi 100 anni – ha detto Fenner al giornale The Australian – e lo stesso accadrà per molti animali. È una situazione ormai irreversibile e penso sia davvero troppo tardi per porvi rimedio. Non lo manifesto perché la gente sta comunque tentando di fare qualcosa, anche se continua a rimandare. Di certo, da quando la razza umana è entrata nell’era nota come Antropocene (termine coniato nel 2000 dallo scienziato Paul Crutzen per definire l’era geologica attuale, in cui le attività dell’uomo sono le principali fautrici delle modifiche climatiche, ndr), l’effetto sul pianeta è stato tale da poter essere paragonato a una delle epoche glaciali o all’impatto di una cometa. Ecco perché sono convinto che faremo la stessa fine degli abitanti dell’isola di Pasqua.

Attualmente, i cambiamenti climatici sono ancora in una fase molto iniziale, ma già si vedono dei considerevoli mutamenti nelle condizioni atmosferiche. Gli Aborigeni hanno dimostrato che potrebbero vivere per 40 o 50mila anni senza la scienza, la produzione di diossido di carbonio e il riscaldamento globale, ma il mondo non può e così la razza umana rischia di fare la stessa fine di molte altre specie che si sono estinte nel corso degli anni».

La catastrofica e pessimistica visione di Fenner non sembra, però, trovare grande rispondenza fra i suoi stessi colleghi. «Frank può anche avere ragione – ha spiegato il professor Stephen Boyden, oggi in pensione, al Daily Mail – ma alcuni di noi hanno ancora la speranza che si arrivi a prendere consapevolezza della situazione e che, di conseguenza, si mettano in atto i cambiamenti necessari a raggiungere un vero sviluppo ecosostenibile».

CRISI GLOBALE – «La razza umana – gli fa eco Simon Ross, vice presidente dell’Optimum Population Trust – si trova ad affrontare delle autentiche sfide come i cambiamenti climatici, la perdita della biodiversità (ovvero, l’estinzione di alcune specie animali, ndr) e una crescita senza precedenti della popolazione». Ma c’è chi all’agghiacciante previsione di Fenner mostra in qualche modo di crederci e se la scorsa settimana il principe Carlo aveva messo in guardia dai pericoli legati alla crescita così impetuosa della popolazione mondiale, un altro scienziato, il professor Nicholas Boyle dell’università di Cambridge, si è spinto anche oltre, ipotizzando il 2014 come la data del “giudizio universale”, spiegando (nel libro “2014: Come sopravvivere alla prossima crisi globale”) che il mondo si sta infilando in una crisi globale senza precedenti, che avrà influenze estremamente più vaste dell’attuale crisi economica internazionale.

Nel 2006 era, invece, toccato all’esimio professor James Lovelock lanciare l’allarme circa una diminuzione della popolazione mondiale nel prossimo secolo, quantificabile in 500 milioni di unità, a causa degli effetti del riscaldamento globale, sostenendo che nessun tentativo di cambiare il clima avrebbe davvero risolto il problema, ma avrebbe semplicemente permesso di guadagnare del tempo.

Simona Marchetti

Il tabù del controllo demografico induce al delirio

A proposito di un articolo di Adriano Sofri su la Repubblica del 16 Luglio 2009 dc:

Il tabù del controllo demografico

induce al delirio

Adriano Sofri perde un’altra occasione per tacere

Su la Repubblica del 16 luglio 2009 dc (data convenzionale) Adriano Sofri annuncia in prima pagina col titolo “Non è uno scandalo votare contro l’aborto di Stato” ciò che poi spiegherà ulteriormente a pagina 35.

L’autore, condannato per un delitto per il quale tutte le persone dotate di raziocinio hanno avuto modo di essere certe della sua innocenza, in tutti questi anni di produzione giornalistica spesso ha sorpreso per dare l’impressione di volersi pentire di ciò di cui nessuno lo ha mai accusato. Ora sembra che le frequentazioni di intellettuali cattolici e di preti di varia gerarchia lo abbia addirittura portato a plaudire all’iniziativa di tale Giuliano Ferrara che, al contrario, ha meritato e merita ancora perlomeno l’ingiuria aperta, se non qualcosa di più esplicito.

Sofri esordisce dicendo che IL DIRITTO di abortire non può che coincidere col diritto di non abortire, dimostrando così di non essere abbastanza scaltro per non cadere nell’ovvietà. E continua informandoci che ieri la Camera ha votato una mozione presentata da Rocco Buttiglione che “impegna il governo a promuovere… una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire”. FAVORENDO politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell’ aborto”. Pd e Idv (con eccezioni singole e prevedibili di cosiddetti teodem) non l’ hanno votata, ritenendo indispensabile che contenesse un richiamo alla necessità di promuovere la contraccezione.

Il nostro si meraviglia che queste due formazioni, giustamente, vogliano bilanciare un intento così moralisticamente ed ambiguamente restrittivo (in cui è evidente la longa manus vaticana) con la necessità della contraccezione, che invece in tutto il mondo e a tutte le latitudini è ferocemente osteggiata dalle varie versioni di quella che, giustamente da alcuni, viene denominata la Menzogna Globale (ovvero tutte le religioni) e dai suoi scherani.

La ragione di tanta perplessità? Il nostro spesso pentito del suo passato si scandalizza che Ci sono interi paesi-continenti in cui l’ aborto serve da strumento di controllo demografico, cioè di riduzione della natalità, e di persecuzione della natalità femminile – in Cina o in Nord-Corea o in alcuni Stati latinoamericani soprattutto per effetto di una legislazione repressiva e spesso violenta, in India soprattutto per effetto di un costume, a sua volta spesso violento; e in tanti altri luoghi. Ora è bene dire a questo riguardo ciò che evidentemente il Sofri ignora o finge di ignorare, ovvero che l’aborto è sì usato come contraccettivo e controllo delle nascite in assenza di una politica contraccettiva che ha un’origine antica ma quasi esclusivamente dovuta all’ignoranza generale, alle pressioni (spesso diktat) delle gerarchie di ogni religione, nessuna esclusa.

Ma si dimentica che in Cina, ben lungi dal glorificare questo Stato che tutti si ostinano a considerare comunista ma che di comunista ha sempre avuto, ed ora meno che mai, assai ben poco, di fronte al più grande problema nazionale mai avuto, ovvero la sovrappopolazione, si è sempre cercato di sensibilizzare la popolazione sull’uso del preservativo (distribuito in tutti i modi ed a tutti gli angoli), a promuoverne l’utilizzazione e facendo di tutto, di fronte al costume nazionale di infischiarsene nella maniera più assoluta, perché il problema della sovrappopolazione diventasse ben presente e urgente. Di fronte a questo allarmante problema il governo cinese è arrivato a stabilire delle norme che, secondo chi scrive più che giustamente, disincentivano anche economicamente la procreazione di più di due figli per coppia.

Il pentito Sofri dimentica che ciò di cui parla, ovvero l’evitare che nascano delle femmine, è un costume antico della società contadina cinese che è causato dal fatto che le famiglie devono provvedere ad una dote per le figlie che si sposano e che, quindi, cercano di averne il meno possibile. Non sa, il pentito Sofri, che i contadini cinesi vanno ben oltre l’aborto e che uccidono i neonati femmine e che il governo cinese lotta da decenni, con scarsi risultati, contro questo orrendo malcostume? Il pentito Sofri parla dell’India. Bene, ma forse non sa che lo stesso problema della sovrappopolazione, altrettanto grave che in Cina, lo Stato indiano ha cercato di affrontarlo con gli stessi mezzi di quello cinese e che, di fronte alla feroce opposizione dei cleri induista, buddista, giainista e mussulmano, nonché, ovviamente, cattolico, ha tentato di percorrere la strada della vasectomia obbligatoria per i maschi con già due figli ma che non vi è riuscito per la pesante ingerenza di cui si è già detto?

Il pentito Sofri accenna anche alla Corea del Nord, i cui problemi sono gli stessi della Cina ma aggravati dalla dissennata politica economica di quel regime di stampo dinastico-feudale con la solita verniciatura di comunismo ortodosso, e ad alcuni Paesi latino-americani, ma su questi ultimi lo scrivente ha dei seri dubbi che soltanto si sia osato porre un freno alla sovrappopolazione da parte di caste politiche pesantemente filo-cattoliche, tanto che quasi non c’è bisogno dei pronunciamenti da parte delle gerarchie cattoliche.

Ma al pentito Sofri questi ragionamenti non fanno neanche il solletico, perché compie poi il suo capolavoro scrivendo che la ribellione a questa violenza è la faccia ammirevole di una campagna contro l’ aborto, come quella che “il Foglio” portò nelle scorse elezioni politiche, confondendo però gravemente l’ aborto forzato, dallo Stato o dalla comunità, in tanta parte del mondo, con la scelta di abortire, e dunque di non abortire, che si vuole garantire in altri Paesi. Quale sarebbe l’aborto forzato di Stato o della comunità di cui parla? Non lo dice, ma dice, difendendo la legge 194, che perseguire penalmente l’ aborto, condannarlo alla clandestinità e all’ infamia,è un delitto contro la persona, e specialmente contro la donna. Ma avere scritto una cosa giusta è troppo per il nostro, che subito dopo torna a delirare affermando che, per la sua alta moralità (evidentemente) è un orribile delitto anche il controllo coercitivo della natalità, col quale lo Stato o la comunità tradizionale pretendono di espropriare e violentare, in nome del “corpo sociale”, le famiglie e le persone, e soprattutto il corpo delle donne. Delitto aggravato dalla strumentalizzazione dell’ allarme che suscita l’ aumento della popolazione umana.

Non c’è niente da fare: l’allarme dell’aumento della popolazione è infondato e serve solo a strumentalizzare, il controllo coercitivo della natalità è addirittura un orribile delitto (apparentando in malafede lo Stato con la comunità tradizionale), ma il pentito Sofri va oltre, e scrive che questo è vero sia quando si sopprima una vita già iniziata (come nell’ aborto indiscriminato o nell’ infanticidio delle figlie femmine) sia quando la tecnologia riproduttiva permetta di predeterminare il sesso del figlio voluto escludendo le femmine. Addirittura parla di “vita già iniziata”, recependo completamente le orrende argomentazioni cattoliche, vi accosta volutamente l’infanticidio delle femmine, senza ovviamente averne analizzato il fenomeno come invece lo scrivente ha cercato di accennare, e accenna alla tecnologia, cattivo demone infingardo, che predetermina il sesso del figlio escludendo le femmine, e qui afferma apoditticamente un fenomeno che da nessuna parte è provato, spiegato e conclamato, se non forse negli ambienti di danarosi borghesi, sui quali evidentemente Sofri è molto ben informato.

Ma non basta, neanche le Nazioni Unite sfuggono alla condanna del nostro, perché troppo spesso le Nazioni Unite hanno ceduto a un feticismo del controllo delle nascite che le ha portate a promuovere o fiancheggiare campagne di sterilizzazione coatta o “compensata”. Sofri dovrebbe spiegarci dove ha appreso queste “campagne” che l’ONU avrebbe promosso o fiancheggiato perché, francamente, non ci risulta: chi le avrebbe votate, dal momento che gli USA e il Vaticano avrebbero certamente usato tutti gli strumenti in loro possesso per fermare tali iniziative, ammesso che qualcuno tra gli Stati membri le abbia pur proposte?

Ed è invece Sofri che specula sulle donne scrivendo che la condanna delle demografie coatte di Stato è conseguente al riconoscimento dell’ autodeterminazione delle singole donne, che è a sua volta l’ essenza più preziosa delle democrazie. Ma che senso ha che poi critichi la mozione approvata al Senato come il sottinteso permanente di certe assolutezze “pro-life”, e bisogna restarne in guardia e che poi critichi come arrogante la ripresa in commissione della legge sul testamento biologico in senso ancora peggiorativo?

È veramente allucinante che poi tutti questi “ragionamenti”, che di razionale e laico, nonché di logico, non hanno un bel nulla, si concludano con l’esortazione perché il mondo laico – credenti e non credenti – avrebbe ogni ragione per farsi protagonista di un impegno internazionale contro la demografia forzata davvero simile a quello contro la pena di morte. Meglio che chiosare parzialità e doppi sensi delle iniziative altrui, e astenersi.

Ecco, appunto, Adriano Sofri, si ribadisce, ha perso veramente un’occasione per astenersi: dal parlare.

Jàdawin di Atheia su http://www.jadawin.info e http://www.resistenzalaica.it

Sovrappopolazione e procreazione irresponsabile

La sovrappopolazione e la procreazione

 irresponsabile sono un problema gravissimo in

 tutto il mondo. Anche in Italia…!

Il Laboratorio Eudemonia, da tempo decisamente attivo sulla questione demografica, mi ha inviato in e-mail il 21 Maggio 2004 questo appello rivolto ai “leader progressisti”.

Alla cortese attenzione dei Leader Progressisti,

e di quanti stanno leggendo in questo momento.
Gentili Signore, gentili Signori,

vi presento i miei migliori riguardi.

Apprezzo molto la vostra serietà nell’affrontare questioni e problemi di grande peso, e così pure il vostro modo pacato e sereno di confrontarvi in politica.

 

Per questo motivo mi permetto oggi di richiedere la vostra attenzione, poiché percepisco quanto voi possiate essere le persone giuste cui comunicare la urgente necessità di un epocale cambiamento di rotta nella condotta delle nostre società.

Da ogni dove, continuamente, si susseguono invocazioni allo sviluppo economico e tecnologico. Paesi, le cui economie sono le più avanzate nel mondo ed hanno già conquistato enormi ricchezze, continuano a perseguire ad ogni costo un ulteriore sviluppo. Uomini di governo, capi di stato, persone mature, spesso anziane, che in ogni caso dovrebbero saggiamente invitare alla prudenza, alla calma, alla moderazione, spingono interi popoli ad una continua, sfrenata, nei fatti disastrosa, corsa per la supremazia economica e tecnologica.

Ogni rapporto umano all’interno delle società sta venendo distrutto, e perfino le persone più pacifiche e per loro originaria virtù più disinteressate, quelle che mai avrebbero guardato ad alcuno in maniera avida, vengono istigate e condotte da ogni persona al potere a trasformarsi in rapaci individui, in aspra competizione l’un contro l’altro, lanciati in una caccia senza tregua fino all’ultimo cliente, ed inevitabilmente condotti, per l’alto livello di aggressività della competizione stessa, a dimenticare ogni legge, etica e morale.

Un intero pianeta è sottoposto a continua, incessante opera di saccheggio, e l’ecosfera, l’ambiente dove la vita ci era stata permessa finora in maniera relativamente agevole, sta per subire trasformazioni tali, a detta anche di autorevoli ed indubitabili voci, non ultima quella del Pentagono USA, da poterci presto far ripiombare nel più buio degli evi, un tempo in cui la parola sopravvivenza riacquisterebbe ruolo e significato di primo piano.

E tutto questo mentre l’elevata densità demografica, unita all’elevato sviluppo economico ed all’elevato livello tecnologico, crescente ormai in maniera esponenziale, sta conducendo gli esseri umani, per eccesso di energia, a disgregare sempre più il tessuto delle loro società, e, come fossero  molecole di un gas compresso all’interno di un ristretto recipiente messo sul fuoco per generare una esplosione, ad assumere sempre più le caratteristiche dei componenti di una miscela altamente esplosiva.

Perché tutto questo?

La ragione autentica non va sicuramente cercata in un anelito verso la migliore qualità della vita, qualità che è già drasticamente ridotta, la vita stessa essendo messa a repentaglio dai ritmi frenetici cui è costretto l’essere umano e dallo scempio del mondo naturale. Ne possiamo trovare tale ragione nel fatto che nei Paesi più sviluppati vi siano ancora delle persone povere. Questo non lo si deve certo all’insufficiente livello di sviluppo economico raggiunto, bensì ad una mancata equa ridistribuzione del lavoro, e dei redditi che ne derivano, tra tutti i componenti della società.

E possiamo forse trovare la ragione autentica della sconsiderata pulsione ad uno sviluppo ad oltranza nel puro desiderio di portare il benessere nei Paesi non ancora sviluppati? Semmai nel reperimento di mano d’opera a costo pressoché nullo, nell’apertura di nuovi mercati, e nello sfruttamento di nuovi territori, per permettere ai già tanto ricchi di arricchire ancor più.

Ed ancora possiamo mai credere per davvero che esista la possibilità di uno “sviluppo sostenibile”, così come attualmente concepito, dove le variabili da sviluppare siano sempre e solo quelle demografiche, economiche, e tecnologiche? E’ una bella invenzione, certo, ma buona solo per i gonzi. Se i Paesi ancora in via di sviluppo bene faranno ad uscire come meglio potranno dalle loro presenti condizioni, in un modo si spera più dignitoso ed evoluto del nostro, ben diverso dovrà essere il nostro sviluppo futuro.

Noi, popoli ipersviluppati, abbiamo ricchezze a sufficienza per permetterci, e quindi abbiamo il dovere, di decidere una tregua per mettere ben a fuoco, ragionando con onestà, la vera ragione, l’unico motivo davvero valido della nostra sfrenata corsa allo sviluppo, ponendo finalmente bene in chiaro così il più antico, tuttora irrisolto, maestoso problema delle nostre società, e quindi concentrarci su tale problema e trovargli la più appropriata, la più giusta e definitiva delle soluzioni.

Esiste, in verità, una ragione realmente valida che ci ha condotto finora lungo la strada di uno sviluppo demografico/economico/tecnologico ad ogni costo. Questa ragione consiste nel fatto che occorre scongiurare il pericolo reale di una invasione, forse dapprima solo commerciale, e di una successiva sopraffazione totale del proprio Paese da parte di qualsiasi altro Paese del mondo che sia in grado di crescere più velocemente e di acquisire maggiori capacità. Si tratta di un pericolo concreto, che spiega perfettamente perché i Governi continuino caparbiamente a perseguire una crescita di stampo tradizionale ben oltre il limite che sarebbe consigliabile. Si tratta di una minaccia che va affrontata con il massimo impegno, cominciando col dichiarare apertamente, continuamente e diffusamente la tragica realtà delle cose umane, e prendendo quindi i dovuti provvedimenti.

Piuttosto che continuare a perseguire una crescita cieca dell’economia, della tecnologia, della popolazione, un tipo di sviluppo che condotto così come avviene oggi, obbedendo alle sole ragioni della difesa e dell’espansione, non può che finire in danno per ognuno dei popoli di questo Pianeta, i Paesi già abbondantemente sviluppati hanno il dovere di abbandonare i vecchi comportamenti fatui ed impulsivi tipici di un essere adolescente, e di cercare e scoprire i comportamenti più pregni e riflessivi di un essere ormai cresciuto e divenuto quindi maturo.

I Governi di tali Paesi hanno innanzitutto il dovere di concentrare le proprie energie nella stipulazione di patti indissolubili tra le nazioni, patti che ci conducano ad una pace di concezione e livello di molto superiori a quella che finora abbiamo potuto immaginare e perseguire. Tali patti dovranno necessariamente comprendere norme di autocontenimento economico e tecnologico. Occorre adoprarsi affinché ogni Paese, di concerto, si doti di mezzi costituzionali per autodisciplinarsi in modo da mantenere entro livelli moderati ciò che altrimenti, inevitabilmente, condurrebbe ad uno straripamento massiccio, fosse anche solo commerciale o culturale, nei territori altrui. Occorre istituire apposite norme e commissioni internazionali che stabiliscano i livelli dei vari tipi di sviluppo raggiungibili da ogni Paese e con obiettività tengano sotto controllo i livelli raggiunti. Perché la pace, così come oggi concepita, non è più sufficiente ed occorre immaginare i modi per raggiungere una pace più profonda, più solida e tenace.

Contemporaneamente dobbiamo tutti prendere coscienza ed accettare il fatto che le popolazioni dei nostri Paesi sono numericamente eccessive tanto per le risorse disponibili nei nostri rispettivi territori quanto per semplici ma vitali ragioni di spazio, le aree disponibili non permettendo più già oggi, al presente grado di sviluppo economico e tecnologico, interazioni sane sia all’interno della società, tra gli individui, sia verso l’esterno, con l’ambiente naturale, certamente essendo destinate a peggiorare oltremodo col raggiungere di livelli ancora più elevati di sviluppo. Dobbiamo quindi attendere che le popolazioni decrescano per il naturale ciclo della vita e lasciare che esse ritornino a densità ottimali da stabilire in base alle risorse disponibili localmente ed al livello di sviluppo che desidereremo mantenere. In tal modo, disciplinandoci noi, riusciremo forse ad evitare che a ridurre le popolazioni siano invece le guerre, le epidemie e le calamità.

Ma il nostro generale, comune maggiore impegno deve essere uno sviluppo interiore, una evoluzione profonda di noi stessi e delle nostre organizzazioni, con questo intendendo la ristrutturazione della forma mentale dell’individuo ed organizzativa della società in un modo che, attraverso la libera circolazione delle idee nei cervelli e delle persone nelle strutture sociali, oggi essendo invece bloccate entrambe le architetture, possa diffondersi una obiettività, una onestà intellettuale, un realismo, e così pure un’ampiezza ed una organicità della visione cui non potrà che seguire una complessiva capacità di analisi e di efficace interazione sociale, tale che ogni problema, dal più piccolo al più grande, addirittura mastodontico, planetario, sia condotto a piena, subitanea e definitiva soluzione, con totale soddisfazione di ogni singolo componente delle nostre società. Perché noi stessi siamo all’origine dei nostri problemi e solo noi, evolvendo, potremo trovar loro soluzione.

Occorre riflettere sul fatto che il progresso di cui abbiamo bisogno oggi somiglia molto alla seconda fase di un processo bipolare, come ad esempio il respiro. Dopo una lunga, lunghissima fase di inspirazione, dopo aver inglobato nella nostra società ricchezze a non finire, scoprendo, creando, inventando, costruendo, in un vortice crescente di attività di ogni tipo e valore, spesso positive ma molte volte anche negative, ora dobbiamo impegnarci in una accurata fase di espirazione, durante la quale poter espellere tutte le tossine e le nocività cui in precedenza, per la fame e l’urgenza, non abbiamo badato, ma anche ciò che oramai ha esaurito il suo apporto nutritivo e va infine abbandonato. Questo va fatto, se desideriamo avere la possibilità di un ulteriore respiro.

E queste sono le vere, più importanti sfide della nostra epoca: sulla base di più convinti, decisi, risoluti accordi di pace, sulla base di adeguate norme di autocontenimento, sulla base di una evoluzione individuale e sociale verrà deciso il nostro destino. Così facendo, senza patire la minima sofferenza se non quella, irrisoria, del nostro stupido fanciullesco orgoglio che ancora ostacola il cambiamento e la presa di più mature decisioni, al contrario godendone e gioendone ampiamente, potremo tutti vincere definitivamente la corsa allo sviluppo.

Signore, signori, oggi scelte convenzionali ci farebbero andar dritto lì dove la realtà devia e ci getterebbero fuori strada, nel precipizio. E così pure, se cercassimo di riparare la macchina sociale mentre è in piena marcia falliremmo clamorosamente, solo l’organismo sano potendo sviluppare se stesso senza veder crescere anche il suo male.

I tempi eccezionali in cui ci troviamo a vivere richiedono scelte altrettanto eccezionali. Perché l’umanità possa superare indenne questo tempo, occorrono persone in grado di fare tali coraggiose scelte.

Voi, ve la sentite?

Col mio miglior saluto,

Danilo D’Antonio

 

 

 

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Laboratorio Eudemonia

 

La Questione Demografica http://demografica.hyperlinker.org

Gay-Lussac sulla densità demografica http://gay-lussac-e-demografia.hyperlinker.org/

Verso una Armonica Rotazione Sociale http://armonica-rotazione-sociale.hyperlinker.org

Quando sarà possibile un altro mondo? http://quando-altro-mondo.hyperlinker.org 

Come vincere la corsa allo sviluppo http://come-vincere.hyperlinker.org 

Nanotecnologia e società. Un possibile scenario da incubo http://nanotecnologia-e-societa.hyperlinker.org

Lettera ai Leader # Versione 1.0.6 # 21-05-35

Siamo in troppi!

E-mail ricevuta dal Laboratorio Eudemonia circa nel 1998:

Siamo in troppi!

 

Appello
ai Rappresentanti delle Forze Politiche
ed Enti Governativi Provinciali e Regionali d’Italia
per la determinazione
di una densità demografica locale ottimale

Gentili Signori,

vogliate gradire il nostro più cordiale saluto!

Come certo saprete, negli ultimi mesi la popolazione mondiale ha raggiunto e superato i sei miliardi di unità, quella dell’India il miliardo. Tali fatti, pur rappresentativi di una grave questione demografica che andrebbe affrontata con immediata ed estrema cura, non hanno invece goduto della necessaria attenzione pressoché da parte di alcuno. Anche la maggior parte delle persone e dei gruppi più impegnati socialmente è rimasta quasi del tutto indifferente davanti a ciò che concorre fortemente al sorgere dei mali più profondi della nostra epoca.

Allo scopo di favorire il dibattito e la consapevolezza di un tema che urge di essere attentamente esaminato, è stata dunque riassunta la questione sotto forma di una proposta di risoluzione allegata al sito Internet:

http://www.hyperlinker.com/spg/

con relativo Forum Internazionale di riflessione ed azione.

Immaginando che anche Voi, come noi, stiate sentendo questi stessi nostri impulsi di sano personale coinvolgimento, ci permettiamo ora di contattarVi nella speranza vogliate trattare diffusamente tale tema all’interno del Vostro Gruppo e nelle Assemblee amministrative e politiche locali.

Lungi dall’essere, infatti, una questione coinvolgente soltanto luoghi lontani dalle nostre rispettive Regioni, il problema demografico, a meno di un immediato impegno generalizzato, coinvolgerà queste ultime sempre di più, direttamente ed indirettamente, gli attuali fenomeni di immigrazione selvaggia che stiamo osservando in questi tempi essendo soltanto le prime avvisaglie di un fenomeno destinato a crescere ben oltre la nostra presente immaginazione, e lo stesso dicasi di fenomeni strettamente collegati alla crescita demografica come l’inquinamento ed il global warming.

Anche per questo motivo, non solo quindi per contribuire a rimuovere le grandi sofferenze che accompagnano la crescita selvaggia della popolazione nei Paesi meno sviluppati, pensiamo che sia opportuno che la questione demografica internazionale vada affrontata a, e riceva l’apporto da, vari livelli. Essa deve essere discussa, chiarita e decisa, sì, in àmbito globale, con l’intervento di forze politiche nazionali e sovranazionali, ma anche in àmbito locale, con l’intervento delle forze politiche ed enti governativi provinciali e regionali, non dimenticando che ogni Regione d’Italia sta già vivendo anch’essa, nella generale inconsapevolezza, un suo proprio grave problema demografico.

Ed infatti, osservando la media nazionale Italiana, ricordiamo che (secondo dati del 1998) la densità abitativa della nostra nazione è di ben 191 unità per kmq, la qual cosa equivale a dire che ogni Italiano, ripartendo idealmente il territorio della nostra nazione, dispone di una area di sole 0,52 parti di ettaro (troverete i dati regione per regione in una cartina presente sul sito sopra segnalato) dalla quale trarre il fabbisogno alla sua vita (nota 1) e sulla quale esprimere il suo potere creativo.

Anche se è cosa piuttosto complessa determinare con metodo scientifico una densità abitativa complessiva ottimale o massima auspicabile per una società e stabilire quanti individui un territorio possa sopportare senza degradarsi, col semplice sguardo d’insieme che ci viene dal vivere in prima persona questa situazione è però facile capire come si sia già da tempo superata una certa soglia minima di benessere e salubrità psicofisiche, nonchè di sana indipendenza economica, giacchè la vita degli Italiani, non bastando più il loro territorio a soddisfare le esigenze di una popolazione in largo eccesso, dipende ormai ben più da altre zone della Terra che dall’Italia stessa.

Sarebbe più che opportuno, quindi, avviare un solerte studio sulla situazione demografica locale, in ogni provincia e regione, sugli effetti, per nulla positivi, che la sovrappopolazione locale, non solo cittadina ma anche rurale, produce sugli individui stessi, la società e l’ambiente. In tal modo sarebbe possibile attribuire finalmente una responsabilità ben precisa a tanti dei problemi ancora con paternità vaga che oggi ci assillano, e presentar loro le soluzioni che stavano aspettando. Allo stesso tempo sarebbe oltremodo auspicabile chiarire in che misura siamo reali figli della nostra terra ed in quale altra siamo invece dipendenti da lontane zone del mondo, per cercare di ristabilire, nel tempo, un sano equilibrio tra queste due modalità economiche (nota 2).

Da questo studio emergerebbe immediatamente che una ulteriore crescita della popolazione locale (non importa se per motivi endogeni: ripresa della natalità locale, od esogeni: per immigrazione) aggraverebbe ulteriormente e terribilmente la nostra già precaria situazione. In tal caso, questo stesso studio dovrebbe allora determinare un numero ottimale, dal punto di vista dell’individuo, della società e dell’ambiente, di abitanti per Provincia e per l’intera Regione, cui far riferimento per ogni nostra incombenza di gestione presente e progetto di sviluppo futuro (nota 3).

Pur consapevoli delle numerose implicazioni che una tale iniziativa comporterebbe, crediamo che la situazione locale e planetaria richieda un immediato ed intenso impegno in questa direzione. Crediamo anche che questo impegno di autodisciplina non solo assicurerebbe un sereno futuro alle nostre Regioni, ma fornirebbe anche un importante punto di riferimento sia ai Paesi meno sviluppati, affetti da crescita esponenziale della popolazione, che a quelli più sviluppati, affetti da iperurbanizzazione, entrambi ancora immersi nel torpore, frastornati ed indecisi sulla direzione da prendere.

Per tutto ciò, speriamo che la questione demografica emerga potentemente all’attenzione delle coscienze e diventi tema di diffuso dibattito locale, e così pure speriamo che lo studio qui auspicato diventi presto concreta realtà (nota 4).

Gentili Signori, ringraziandoVi profondamente per la Vostra cortese attenzione, ed augurandoci che questa nostra, pur modesta, iniziativa abbia incontrato presso di Voi un qualche grado di consenso, Vi rinnoviamo il nostro miglior saluto.

Danilo D’Antonio
Laboratorio di Ricerca Sociale Eudemonia
http://www.hyperlinker.com/eulab/

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Per un breve confronto, mentre un italiano (media nazionale) dispone di sole 0,52 parti di ettaro, un’area ben inferiore a quella che ognuno possa desiderare di, e sia opportuno, disporre, per ogni statunitense vi è un’area di 3,44 ettari di territorio nazionale e per ogni australiano ben 50 ettari. Tutt’altra cosa avviene in India, dove ognuno dispone di 0,31 parti di ettaro, e nel Bangladesh, dove un essere umano dispone di soli 0,10 parti di ettaro, la qual cosa chiarisce molti tragici fatti che vediamo riportati nelle quotidiane cronache narrate dai media.

NOTE

1) Alcuni ricercatori della University of British Columbia, in Canada, hanno determinato, pur con larga approssimazione, la ecological footprint, l’impronta ecologica che un individuo, in base allo stile di vita che conduce, lascia sul territorio. E così, tramite un loro apposito calcolatore reso disponibile in Internet, è possibile derivare che per le necessità medie individuali europee di cibo, alloggio, trasporti, beni di consumo, servizi e quant’altro si usi per vivere, è necessaria un’area compresa tra i 6 ed i 7 ettari. Pur certo essendo rozza la misura, non possiamo non tenerla ben presente negli importanti processi decisionali relativi alla nostra Provincia e Regione. Si misuri la propria personale impronta ecologica recandosi at:

http://www.lead.org/leadnet/footprint/intro.htm

2) Sia una economia che si attui localmente che una che si attui globalmente hanno entrambe pregi e difetti. Non è il caso di affrontare qui l’argomento, ma vorremmo comunque ricordare che una economia locale rende la società che la pratica più solida a fronte di una scarsa innovazione, una economia che si basi su scambi con paesi lontani certo arricchisce ma allo stesso tempo crea instabilità e dipendenza dall’esterno. Il clima di continua emergenza e di folle rincorsa economica che oggi viviamo deriva in gran parte proprio dallo squilibrio che si è creato per aver dato troppo spazio all’economia globale togliendolo a quella locale. Uno riequilibrio di queste due componenti è la scelta più assennata cui ci si possa oggi dedicare in campo economico. Bisognerà dirglielo a Fazio, prima o poi.

3) In riguardo alla nostro sviluppo futuro, ci si permette di ricordare che oggi, in tempi di scienza e non più di forza bruta, esso è favorito in maniera enormemente maggiore da una crescita qualitativa delle persone, quindi da una loro maturazione e preparazione intellettuale, che non da una semplice crescita quantitativa della popolazione. Più che favorire quest’ultima, quindi, occorre coltivare ed organizzare meglio che si possa la popolazione esistente: così facendo, persone che oggi sono persino di peso alla società ed emarginate diverranno domani in grado di compiere autentici prodigi e di far da positiva guida ad altri.

4) Ci sia concessa un’ultima breve nota. Qualora lo studio confermasse ciò che qui si ipotizza (che il nostro territorio sopporta già troppa umanità) dovremo impegnarci ancor più, od iniziare di buzzo buono, a contribuire
a rendere migliori le condizioni di vita in quei Paesi i cui abitanti avrebbero desiderato trasferirsi presso di noi. Magari, proprio intensificando, od inviando per la prima volta, inviti temporanei a loro rappresentanti per fornirli del tutto gratuitamente di conoscenze di cui disponiamo che possono aiutare la loro Comunità a raggiungere una piena autosufficienza.

I dati sulla densità demografica sono ricavati da:
http://www.istat.it
http://www.worldbank.org

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La Questione Demografica: http://www.hyperlinker.com/spg/
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saranno molto apprezzate e così pure contributi sullo stesso tema.
Per adesioni scrivere a: adesioni_adddlo@hyperlinker.com