Il Mago, il Genio e il vaso di Pandora


Da Hic Rhodus, 5 Febbraio 2021 dc:

Il Mago, il Genio e il vaso di Pandora

di Ottonieri

Il momento è arrivato: il disegno di Renzi, come ha scritto qui Claudio Bezzi, è giunto a compimento, con la designazione di Mario Draghi come Presidente del Consiglio. Renzi, da spregiudicato pokerista, ha puntato tutte le (nostre) fiches sperando in un en plein che faccia saltare il banco, e, mentre la ruota della roulette ancora gira, è difficile capire quale sarà l’esito di questo azzardo.

Al momento della nascita del governo giallo-verde, avevo preso spunto da un articolo che avvicinava la narrazione politica ai modelli letterari basati sull’uso degli archetipi per chiedermi: Fare politica contro la propria narrazione: chi ci rimetterà di più? . In quell’occasione, osservavo che il governo Conte-bis obbligava quasi tutti gli attori politici a “recitare” una parte contraddittoria con il loro Storytelling naturale, tranne Renzi, che però per restare fedele al “suo” archetipo narrativo, il Mago, avrebbe dovuto sorprendere, giocare il tutto per tutto, fare la parte del governo e dell’opposizione allo stesso tempo, per rubare il palcoscenico ai suoi antagonisti (cioè a tutti, per natura di Renzi).

Un anno e mezzo dopo, e purtroppo dopo anche una terribile e tuttora aperta contabilità di malati e morti, le parti non sono molto cambiate: Il M5S e il PD hanno continuato a svolgere un ruolo stridente con i loro modelli archetipali (rispettivamente, il Ribelle e il Saggio), e lo stesso Salvini, che due anni fa sembrava inarrestabile, ha completamente perso l’iniziativa politica, anche lui tradendo il suo archetipo di Eroe guerriero. In questa situazione, Renzi ha visto l’occasione per fare, appunto, l’en plein, spiazzando tutti, riducendo ulteriormente lo spazio politico della Lega (vai a dire agli imprenditori lombardi che Draghi non va bene…), frantumando definitivamente il M5S e paralizzando il PD che, con la gestione Zingaretti, onestamente si era già ampiamente paralizzato da solo. Tutto questo chiamando in causa il Genio, l’unico uomo di cui nessuno oserà (per ora) mettere in dubbio la competenza, ma di cui non c’è da temere la concorrenza politica perché, e la storia italiana lo dimostra, i tecnici, anche di altissimo rilievo, servono per togliere le castagne dal fuoco finché i politici non si sentono abbastanza sicuri da rituffare le mani nel sacco delle castagne stesse.

Un azzardo? Enorme. La situazione complessiva del paese, la fragilità di ogni possibile maggioranza parlamentare, la complessità dei piani che occorrerà mettere a punto e realizzare per spendere i soldi del Recovery Fund, la dipendenza dell’Italia dai partner europei, dagli USA di Biden, dalla Cina e persino dalle multinazionali, sono tutti fattori di estrema incertezza. Un governo Draghi potrebbe cadere in qualsiasi momento, e un governo Draghi composto di persone serie e competenti non potrebbe che entrare in tensione con il M5S, che serietà e competenza non sa neanche dove siano di casa, e che quindi prima o poi dovrà per forza ritirare il suo, oggi ancora dubbio, appoggio a Draghi, pena diventare il partito dell’establishment tanto quanto l’odiatissimo PD.

Ma in questo azzardo Renzi non rischia nulla, per la buona ragione che non ha alcun capitale politico. La sua rappresentanza parlamentare è stata eletta con i voti del PD, voti che Italia Viva oggi non prenderebbe mai; lui, personalmente, è intollerabile per la grandissima maggioranza degli elettori, e lo sono altrettanto i suoi collaboratori più visibili; la sua squadra di fedelissimi ha una statura mediocrissima, e non ha molte altre virtù oltre l’obbedienza. Renzi, paradossalmente, al tavolo della roulette non rischia del suo; si gioca la nostra salute, il nostro benessere, la nostra pace sociale, in una parola il nostro futuro. Se la scommessa su Draghi fallirà, a pagare saremo noi cittadini. Insomma, Renzi per evocare il Genio Mario Draghi anziché la lampada di Aladino ha fatto ricorso al vaso di Pandora, con tutto quel che ne potrà conseguire, se SuperMario non riuscirà a domarne i cattivi genii.

In conclusione, e con questo rispondo indirettamente anche all’amico Claudio, non facciamoci ingannare dall’ennesimo gioco di prestigio di Matteo Renzi: quella banconota che sta tagliuzzando assicurandoci che la ricomporrà miracolosamente ce l’ha sfilata dal portafogli, dove in ogni caso sarà difficile che la faccia tornare: appena distoglieremo gli occhi, se la ficcherà in tasca.

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