Panegirico sulle religioni


Dal sito Homo Laicus, senza data:

Panegirico sulle religioni

Bangkok

Poiché il cristianesimo (almeno per la sua parte moralistica relativa ai premi e ai castighi) proviene soprattutto dall’orfismo, e siccome questo proviene dal più antico induismo, allora dobbiamo arguire che il cristianesimo è, in un certo senso, figlio dell’induismo, salvo un aspetto di derivazione ebraica. San Paolo, infatti (il vero fondatore del cristianesimo), ha voluto sintetizzare alcuni elementi pagani con altri giudaici, facendo nascere una nuova religione, che non poteva essere accettata né dall’induismo, perché troppo sociale e politicamente impegnata, né dall’ebraismo, perché troppo mistica e filosoficamente idealistica.

Ora però bisognerebbe cercare di capire quali aspetti prevalgono nel cristianesimo: quelli induisti o quelli ebraici? Un dio uno e trino, con tanto di angeli e santi, sembra provenire di più dall’induismo. Anche il concetto di “resurrezione” sembra essere una variante di quello induistico di “reincarnazione”.

Probabilmente il cristianesimo ha preso dall’ebraismo non tanto i contenuti religiosi quanto piuttosto un certo modo (collettivistico) di viverli. Forse il contenuto che maggiormente distingue il cristianesimo dall’induismo (ma anche dall’ebraismo) è relativo al fatto che si è voluto trasformare un uomo in un dio, in via assolutamente esclusiva, come mai a nessun altro uomo potrebbe accadere.

Naturalmente anche nelle religioni pagane esistono figure che muoiono e risorgono, ma nel cristianesimo sono troppi gli elementi realistici per poter sostenere che la figura di Cristo sia interamente mitica. Gli aspetti sovrannaturali si mescolano con quelli storici, al punto che ancora oggi tanti credenti non osano metterli in dubbio. Infatti coi vangeli non si è tanto in presenza di una palese falsificazione o di una mera invenzione dei fatti, quanto piuttosto di una sorta di mistificazione, cioè di un’interpretazione distorta, capziosa o tendenziosa, che è qualcosa di più sofisticato.

Forse però la vera novità del cristianesimo sta sul piano del metodo, dove il debito nei confronti dell’ebraismo è più evidente.

Per “metodo” bisogna intendere varie cose: 1) l’organizzazione ecclesiastica, che ha elementi gerarchici e collegiali (là dove prevalgono i primi si ha il cattolicesimo-romano; là dove i secondi si ha l’ortodossia greco-slava); 2) la capacità di unire in maniera molto stretta la teologia al diritto, o comunque gli aspetti religiosi a quelli civili (cosa che anche nell’islam è molto evidente): non a caso ebraismo, cristianesimo e islam vengono definite “religioni del libro”; 3) la volontà di diffondere il proprio credo a livello universale (cosa che agli ebrei non è però riuscita a motivo dell’eccessiva importanza che attribuiscono alla loro origine biologica, dovuta al sangue materno): gli ebrei si sono diffusi nel pianeta non per loro volontà ma perché costretti da circostanze esterne (guerre, persecuzioni ecc.). Se dipendesse da loro, vivrebbero tutti in Palestina, ammesso e non concesso che siano ancora credenti e praticanti.

Cattolicesimo, Ortodossia ed Ebraismo credono molto nello spirito collettivo della loro religione. Per i cattolici c’è collegialità là dove c’è gerarchia (il papismo); per gli ortodossi là dove una determinata nazione lì riconosce come religione dominante o prevalente; e, in ogni caso, anche se non possono far coincidere la loro fede con quella di una nazione, ritengono che la vera collegialità possa esprimersi soprattutto a livello locale, attorno alla figura del vescovo e del presbitero.

I protestanti sono invece una categoria a parte di cristiani. Da un lato, infatti, risultano essere molto individualisti, in quanto divisi in una miriade di sette; dall’altro sono quelli che presumono di studiare in maniera scientifica le Sacre Scritture, giungendo, spesso e volentieri, a formulare tesi vicine all’ateismo o all’agnosticismo.

Anche gli islamici sono molto nazionalistici e collettivistici e non sopportano granché la libertà di coscienza in materia di religione. Tuttavia la loro fede è piuttosto formale: si basa su poche e semplici regole e non ha mai prodotto una teologia sofisticata (quando l’ha fatto, con Avicenna e Averroè, p.es., l’hanno considerata un fenomeno marginale da ostacolare).

Hanno però il pregio di adeguarsi a qualunque sistema sociale (meglio se non di tipo capitalistico avanzato), anche se l’integrazione, in realtà, sembra essere solo apparente. Quando vengono nei paesi occidentali, gli islamici o smettono d’essere dei veri “credenti”, oppure si chiudono a riccio, covando dentro di loro un risentimento mai risolto. Non a caso usano la loro religione in chiave anticapitalistica o antioccidentale. Questo perché si sentono “colonizzati”.

Generalmente infatti provengono da contesti e culture pre-capitalistici, dove l’islam ha potuto attecchire proprio a motivo della sua semplicità (che spesso sconfina nello schematismo). Il loro senso della democrazia non gli proviene tanto da questa religione, quanto dal fatto che sono riusciti a innestarla in comunità pre-borghesi, le quali però han dovuto subire il colonialismo e l’imperialismo occidentali, sin dai tempi delle crociate.

Una delle contraddizioni maggiori di questa religione è che, da un lato, danno grande importanza alla famiglia, mentre dall’altro tendono a discriminare le donne, a motivo delle concezioni moralistiche in campo sessuale (simili, peraltro, a quelle che avevano i cattolici medievali o i puritani inglesi).

Considerato astrattamente, per quello che è, il cristianesimo non ha nulla da imparare da ebraismo, islam e indo-buddismo. Queste tre religioni, infatti, o sono troppo formali, o troppo individualistiche, o troppo relativistiche, o troppo fanatiche. È vero, il cristianesimo è anche tutto questo, ma non lo è mai “troppo”, proprio perché sa convivere tranquillamente con qualunque forma di sistema sociale, e lo dimostra anche quando assume un atteggiamento contestativo. Esso ritrova la sua forza là dove sembrava averla perduta. È riuscito, p.es., a lottare contro il socialismo statale, uscendone indenne. Fa capire al capitalismo che non apprezza né la logica del profitto, né la devastazione ambientale, né le sperimentazioni scientifiche che non tengono conto di alcun principio morale.

I fatti han dimostrato che non si supera il cristianesimo col semplice ateismo. Lo stesso capitalismo ha capito che è meglio averlo per alleato che nemico. Oggi in occidente nessuno si farebbe uccidere per sostenere un’idea cristiana. Questo perché sono gli stessi Stati, con la loro ideologia politica e giuridica, a darsi, in forma laicizzata, una patente di legittimità cristiana. Oggi, in nome dei diritti umani, si bombardano gli Stati che non li rispettano, e gli statisti che lo fanno non mancano d’invocare la protezione divina sui loro paesi e non smettono di cercare il consenso delle loro chiese cristiane.

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Informazioni su Jàdawin di Atheia

Nato a Milano nel 1954
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