Dove va il sindacalismo di base?


in e-mail il 30 Gennaio 2017 dc:

Ricevo e volentieri diffondo, con la domanda: Dove va il sindacalismo di base?

d. e.

Dove va il sindacalismo di base?

Tra montature e cattiva coscienza

In queste ore si è detto e scritto molto sulla vicenda di Aldo Milani.

Oggi su numerosi giornali che avevano riportato con grande spazio la notizia dell’arresto di ” due sindacalisti del sicobas” per estorsione, ben poco spazio dedicato al rilascio di ALdo Milani e men che mai alle dichiarazioni del legale della organizzazione sindacale.

Nella “giustizia ” italiana si è condannati senza avere commesso il fatto, i media sparano la notizia con articoloni ma le notizie successive di tenore opposto spariscono tra i fiumi di inchiostro, quasi invisibili a chi sfoglia i giornali. Rimandiamo a un paio di articoli che almeno trattano con attenzione gli accadimenti

– http://popoffquotidiano.it/2017/01/28/aldo-milani-e-fuori-crolla-il-teorema-contro-il-sicobas/

http://www.controlacrisi.org/notizia/Lavoro/2017/1/29/48735-caso-milani-cade-il-castelo-di-accuse-la-procura-di-modena/

A distanza di ore possiamo tuttavia trarre alcune riflessioni.

La risposta dei facchini è stata significativa non solo con gli scioperi tra venerdì e sabato ma con almeno 2000 presenti davanti al carcere di Modena. A poche ore dai fatti c’è stato chi, come la Confederazione Cobas, ha subito preso le distanze rivendicando il copyright del termine cobas e nell’ottica di rassicurare i ben pensanti ha subito ribadito che loro con i fatti di Modena non avevano nulla a che vedere. Peccato poi che al momento della scarcerazione di Milani abbiano preferito tacere e non correggere la loro affrettata posizione. Di sicuro la Confederazione Cobas non ha niente a che vedere con la piazza di Modena e con il conflitto sociale che le lotte dei facchini esprimono. Fa male scriverlo ma quel comunicato redatto poteva nascere dalla mente solo di chi è ormai lontano dai luoghi del conflitto e pensa che il suo mondo sia ancora centrale nel panorama sindacale.

L’augurio, sincero, è che tanti militanti dei cobas, come quelli della scuola di Varese e Milano, prendano le distanze dal comunicato del loro portavoce, lo facciano non per polemica ma solo per riaprire una discussione e un confronto sui fatti e sulle prospettive future perché sia ben chiaro che quanto accaduto a Milani non sarà un episodio isolato.

Quel comunicato, lo diciamo con sincerità, offende anche l’intelligenza e la militanza decennale di tanti esponenti dei Cobas, del loro portavoce in primis. Una presa di distanza dai fatti che stride con atteggiamenti ben diversi manifestati in tante altre occasioni.

Ai sindacalisti che nei luoghi di lavoro parleranno dei cobas come estorsori ricordiamo cosa hanno fatto i loro leaders nazionali tra viaggi con i soldi degli iscritti e pensioni auree sulla pelle degli esodati e di quanti in pensione ci vanno con una miseria.

Silenzio incredibile da parte di tanti, Usb, Cub, Sgb, silenzio da numerose realtà sociali e politiche. Chi urla contro il testo unico sulla rappresentanza sindacale non ha speso una parola a sostegno di Aldo Milani.

Capiamo l’imbarazzo di leggere che un dirigente nazionale viene arrestato con la gravissima accusa di estorsione, ma possibile che a nessuno sia venuto in mente che poteva trattarsi di una trappola e almeno mostrare a mezzo stampa qualche forma di solidarietà?

Possibile che nessuno abbia pensato che questo arresto rappresenti un cambio di linea, una azione repressiva, una macchina del fango con ripercussioni negative sulle stesse relazioni sindacali?

Forse in molti non lo hanno capito, ma al di là dei fatti, delle ingenuità, delle trappole, nel nostro paese la gogna mediatica è stata usata tante volte, soprattutto quando non si riusciva a contrastare il nemico di classe in altro modo, per arrestare i movimenti sociali del resto è nata anche la strategia della tensione.

Occorre che sia fatta piena luce sui fatti nell’interesse di Aldo che ha parlato a lungo con il giudice visto che non aveva nulla da nascondere, occorre che tutti noi, solidali e non, si avvii una riflessione non solo sull’arresto di Milani ma su quanto sta succedendo nel Paese.

Una riflessione che tratti anche dei silenzi di quanti ogni giorno vengono a farci lezione ma al momento di manifestare solidarietà perdono l’uso della parola e le loro stesse mani abbandonano la tastiera del pc.

Pubblicato da Delegati e Lavoratori Indipendenti Pisa 06:23

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Informazioni su Jàdawin di Atheia

Nato a Milano nel 1954
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