Decoro urbano


da Democrazia Atea 4 Luglio 2014 dc

Decoro urbano

La dittatura stalinista viene ricordata storicamente solo per gli aspetti ideologici ma viene trascurata la tragedia che ha stravolto la quotidianità di milioni di individui ai quali fu imposta la delazione come stile di vita: o si denunciava o si veniva denunciati.

La delazione è sempre stata un’arma potentissima in tutti i regimi totalitaristici e polizieschi.

Né la censura, nè la soppressione della libertà di pensiero hanno avuto gli stessi risultati nefasti come la delazione.

Ogni persona sentiva il peso delle parole pronunciate e di come il delatore di turno le avrebbe interpretate e riferite.

Le menti si imprigionarono in una paura che privò molti delle più elementari forme di socialità.

I popoli che hanno subito l’oppressione della delazione, come quello sovietico o quello romeno, col tempo sono diventati generalmente ostili se non violenti, plasmati nella diffidenza che nega ogni forma di convivenza serena.

Il meccanismo della delazione non è estraneo tuttavia ai sistemi democratici, anche se si è evoluto e oggi si ammanta di modalità apparentemente partecipative e tecnologizzate.

La modalità poliziesca di chi “democraticamente” le innesta non è dissimile dalla modalità poliziesca di chi le innesta in un contesto totalitaristico.

La finalità è sempre quella del controllo delle masse facendo in modo che i controllori siano gli stessi controllati, i quali, privi di specifiche competenze, aumentano gradualmente il livello di conflittualità e di ostilità reciproca.

Recentemente è invalsa la moda, da parte di alcune amministrazioni, di adottare il sistema della delazione per il decoro urbano qualificandola come partecipazione attiva.

Il concetto stesso di decoro non ha una chiave di lettura universale ed è oggettivamente differente se la comparazione la si fa, ad esempio, tra Scampia e Bergamo alta.

Portare il concetto di decoro sul piano soggettivo diventa ancora più arduo se si ipotizza, ad esempio, come, attraverso la delazione sul decoro urbano, in molti si prodigherebbero nel danneggiare i propri antagonisti utilizzando canali apparentemente legali, al cui utilizzo sono addirittura sollecitati, deponendo, ad esempio, materiale di risulta sul prato del vicino per poi godere della sanzione che gli verrebbe comminata dopo averlo denunciato.

Denunciare le situazioni di degrado, comunque la si interpreti, è una sconfitta.

È la sconfitta dell’individuo che denuncia, nella impotenza di contribuire a migliorare il livello di civiltà nel quale vive, posto che le sanzioni che inevitabilmente sollecita se gli autori del degrado sono individuati, di per sé, non costituiscono spinta al miglioramento.

È la sconfitta delle istituzioni che ricevono la denuncia, nella incapacità di organizzare sistemi istituzionalizzati di controllo e di prevenzione.

È la sconfitta di una società nella quale in molti si sentono protagonisti in una attività di per sé avvilente, gli stessi che hanno subito indossato il ruolo di denuncianti e non si sono soffermati nemmeno per un istante a pensarsi nel ruolo di denunciati.

Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea

http://www.democrazia-atea.it

 

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Nato a Milano nel 1954
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