1861: unità d’Italia e guerra di secessione, due anniversari e una polemica


Dal blog http://lanostrastoria.corriere.it 17 gennaio 2011 dc:

1861: unità d’Italia e guerra di secessione, due anniversari e una polemica

di Dino Messina

Il 17 marzo 1861 venne proclamato il Regno d’Italia. In quello stesso mese, dall’altra sponda dell’Atlantico, un amico del presidente Abramo Lincoln, che tuttavia sarebbe diventato vicepresidente dei confederati, Alexander Stephens, tenne un discorso in cui diceva tra l’altro:  “In contrasto con coloro che ritengono che la schiavitù sia sbagliata, il nostro nuovo governo è fondato sull’idea opposta. Il negro (sic!) non è uguale all’uomo bianco. La schiavitù, ossia la subordinazione alla razza superiore, è la sua normale e naturale condizione”.

Ecco le premesse ideologiche della guerra di secessione americana, che contrappose il Sud schiavista al Nord industrializzato e liberale. Scoppiata il 12 aprile 1861, la guerra di secessione si sarebbe conclusa il 26 maggio 1865 con la vittoria del Nord. Lincoln era stato intanto ucciso il 14 aprile dopo che il 31 gennaio il Congresso aveva approvato l’abolizione della schiavitù.

Della coincidenza tra l’anniversario dell’Italia unita e quello della guerra dicesessione si sono oggi occupati Mario Cervi su “il Giornale” e Claudio Gorlier su “la Stampa”. Il primo, grande giornalista e collaboratore di Montanelli nella stesura della “Storia d’Italia”, nota come gli americani siano molto più avanti di noi in quella che potremmo definire una pacificazione storiografica rispetto a fatti risalenti a un secolo e mezzo fa.

C’è qualche storico americano che rivendica le ragioni dei combattenti del Sud (non tutti schiavisti), ma nessuno che canti le lodi di un regime indifendibile, come invece da noi alcuni fanno, anche forzando le prove, con il regno borbonico, diventato in alcuni libri nuovo Paese di Bengodi…

Letteraria è invece l’analisi di Claudio Gorlier, il quale si sofferma sula grande letteratura nata dal sangue della guerra: basti citare i versi “O capitano! mio capitano!” di Walt Whitman, la raccolta di Herman Melville “Battle Pieces”, “Il segno rosso del coraggio” di Stephen Crane, “che si colloca tra Tolstoj e Hemingway”, per finire all’epopea popolare di “Via col vento” di Margaret Mitchell, sudista della Georgia che pubblicò il suo romanzo nel 1936. Gorlier non lo dice, ma leggendo il suo pezzo a me è venuta una domanda: il nostro Risorgimento e la nostra guerra di brigantaggio hanno ispirato una letteratura di tale livello?

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Nato a Milano nel 1954
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