Siamo certi che nel 1861 si sia realizzata l’unità d’Italia?


In e-mail il 2 Dicembre 2010 dc:

Siamo certi che nel 1861 si sia realizzata l’unità d’Italia?

Prima dell'unità d'Italia

Non voglio essere frainteso e tanto meno ho l’intenzione di modificare la storia, perché la storia rimane tale, casomai la si può interpretare in modi diversi, ma mai cambiare.

Perché dico ciò?  Per il fatto che per quanto attiene l’unità d’Italia ovvero l’affermazione del Risorgimento, ci sono diverse scuole di pensiero, principalmente in riferimento al processo politico istituzionale ed anche geografico della Nazione Italiana.

Ne voglio parlare non solo come italiano, ma anche come romagnolo, perché molti romagnoli sono stati fautori di quel processo di rinnovamento e progresso che ha portato all’unità della Nazione.

Se l’unità d’Italia corrisponde all’unità nazionale allora, la datazione convenzionale del 1861 non è esatta. E’ invece più verosimile la datazione al 1870 che equivale all’episodio di Porta Pia con l’annessione dei restanti territori della chiesa al Regno d’Italia.

Il 1861 segna la proclamazione del Regno d’Italia e non l’Unità, poiché a tal data e dopo l’impresa dei mille del 1860  (vedi cartina n.1)  non erano ancora annessi il Veneto (sotto la dominazione austriaca) ed il Lazio, compresa Roma (sotto lo Stato Pontificio).  Se due territori così importanti dell’Italia, ed addirittura la sua futura capitale, non erano ancora stati inclusi, di che tipo di unità si trattava, se non la sola affermazione del Regno d’Italia?

L'impresa dei MilleSe la risposta di Garibaldi al Re con il famoso“obbedisco”, se la morte dei fratelli Bandiera e se la terza guerra di indipendenza fanno parte del Risorgimento e se il Risorgimento ha portato all’unità d’Italia, allora la data più consona è il 1870.  Con l’armistizio di Cormons del 12 agosto 1866 ed il successivo plebiscito del 22 ottobre, veniva annesso il Veneto e parte del Friuli. Dopo questa data rimanevano ancora fuori dal Regno il Lazio, il Trentino – Alto Adige e la Venezia Giulia, la cui annessione era necessaria per completare il processo di unificazione. Dobbiamo attendere   il 20 settembre 1870  quando i Bersaglieri ed i Carabinieri entrarono a Roma dalla breccia di Porta Pia,  sancendosi poi con il plebiscito del 2 ottobre 1870 l’annessione di Roma al Regno d’Italia con la fine del potere temporale della chiesa sul territorio italiano (Cartina n. 2)

Si potrebbe quindi datare al settembre del 1870 l’Unità d’Italia, ma volendo essere ancor più precisi c’è da dire che il Trentino-Alto Adige, la Venezia Giulia e l’Istria, entreranno a far parte del Regno d’Italia dopo la vittoria della Prima guerra mondiale (1918).

Se dovessi dare un parere proporrei le seguenti ricorrenze con o senza festività: 1861 proclamazione del regno d’Italia (che personalmente non festeggerei), 1870 Unità d’Italia (che personalmente festeggerei), 1918 consolidamento dell’Unità d’Italia (che sto ancora pensando se festeggerei o meno).

Perché fu scelta la data convenzionale del 1861? Stante i tempi, forse la data del 20 settembre 1870 sarebbe stata troppo indigesta per qualcuno e quindi, per non creare dissapori si è preferito il 1861.  Non me lo so spiegare in altro modo se non con un significato diplomatico più che storico.

Ugo Cortesi – Alfonsine (Dicembre 2010)

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Informazioni su Jàdawin di Atheia

Nato a Milano nel 1954
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8 risposte a Siamo certi che nel 1861 si sia realizzata l’unità d’Italia?

  1. Renato ha detto:

    …”.l’Unitàd’Italia, ma volendo essere ancor più precisi c’è da dire che il Trentino-Alto Adige, la Venezia Giulia e l’Istria, entreranno a far parte del Regno d’Italia dopo la vittoria della Prima guerra mondiale (1918).”

    Anche se l’Istria, dopo la fine della seconda guerra mondiale con il trattatto di Parigi (1947), viene assegnata alla Jugoslavia. Effettivamente il 17 marzo 2011 “siamo pronti” ai festeggiamenti ( in anticipo di 9 anni)…

    Cose incomprensibili all’Italiana. (?)

  2. Renato ha detto:

    Mi sembra di capire che Lei e’ un esperto di storia d’Italia. C’e’ un dubbio che non riesco a togliermi dalla testa: dal regno d’Italia (1861) con in carica il Re Vittorio Emanuele II gli italiani (soltanto pochi) vanno a votare. Si legge:”

    “1848 Legge 680\1848 (elettorale piemontese su criteri censitari). Fu riconosciuto potere di voto agli uomini maggiori di 25 anni che sapessero leggere e scrivere e pagassero almeno 40 lire di imposte. Numericamente questo portava il 2% della popolazione italiana alle urne. 1860 Legge 31 ottobre 1850, n.4385. Realizzata sulla base della legge elettorale dello Stato Piemontese, stabilisce il diritto di voto per i cittadini maggiorenni alfabeti, in possesso dei diritti civili e politici, che pagassero un censo di imposte dirette non inferiori a 40 lire. La norma delimitò il corpo elettorale, alle prime elezioni politiche italiane del 1861, in 418.696 cittadini, pari all’1,89% dei 22.182.3.[1]

    Che cosa votavano quei pochi italiani (l’1,89%) su un regno d’Italia governato da Re ? Che valore potevano avere, in quel momento, quelle poche votazioni sul regno d’Italia?

    Chiedo scusa per l’ignoranza.

  3. Jàdawin di Atheia ha detto:

    Sig. Renato,

    non sono io l’esperto di storia d’Italia ma, semmai, l’autore dell’articolo, Ugo Cortesi, che ha inviato all’e-mail del mio sito (www.jadawin.info) l’articolo in questione. Le sue osservazioni, comunque, fanno pensare: gli elettori, dalle leggi elettorali del 1848 a quelle successive, erano una piccolissima minoranza, da cui erano escluse le donne (fino al 1946!) e, comunque, la maggioranza del popolo che era analfeba e non era in grado di leggere neanche un volantino (ammesso che ce ne fossero, all’epoca, come li conosciamo noi).

    Forse, da un certo punto di vista, è stato meglio così: si è visto in tutto il dopoguerra, nonostante l’alfabetizzazione di massa (ma non certo l’acculturazione di massa, checché se ne voglia dire), che milioni di persone hanno votato credendo alle parole di questo o di quello gridate nei comizi (o, più pacatamente pronunciate, nelle chiese). Cosa avviene oggi? Un mio collega, molto ma molto ignorante, non ha avuto il pudore di tacere che lui avrebbe votato Berlusconi perché aveva promesso di togliere l’ICI sulla prima casa (che, a rigor di logica e di principio, neanche dovrebbe esistere), una delle poche promesse effettivamente mantenute.
    Che dire?
    E il fatto che si festeggi il 1861 è veramente incomprensibile.

    Cordialità

    Arnaldo Demetrio-Jàdawin di Atheia

  4. Gianna ha detto:

    Ringrazio il signor Ugo Cortesi che mi ha finalmente confortata sulla mia perplessità circa la ricorrenza dell’Unità d’Italia. Da mantovana e da cittadina italiana mi sono sempre chiesta il motivo per cui è stata fissata la data all’anno 1861, quando mancavano ancora tante belle “fettine” d’Italia per poter parlare di vera unità. Per gli stessi motivi non so se sia corretto parlare di Regno d’Italia o piuttosto prematuro. Sono d’accordo con l’interpretazione del signor Cortesi circa la ragione diplomatica nell’evitare la data del 1.870, anche se tale ragione diplomatica introdurrebbe un discorso sulla verità storica e sulla libertà civile. Cordialmente. Gianna Baraldi-Mantova

  5. Roberto ha detto:

    E’ quello che dico sempre io

  6. andrea ha detto:

    dominazione austriaca?!?quale dominazione?con quale metro è convinto di questo?con i libri di storia scritti da pensieri nazionalisti italiani?non ha mai fatto un indagine al contrario?cercando nelle testimonianze dei miei avi che combattevano eroicamente per il loro multietnico impero d’Austria,a Lissa,custoza,Sadowa,e nella prima guerra mondiale,in reggimenti come il 97°.27°.ecc.tutti composti da friulani e triestini,molti combatterono anche sull’isonzo,oltre che in tutta la marina(k.u.k.kriegsmarine),contro un’italia arretrata che voleva liberarli?ma da cosa?da chi?se da cittadini dell’impero avevano tutto!scuole gratuite,lavoro,dignita di cittadini,uno stato equo,che funzionava,ecc.inoltre vedevano i loro fratelli”fradis”friulani del friuli sotto l’italia,emigrare,cioè passare il confine ed entrare nel friuli austriaco,per poter lavorare e vivere dignitosamente….il nazionalismo italico si è inventato un tipo di storia!che continua come la retorica!quella vera è nei morti del mio popolo friulano…molti,troppi!per colpa dell’invasione italiana delle mie terre!che attaccò con la scusa falsa di “liberare”,invece ci fu la ditruzione di case ,ponti scuole,strade,industrie,fattorie,persone…60mila bambini morti per malattie e fame,da 200mila bovini ne rimanerono 1000!la guerra!portò all’età della pietra il friuli….la storia non è cambiata!infatti nei paesi come Slovenja e Austria,che facevano parte dell’impero,la gente vive dignitosamente con paghe,pensioni,e welfare civili…la mitteleuropa è la mia civiltà!…e non la patria del più furbo su gli altri cittadini…

  7. Jadawin di Atheia ha detto:

    Caro Andrea, non ho scritto io l”articolo, le osservazioni le può fare agevolmente sul sito originario, da me adeguatamente citato

  8. andrea ha detto:

    ok grazie.

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