Quando la famiglia uccide le donne


da Cronache Laiche 8 ottobre 2012 dc:

Quando la famiglia uccide le donne

di Belinda Malaspina

Il femminicidio è un crimine. Ma è anche un problema sociale e culturale, frutto dell’imposizione di un solo modello di convivenza considerato più lecito di altri.

Secondo dati del Telefono Rosa, le donne uccise in Italia dall’inizio dell’anno, confermando un pericoloso trend, sono a oggi 98, la stragrande maggioranza delle quali cadute per mano del partner.

Praticamente un giorno sì e uno no, una donna perde la vita in casa propria, talvolta sotto gli occhi dei figli, spesso dopo un litigio con il compagno/marito/amante. Insomma un uomo. Una violenza sorprendente per un motivo principale: perché maturata in famiglia. La famosa famiglia di cui tanto si parla: quella tradizionale costituita da un uomo, una donna e dei bambini, un focolare che ai nostri tempi ha preso a bruciare un po’ troppo.

La famiglia del terzo millennio vira su cupi toni splatter ed è tutto un fiorire di presepi impazziti, di mulini bianchi travolti dalla furia omicida, di padri che ritornano padroni della vita altrui. E della propria: molti di essi, dopo o di fronte all’efferato femminicidio, cercano e talora trovano la morte anche per se stessi.

Queste famiglie dark, devastate dalla violenza, ci interpellano come zombie che ritornano a mettere in discussione i buoni e bei discorsi che le gerarchie ecclesiastiche vanno facendo sulla solidità dei legami eterosessuali e del nucleo famigliare tradizionale, ormai ridotto a un colabrodo sotto gli occhi foderati di prosciutto di chi non vuole vedere.
Un fenomeno inquietante.

Ma ciò che inquieta di più è l’ottusità di chi continua a evocare la famiglia tradizionale come contrapposizione benefica e morigerata all’imperante leggerezza di costumi della società contemporanea, popolata di genitori omosessuali, di uomini e donne che prima di mettere al mondo un figlio considerano altri fattori oltre a quello, mi si passi il termine, vaticano, e di coppie di conviventi per amore e non per forza che oggi, piaccia o no, rimangono evidentemente più protette dalla escalation di violenza domestica che colpisce le brave famiglie all’antica.

Non ha senso invocare, come fa la Mussolini, «condanne esemplari». Prima bisogna togliere l’affettato di cui sopra dagli occhi di chi non vuol vedere il fallimento della famiglia a tutti i costi.

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Informazioni su Jàdawin di Atheia

Nato a Milano nel 1954
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