Il fine ultimo delle teorie complottiste


Il fine ultimo delle teorie complottiste

di Lucio Garofalo 7 Gennaio 2012 dc

Il prototipo originario delle numerose concezioni esoteriche e complottiste è il Mein Kampf di Adolf Hitler. In un certo senso, il Mein Kampf rappresenta una sorta di “bibbia” contemporanea per i suoi epigoni. Senza correre il rischio di esagerare, si potrebbe definire come il “testo sacro” dei fautori più fanatici del complottismo, il “manuale” pratico e teorico-letterario, la principale fonte d’ispirazione a cui attingono le più assurde e svariate dietrologie esoteriche di provenienza nazista, o cripto-nazista.

La dottrina e la propaganda hitleriane erano ossessionate dalla retorica e dalla mistica incentrate sulla teoria del complotto esoterico giudaico per il dominio del mondo (gli Illuminati). L’ipotesi della cospirazione giudaica discende dalle opere di Alfred Rosenberg, l’ideologo ufficiale del nazional-socialismo. Il quale era convinto di rinvenire prove documentarie a favore delle sue idee nei famosi Protocolli di Sion. Non a caso Hitler (come gran parte dell’élite nazista) nutriva una passione viscerale per l’occultismo e l’esoterismo, l’astrologia e l’alchimia (gli stessi colori ufficiali del vessillo nazista sono i colori sacri dell’alchimia: nero, rosso e bianco), la magia, il mondo del mistero e del paranormale. Ma al di là delle visioni mistiche e deliranti di Hitler e Rosenberg, il fascino delle ideologie esoteriche e complottiste si spiega probabilmente in virtù della loro ingenuità farisaica e semplicistica, del loro conservatorismo forcaiolo, nella misura in cui offrono all’immaginario collettivo un comodo e rassicurante capro espiatorio identificabile in “cospiratori” che agiscono per corrompere e dominare il sistema, che siano gli Ebrei piuttosto che i massoni, o gli untori di manzoniana memoria.

In materia di complotti e trame segrete la storia offre numerosi casi emblematici di congiure di palazzo, tradimenti, azioni eversive e cospirative, dai tempi degli antichi imperatori romani, dall’assassinio ordito contro Giulio Cesare ad episodi più recenti, ai tentativi falliti contro lo stesso Hitler, ma le trame “oscure” del potere non sono riducibili a vicende che servono solo a mistificare la realtà delle cose, a banalizzare la narrazione storica sul potere. La cui natura è più articolata e complessa di quanto le farneticanti dietrologie esoteriche lascino supporre.

Il potere vigente nel quadro capitalistico, si pensi alle grandi banche d’affari, alle multinazionali, alle famigerate agenzie di rating, alle società assicurative, e ai “mostruosi” comitati d’affari e di potere che fanno capo al capitale finanziario cosmopolita, al di là dei nomi delle singole soggettività, a prescindere da ogni comoda narrazione mistica o esoterica, è costituito da un’entità anonima estremamente complessa e articolata, difficilmente identificabile in una sola, “onnipotente” personalità, o in un blocco compatto di individui criminali e privi di scrupoli, ed è tantomeno rappresentabile come un’associazione segreta e cospirativa su scala mondiale, come si tende a fantasticare nell’immaginario collettivo.

Oggi il fine ultimo di queste dietrologie è camuffare o mistificare la natura reale delle crisi capitaliste, e di questa crisi in particolare, per non scaricare le colpe sul sistema. Il quale, a seguire queste teorie fino in fondo, potrebbe funzionare se non fosse corrotto e sabotato da presunti cospiratori, da congiure giudaiche piuttosto che massoniche, o di altra origine. Simili congetture sono pericolosissime poiché distolgono l’attenzione dalle vere cause della crisi, che sono irrisolvibili almeno nel quadro capitalistico. Il capitale finanziario cosmopolita è un’entità anonima ed impersonale. Se è giusto parlare di capitale finanziario internazionale, considerando l’insieme dei fenomeni e le loro connessioni, non vuol dire che esista un disegno cospirativo unificato ed organizzato, come immaginava Adolf Hitler. E come sostengono i suoi epigoni sparsi, di ieri e di oggi.

Il sottoscritto non nega l’esistenza in Italia e in Grecia del regime dei banchieri, di tecnocrati quali Monti, Draghi ecc., che sono funzionari ed esecutori del capitale finanziario internazionale. Sin dal primo momento mi sono impegnato per denunciare pubblicamente, con vari articoli, la natura autoritaria, golpista e criminale, di questi regimi politici. Nel contempo cerco di far capire che, malgrado il salto di qualità compiuto sul versante della strategia politica dal capitale finanziario, un’entità anonima che si incarna ovviamente in alcune figure che fanno capo alle grandi banche d’affari, alla BCE, al FMI, alle agenzie di rating ecc., tuttavia ciò non mi impedisce di andare oltre questa elementare evidenza che nessuno è così sciocco da negare, poiché esiste un regime dei banchieri che si è ufficialmente insediato all’apice delle gerarchie statali in Italia e in Grecia. Quello che fino a ieri era un potere “occulto” che agiva “dietro le quinte” (uso una terminologia cara ai fanatici di complotti), oggi è uscito apertamente allo scoperto, per cui nessuno, tranne chi è cieco o in malafede, osa negarne l’esistenza.

Eppure la struttura del potere capitalistico è molto più estesa, articolata e profonda di quanto sembri e di quanto gli ottusi simpatizzanti di dietrologie vogliono far credere. Ed è inutile ripetere quanto ho già precisato a proposito della complessità e della natura impersonale e cosmopolita del capitalismo finanziario. Il punto critico dell’analisi che bisogna elaborare è la proletarizzazione massiva che porta ad un consumo sempre più ristretto, cioè alla miseria di massa, ma questa è appunto l’irreversibile conseguenza del dominio del capitale finanziario, che non è traducibile in una congiura. Il problema  è capire se di fronte all’insorgere delle proteste popolari il complesso del capitale finanziario è in grado di coordinarsi, oppure se una iniziativa forte del proletariato può accentuarne le divisioni interne.

Se si trattasse di un centro cospirativo unitario e coeso la domanda non avrebbe senso e, per vincerlo, servirebbe allearsi con alcuni settori della borghesia. In tal senso occorre sottolineare l’implicazione pratica più significativa dell’intero discorso, portando alle estreme conseguenze il sillogismo implicitamente contenuto nelle dietrologie esoteriche: se il potere del capitale finanziario fosse una struttura davvero monolitica, priva cioè di contraddizioni interne, un centro cospirativo rigidamente chiuso e settario, come pretendono di credere e farci credere i fautori di tali concezioni, temo che quel tipo di potere sarebbe inviolabile e non esisterebbero possibilità, né speranze, di salvezza per il genere umano. Per cui converrebbe rassegnarsi all’impotenza. E’ questa la conseguenza finale, ovviamente implicita, che scaturisce dal ragionamento insito nelle dietrologie esoteriche oggi nuovamente in voga.

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Informazioni su Jàdawin di Atheia

Nato a Milano nel 1954
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