Risolvere la crisi dal basso


Risolvere la crisi dal basso

di Lucio Garofalo

Il premier greco George Papandreou ha abortito la sua idea. Non a caso, dopo aver dichiarato al mondo l’intenzione di indire un referendum, è stato immediatamente convocato in un incontro a margine del G20, a cui hanno partecipato il cancelliere tedesco Merkel, il presidente francese Sarkozy e i vertici del Fondo Monetario Internazionale. E’ assai probabile che sia stato indotto, se non costretto, a rinunciare alla sua proposta. Risultato: il referendum è annullato ancor prima d’essere proclamato.

Una vicenda surreale, quanto emblematica, che testimonia l’insofferenza dei mercati azionari e delle élite finanziarie verso le regole democratiche e la sovranità popolare.

L’illusione suscitata dalla proposta annunciata e poi ritirata dal premier greco, è svanita troppo presto, nemmeno il tempo sufficiente per godersela. E’ stata una meteora. Alla stregua di altre esperienze effimere che si consumano in un attimo, stile “usa e getta”, tipiche del tempo fugace e della società consumistica di massa in cui siamo cresciuti.

Viviamo un’epoca meschina in cui conviene essere cinici, opportunisti e disincantati? Se così fosse, sarebbe inaccettabile. Dissipare o negare il diritto più prezioso agognato dall’uomo, cioè la libertà di sognare e di pensare in grande, è un delitto imperdonabile.

Il nostro è davvero un mondo i cui “eroi” sono per lo più figure mediocri e disilluse, pavide e pusillanimi? Così pare, purtroppo. Serve allora una risposta rassicurante, non consolatoria, un anelito di speranza che si può respirare nelle parole visionarie, dunque intelligenti e realiste, di un grande narratore come Paulo Coelho: “Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni”.

***

Sarà un caso, ma le proposte più concrete e sensate per reagire alla crisi del debito sovrano, provengono dalla società civile, mentre le ricette “lacrime e sangue” calate dall’alto, ossia le prescrizioni imposte dalle sedi politiche ufficiali, dai cosiddetti “Palazzi istituzionali” che fanno capo agli interessi delle oligarchie tecnocratiche e finanziarie, sono del tutto inefficaci e controproducenti, oltre che inique e impopolari.

Ecco alcune idee di buon senso avanzate dal basso: 1) abolizione dei cosiddetti “paradisi fiscali”; 2) tassazione sulle rendite e sulle transazioni finanziarie internazionali; 3) ritiro delle missioni militari all’estero e abbattimento delle spese per gli armamenti; 4) contro-inchiesta per accertare le responsabilità sulla formazione del debito; 5) referendum per consultare i cittadini sulle manovre di “salvataggio”; 6) acquisto (volontario) di quote individuali dei titoli di Stato, quindi del debito pubblico, da parte dei cittadini che possono permetterselo (il debito pubblico italiano, mentre in passato era soprattutto interno, oggi è in gran parte esterno, cioè contratto con banche e altri soggetti finanziari internazionali, per cui l’idea di far comprare i titoli di Stato ai singoli cittadini avrebbe esattamente lo scopo di far rientrare il debito in Italia, nel senso che i creditori tornerebbero ad essere i cittadini); e via discorrendo con altre valide iniziative.

Sono solo alcune delle molteplici risposte alternative che semplici cittadini o ambienti della società civile stanno elaborando e promuovendo in questi giorni con ragionevole competenza e convinzione. Sono ipotesi assolutamente realistiche e praticabili, per nulla astratte o demagogiche, tantomeno ideologiche. Inoltre, sono soluzioni largamente condivise e realmente democratiche. Sfido chiunque a smentire questo dato di fatto.

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Informazioni su Jàdawin di Atheia

Nato a Milano nel 1954
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Una risposta a Risolvere la crisi dal basso

  1. pronihilosestante ha detto:

    La proposta di far acquistare il debito pubblico dagli italiani mi sembra poco realizzabile: proprio perché il debito italiano è posseduto per la gran parte anche all’estero, banche, ma anche cittadini esteri, mi sembra impossibile farlo rientrare tutto in Italia. Uno si compra del debito di uno Stato come può comprarselo di un’azienda perché si aspetta che glielo ripaghino adeguatamente. Nessuno può forzare alcun altro ad acquistare o vendere alcunché. Il mercato è fortemente interrelato e cittadini italiani possiedono anche debito tedesco, francese ecc.

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