Vendola, forse sei tu che non sei mai stato un “compagno”?


Vendola, forse sei tu che non sei mai stato un “compagno”?

Io l’ho letto su un numero di la Repubblica di luglio, ma chissà in quanti altri quotidiani e siti c’è più o meno lo stesso articolo.

Nichi Vendola avrebbe detto (uso il condizionale perché non ho affatto fiducia sulla credibilità di quanto leggo, sui giornali cartacei e in internet, men che meno nelle frasi “virgolettate” – che significherebbe, cari “giornalisti”, PAROLE TESTUALI!) “nel Pci mi dicevano che non si doveva dire ‘amico’, che bisognava dire ‘compagno’. Ho passato tutta la vita a ripetermi questa frase. Ma ora ho capito che era una stronzata, perché è stato un alibi per molti crimini. Io preferisco stare con molti amici, che mi aiutano a crescere”.

Caro Vendola, ammetto candidamente che non mi sei affatto simpatico e, a scanso di equivoci, preciso che non è certo perché sei omosessuale. Alcuni dei motivi per cui non mi sei simpatico potrebbero essere anche poco, o per nulla, veramente importanti. Allora preferisco entrare appena appena nel merito.

Vedi, usare l’appellativo di “compagno” non è un alibi in sè per, come dici, (giustificare) molti crimini. Non è che chiamando gli altri iscritti allo stesso partito “compagni” automaticamente si approvano crimini e misfatti commessi da pochi o molti altri, aderenti alla stessa idea, che magari in buon fede neanche si conoscono.

I crimini a cui penso tu ti sia riferito sono quelli noti: sono quelli dello stalinismo (cosa ben diversa dal comunismo) che il Pci, fedele alla “linea” di Mosca pur vantando una propria “via italiana al socialismo”, non ha mai condannato decisamente, nemmeno tardivamente ma di cui, anzi, è stato complice. Ma, allora, tu perché ti sei iscritto al PCI? L’iscrizione al partito comporta l’adesione ai principi a cui il partito si ispira: se questi principi, anche attraverso l’uso del termine “compagno”, non si confacevano al tuo intimo convincimento perché ti sei iscritto e hai partecipato alla vita del PCI, come poi a RC e ora a Sel? In Sel non saprei, ma mi risulta che anche in Rifondazione si usava il termine “compagno”: nei partiti a sinistra del PSI il termine era chiaro, si rifaceva in maggior misura all’esperienza della rivoluzione bolscevica del 1917.

Forse tu eri nel Pci come tanti lo sono stati: senza sapere, senza conoscere, senza capire, spesso senza proprio volerlo.

Tirare fuori questa questione dopo tanti anni mi sembra dare ragione a Gianluca, che scrive nel sito ufficiale di Sinistra Ecologia e Libertà “nel tentativo di piacere un po’ a tutti ti stai vendendo pure la pelle, che schifo”.

Forse forse la verità è che proprio tu, in realtà, non sei mai stato un “compagno”?

Nella tua replica, che cito da http://www.repubblica.it/politica/2011/07/14/news/addio_compagni_vendola_meglio_amici_ma_sul_sito_di_sel_parte_la_rivolta-19085989/ , hai detto che in realtà non hai mai rinunciato a quella parola che trovi bellissima e che hai  “semplicemente criticato un’idea che nel vecchio Pci era abbastanza consolidata, che all’interno del partito bisognasse essere compagni ma non necessariamente amici” aggiungendo che “talvolta si poteva essere compagni coltivando tenaci inimicizie”. Ecco, è qui il problema: quanto ci fosse di veramente “comunista” nella vita vera e nelle relazioni interpersonali di un partito, il Pci, che secondo il mio modesto parere aveva abbandonato, di fatto, quegli ideali, quei comportamenti, quell’etica di cui tanto ancora sparlava. E non da poco, ma da tanto tempo, ancora prima della seconda guerra mondiale. Ideali, comportamenti ed etica che anche in tutti gli altri partiti comunisti del mondo erano solo una parvenza di quell’autentico spirito rivoluzionario che animava i primi bolscevichi. Lungi dall’affermare che prima che Stalin e lo stalinismo diventassero dominanti ci fosse la purezza rivoluzionaria, la correttezza e la sincerità nei rapporti personali al cento per cento, sempre e comunque. Però….c’era una bella differenza!

Ma il discorso mi porterebbe lontano, perché tanto ci sarebbe ancora da dire. Come, ad esempio, che un credente non dovrebbe proprio definirsi ed essere definito comunista. Per me, “vecchio” ateo ancor prima di comunista, l’espressione “comunista credente” continua a rimanere un ossimoro. Forse per chiarezza dovrei dire “marxista”, spero di essere stato chiaro ugualmente.

Jàdawin di Atheia

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Informazioni su Jàdawin di Atheia

Nato a Milano nel 1954
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