Serata per l’ateo De Andrè all’insegna dell’ecumenismo


Serata per l’ateo De Andrè all’insegna dell’ecumenismo

Ieri sera, per circa tre ore su Rai 3, è andata in onda la Serata Speciale di Che tempo che fa dedicata al grande cantautore (che qualcuno insiste a definire anche poeta quasi che la più comune definizione non sia sufficientemente nobile…) Fabrizio De Andrè, purtroppo scomparso dieci anni fa. La trasmissione è stata condotta, come sempre, da Fabio Fazio, che anche questa volta non si è sottratto al suo solito servilismo verso il potere e il conformismo, anche se viene sempre da chiedersi, come si suole dire dalle parti di Roma, se ci è o ci fa: nel primo caso è da compatire e nel secondo da biasimare, in ogni modo non ci fa una bella figura. Accanto a lui, per tutta la trasmissione, la vedova Dori Ghezzi, che ha dato ancora una volta l’impressione di essere troppo presa nella parte della Vedova del Grande Personaggio e sua erede culturale, che francamente non le si addice proprio, nonché abbastanza piena di sé da risultare fastidiosa.

Al di là di questo l’immediata impressione, che si è mantenuta costante per tutta la durata della trasmissione, è che si facesse di tutto per glorificare il grande Faber in due modi principali. Il primo sembrerebbe quello di dargli a tutti costi la patente di poeta, come si è detto, quasi che quello che ha fatto come cantautore, come lui stesso ha dichiarato preferire di essere definito (intervista filmata che compare nella trasmissione stessa!), non fosse sufficiente per gli orrendi intellettuali o, meglio, intellettualoidi che abbondano sulla carta stampata, nel web, nei media radiotelevisivi e tra gli stessi colleghi cantanti, cantautori e discografici.

Il secondo, più evidente, è parso quello di trasformare la vena dissacratoria e controcorrente di De Andrè, a cui debitamente si era subito reso omaggio, quasi non potendone fare a meno come forse si sarebbe voluto, in una più tollerabile contestazione globale inserita in un cercato e voluto senso religioso e in una pretesa ricerca, da parte di Fabrizio, di un ecumenismo cristiano universale anche se, e questo non sono riusciti a negarlo, lontano anni luce dalla ideologia della Chiesa Cattolica. E, del resto, questo era stato anche l’intento perpetrato ai funerali di Faber a Genova (cerimonia religiosa decisa, si disse, dalla famiglia De Andrè) nell’omelia del prelato officiante condivisa, innegabilmente, da una parte consistente del pubblico presente anche fuori dalla chiesa.

Il tentativo è stato evidente già dalla presenza stessa di molti degli ospiti canori, che per fortuna non hanno aggiunto granché di proprio, ben noti per il loro bigottismo: il devoto Lucio Dalla, non a caso il primo della serie, la neo-ispirata Antonella Ruggiero, che non poteva cantare se non Ave Maria da La buona novella, il dotto messia di un po’ di tutto Franco Battiato, che più il tempo passa più si crede e si atteggia da santone culturale, il cantante dalla ottima e pulita pronuncia Jovanotti, noto profeta dell’unica grande chiesa da Che Guevara a Madre Teresa, il chiesastico esecutore Nicola Piovani, pur eccellente autore musicale degli splendidi Non al denaro non all’amore né al cielo e Storia di un impiegato.

Il clou si è avuto, però, con Ermanno Olmi, a cui il mellifluo Fazio, iniziando con un discorso sul comune rapporto con la terra e la tradizione rurale, ha dato l’abbrivio chiedendosi come mai l’ateo De Andrè fosse così interessato a certi valori così profondamente cristiani. L’immeritatamente pluri-premiato regista non poteva esimersi, a questo punto, approvato visibilmente da un gongolante Fabio Fazio e da una annuente Dori Ghezzi, dal riproporre una già collaudata corbelleria sul fatto che Dio avrebbe più gusto a colloquiare con gli atei piuttosto che con i soliti fedeli credenti, e men che meno questi ultimi tra di loro.

Non ci si aspettava, a seguire, niente di diverso dal solito agrodolce ed annacquato criticismo dalla pur brava Littizzetto e, similmente, non ci si attendeva sfracelli anticlericali dall’ottimo Antonio Albanese ma, forse, si sarebbe preferito non sorbirsi Piero Pelù, protagonista della cover forse più riuscita dell’intera serata, Il pescatore, mentre, alla fine della sua esibizione, manda un saluto al solito prete impegnato, subito applaudito e approvato dal solito entusiasta Fazio.

Senza nulla togliere alla validità ed al grande pregio dell’intera opera di Fabrizio De Andrè, che il sottoscritto annovera assolutamente tra i suoi preferiti dai primissimi anni ’70, non bisogna nascondere le innegabili contraddizioni di un autore che, ardente assetato di conoscenza e cultura come pochi altri, ha letto e divorato tonnellate di autori e di concetti, dal super-ateo Max Stirner e dai grandi autori dell’anarchismo ai dottori della Chiesa, dai maledetti Brassens, Rimbaud, Baudelaire, Trenet ai mistici medievali, aspirando ad un impossibile sincretismo tra Gesù, da lui tragicamente definito ripetutamente, ahinoi, il più grande rivoluzionario mai esistito, e le ben più serie istanze rivoluzionarie degli ultimi due secoli che, invece, Fabrizio ha più volte aspramente criticato, sottovalutandole e male interpretandole, in nome di un non molto definito ribellismo solo individuale e mai collettivo.

Non è certo il caso di fare una colpa a Faber se non sapeva decidersi tra la vaga speranza in un qualsiasi aldilà e l’affermazione incerta di un ateismo solo sfiorato, ma non è tollerabile che, per l’ennesima volta, i parrucconi del carrozzone Rai, e i suoi melliflui ed ambigui conduttori, con la complicità di cantanti, musicisti, vedove ed esperti giornalisti, speculino sulla grandezza di chi non c’è più e travisino platealmente il loro pensiero e la loro opera, a uso e consumo della Menzogna Globale e dei suoi scherani.

Jàdawin di Atheia, su www.jadawin.info e su www.resistenzalaica.it

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Informazioni su Jàdawin di Atheia

Nato a Milano nel 1954
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5 risposte a Serata per l’ateo De Andrè all’insegna dell’ecumenismo

  1. gloria ha detto:

    bravo!!!

  2. MARCO ha detto:

    Insomma, non te ne è andata bene una che fosse una!Tutti sono riprovevoli in funzione della loro fede cristiana. Bravo,bene,bis. TI scrive uno che ,pur essendo cattolico, è un anticlericale arciconvinto ma ,dal tuo modo di scrivere, sembra di assistere verosimilmente ad un ateismo bigotto, ossia lo stesso difetto maturato però dal lato opposto della barricata. Infatti non sei praticamente mai sceso nella qualità delle interpretazioni che hanno fatto i singoli cantanti (a me sono piaciuti quasi tutti) ma hai giudicato sulla base della loro fede, per cui Dalla non va bene perchè è ‘devoto’, Battiato ‘si crede un santone culturale’, Jovanotti è quello che ha cantato dell’unica grande chiesa,ecc. Non una nota , un appunto sulla loro interpretazione: non andavano bene a prescindere. Fazio ha tanti difetti ma anche qualche pregio : in questo caso se non altro ha proposto qualcosa di veramente interessante (il ricordo di un grandissimo cantautore) in una palude piatta come quella rappresentata dal 90% della TV pubblica e privata.

  3. Lia ha detto:

    Concordo con l’ultimo commento di Marco, anche se, devo dire, che il tuo modo critico (e mi rivolgo a Jàdawin) di vedere la serata apre i pensieri a nuove visioni di certe trasmissioni.

    Magari nel complesso la serata dedicata a De Andrè è stata molto bella, ma è giusto anche riuscire a criticare certi aspetti.
    A me Dori Ghezzi, quando cantava, mi è sempre piaciuta (per il poco che ricordo, visto che ero piccola), ma a questa commemorazione mi sembrava tanto che avesse un ruolo di valletta o una signora che accoglie in casa degli amici, e sinceramente strideva parecchio con tutto il contorno.
    Forse era meglio che fosse tra il pubblico e lasciasse lo spazio al conduttore.
    Ripeto il concetto dell’ultimo commento….. in fondo tra il 90% di schifezze che si vedono in tv, questa è una trasmissione che ha dato qualcosa, se non altro, un modo per ricordare una figura importante come quella di un grande cantautore.
    Un saluto.

  4. Jàdawin di Atheia ha detto:

    Risposta a Marco-
    guarda che l’oggetto del mio scritto (chiamarlo “articolo” mi sembrerebbe immodesto…) era quello che tu hai giustamente colto, non altro. Se poi sia ateismo bigotto, pazienza, non so proprio che farci. Se avessi voluto scrivere sulla qualità dei cantanti e sulla loro interpretazione, e sulle mie impressioni al riguardo avrei scritto un’altra cosa, con tutt’altra impostazione, ma non era quello di cui volevo parlare! Lo stesso dicasi su come è stata impostata la serata senza toccare l’argomento “religione”, e avrei scritto probabilmente qualcosa di simile a ciò che ha scritto Lia sul ruolo della Ghezzi, che pur concordando con te in fin dei conti mi conforta, avendo capito il mio intento.
    L’intento della serata è stato lodevole, ci mancherebbe, me la sono vista interamente ma non me la sono registrata perché già mi immaginavo l’impostazione: e purtroppo ho avuto ragione.
    Marco, avresti dunque preferito solo il mio parere sui cantanti? Eccotelo, dunque, molto conciso:
    1)L’interpretazione di Dalla l’ho trovata non più che discreta, e non certo entusiasmante
    2)Massimo Bubola purtroppo non ha voce, ed ora meno che mai rispetto alla sua gioventù, ed il pezzo si è salvato grazie alla voce di Bennato: nel complesso, grazie a Bennato, darei un 7
    3)Antonella Ruggiero mi è piaciuta molto (come vedi, Marco, non sono “totalitario” come erroneamente pensi tu…), anche se il suo stile vocale è molto particolare e non a tutti può piacere
    4)Piero Pelù, che con i Litfiba non mi è mai piaciuto, né come stile vocale né come sound in generale, ha fatto secondo me la cosa migliore, con quelle due chitarre molto serrate, e a mio avviso il pezzo non doveva concludersi così all’improvviso ma avrebbe dovuto continuare ancora un po’, era troppo coinvolgente!

    Continuerlò, forse, quando mi ricorderò meglio degli altri intervenuti….

    Ciao

  5. marco ha detto:

    per JADAWIN: concordo molto di più sull’impostazione del tuo secondo scritto… del resto ognuno scrive ed imposta come vuole, ci mancherebbe altro. Fabio Fazio, pur con tutti i limiti del caso e del suo buonismo vero o presunto, non credo che abbia pensato ad invitare (ne cito uno) Lucio Dalla per il suo essere ‘devoto’ come dici tu o perchè va alla messa la domenica mattina; credo che lo abbia fatto perchè Dalla (l’artista può piacere o meno) è probabilmente uno dei musicisti più importanti in Italia da diversi anni a questa parte. Almeno questo è quello che penso io e per ciò stesso sindacabile. Per il resto concordo quasi totalmente con te:
    1) L’esibizione di Dalla ha avuto, a mio parere, un grande limite: la presenza di quel Marco Alemanno che si sta portando dietro in ogni concerto e che mi è sembrato stare a quella esibizione come il cavolo a merenda. Non ha voce per cantare e di fatti,se ci hai fatto caso, la regia non se l’è filato proprio. Per il resto un’interpretazione discreta da parte di Dalla di una canzone comunque difficilissima;
    2) Concordo con te su Bubola: pur essendo un musicista con i controcoglioni non ha voce. Ha un pò il limite storico della PFM: grandissimi musicisti che non hanno mai avuto un cantante all’altezza della situazione;
    3) Su Pelù, la cui interpretazione è piaciuta molto pure a me, la penso invece al contrario di te: grande ai tempi dei primi Litfiba (17 Re, Desaparecidos su tutte) , mediocre da quando si è messo in proprio;
    4) Ho apprezzato molto l’interpretazione di Bersani che ha colto molto lo spirito della canzone da lui riprodotta;
    5) Dori Ghezzi (che,secondo me, ha una bellissima voce) era lì in funzione più decorativa che costruttiva, forse doveva essere gestita meglio.

    Ciao!
    Marco

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