CEI batte cassa e governo risponde


9 Dicembre 2008 dc: dal Windows Live Spaces di Sestante http://se-stante.spaces.live.com/  e su www.jadawin.info Politica e Società 5-2008:

CEI batte cassa e governo risponde

Caro ministro Tremonti,
indiscusso esponente di questa coalizione, Lei che, pur di portare  un po’ di sollievo al disastrato bilancio dello Stato non ha esitato a chiudere un occhio verso chi ha evaso il fisco, permettendogli di cavarsela con il pegno delle Una tantum, che con un piccolo sacrificio fiscale ha reso possibile il rientro di parte dei capitali illecitamente esportati, che ha magistralmente applicato la finanza creativa nella cartolarizzazione della vendita di edifici pubblici per raggranellare qualche soldo, salvo  poi accorgersi in quale stato ci ha ridotto questo genere di acrobazie finanziarie, che pur di salvaguardare le finanze statali  non deflette dai tagli e lascia manifestare studenti, pensionati e sindacati, non sa che è molto rischioso usare le forbici in certe parti sensibili della società come la Chiesa Cattolica? Non si distragga, non sia troppo zelante. Forse Lei, data la Sua esperienza, è sicuro di non essere facilmente disarcionabile. Ma mi creda! Sono molte le orecchie sensibili al grido di dolore proveniente dagli esponenti vaticani, e non solo dalla sua parte politica, sa? E per giunta mi si dice che in questo è anche recidivo. 
Tra i vari giornali che si sono occupati delle rimostranze di Monsignor Stenco ai tagli alle scuole private (cattoliche), peraltro prontamente accolte, scelgo l’articolo di Miriam Mafai su la Repubblica di sabato scorso che mi pare colga più degli altri nel segno

Sestante

Costituzione dimenticata

di Miriam Mafai

Giulio Tremonti era noto fino ad oggi come il più rigoroso, persino spietato ministro dell´Economia, tanto da essere soprannominato “signor no”. Qualcuno, non solo dell’opposizione ma anche della maggioranza, gli chiedeva di allargare i cordoni della borsa a vantaggio dei pensionati, o dei licenziati, o dei precari? No, non si possono purtroppo sforare le cifre del bilancio, rispondeva il nostro ministro. La risposta fino a ieri era sempre la stessa: no. «Tagliare, tagliare le spese» era il suo mantra. Crolla il soffitto di una scuola a Rivoli e si scopre che molte altre scuole sono a rischio? Occorrono fondi per mettere le nostre scuole a norma? No, la risposta è sempre no. Il bilancio dello Stato non lo consente.
Eppure ieri, finalmente il ministro Tremonti ha detto sì. Nel giro di un paio d’ore ha trovato i soldi per soddisfare la richiesta che gli è venuta dal Vaticano di aumentare lo stanziamento già fissato in bilancio per le scuole cattoliche. Contro il taglio originario di circa 130 milioni di euro aveva tuonato monsignor Stenco, direttore dell’Ufficio Nazionale della Cei per l’educazione, minacciando una mobilitazione nazionale delle scuole cattoliche contro il governo Berlusconi e il suo ministro delle Finanze.
La minaccia ha avuto ragione delle preoccupazioni del ministro. Nel giro di poche ore il sottosegretario all’economia Giuseppe Vegas, a margine dei lavori della Commissione Bilancio del Senato sulla Finanziaria, rassicurava il rappresentante delle scuole cattoliche. «Abbiamo presentato un emendamento che ripristina il livello originario di finanziamento. Potete stare tranquilli. Dormire non su due ma su quattro cuscini?» .
Dunque il taglio previsto in finanziaria non ci sarà. E non ci sarà la minacciata mobilitazione delle scuole cattoliche contro Berlusconi e Tremonti. Soddisfatti, ma solo per ora, i vescovi italiani. Soddisfatto, per ora, il Pontefice che però alza il prezzo e chiede nuove misure «a favore dei genitori per aiutarli nel loro diritto inalienabile di educare i figli secondo le proprie convinzioni etiche e religiose». In parole più semplici, c´è qui la richiesta rivolta allo Stato italiano di smantellare il nostro sistema scolastico a favore della adozione del principio del “bonus” da assegnare ad ogni famiglia, da spendere, a seconda delle preferenze, nella scuola pubblica o nella scuola privata.
Naturalmente nessuno contesta il diritto «inalienabile» delle famiglie di educare i figli secondo le proprie convinzioni etiche e religiose. E non ci risulta che nella nostra scuola pubblica si faccia professione di ateismo. E l´insegnamento della religione non è affidato a docenti scelti dai rispettivi Vescovi? Cosa si vuole dunque di più?
Anche a costo di essere indicati come “laicisti” vale la pena di ricordare che l´articolo 33 della nostra Costituzione, ancora in vigore, afferma che «enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione senza oneri per lo Stato». E che nel lontano 1964 un governo presieduto da Aldo Moro venne battuto alla Camera e messo in crisi proprio per aver proposto un modesto finanziamento alle scuole materne private. Bisognerà dunque aspettare quasi quarant´anni perché un governo e una maggioranza parlamentare prendano in esame la questione delle scuole private e della loro possibile regolamentazione e finanziamento. E saranno il governo D´Alema e il suo ministro dell´Istruzione Luigi Berlinguer a volere, e far approvare, una legge sulla parità scolastica che prevede, ma a precise condizioni, un finanziamento non a tutte le scuole private ma a quelle che verranno riconosciute come «paritarie». Tutta la materia in realtà, nonostante alcuni provvedimenti presi nel frattempo, è ancora da regolare (non tutte le scuole private, ad esempio, possono essere riconosciute come «paritarie»).
Anche per questo, per una certa incertezza della materia, ho trovato per lo meno singolare l´intervento di due autorevoli esponenti del Partito Democratico a sostegno della richiesta delle gerarchie. Maria Pia Garavaglia, ministro dell´istruzione del governo ombra del Pd, e Antonio Rusconi, capogruppo del Pd in Commissione Istruzione al Senato, hanno subito e con calore dichiarato di apprezzare le rassicurazioni fornite, a nome di Tremonti, dal sottosegretario Vegas. Ma non ne sono ancora soddisfatti. Chiedono di più. Sempre per le private. Chiedono cioè che vengano garantiti «pari diritti agli studenti e alle famiglie» È, quasi con le stesse parole, la rivendicazione già avanzata dalle gerarchie.
Ma è davvero questa, in materia scolastica, la posizione alla quale è giunto il Pd? E se sì, in quale sede è stata presa questa decisione? È giusto chiederselo, è indispensabile saperlo. Anche perché ha ragione chi, come don Macrì, presidente della Federazione che riunisce la scuole cattoliche, lamenta che la strada che porta al bonus trova un ostacolo «nell´articolo 33 della Costituzione che sancisce che le scuole private possono esistere senza oneri per lo Stato».
E allora, che facciamo? Per rispondere alle esigenze delle scuole cattoliche butteremo alle ortiche l´articolo 33 della Costituzione?

—-

Due piccole osservazioni, l’articolista dice: “Naturalmente nessuno contesta il diritto «inalienabile» delle famiglie di educare i figli secondo le proprie convinzioni etiche e religiose. E non ci risulta che nella nostra scuola pubblica si faccia professione di ateismo”.
A prescindere dal fatto che non ci troverei niente di male se qualcuno nella scuola o dappertutto facesse professione di ateismo, voglio sottolineare che i genitori hanno il diritto di educare i loro figli secondo le proprie concezioni del mondo, purché la pretesa non sia esclusiva e le famiglie non diventino dei recinti chiusi, ma il confronto sia il più possibile democratico e aperto, altrimenti non sarebbe infrequente imbattersi nella protesta di genitori di fronte a una manifestazione del pensiero dell’insegnante sulla religione, sul sesso o sulla politica.
Più avanti l’articolista, parlando della posizione del PD così si esprime: “Anche per questo, per una certa incertezza della materia, ho trovato per lo meno singolare l’intervento di due autorevoli esponenti del Partito Democratico, a sostegno della richiesta delle gerarchie. […] Ma è davvero questa, in materia scolastica, la posizione alla quale è giunto il Pd? E se sì, in quale sede è stata presa questa decisione? È giusto chiederselo, è indispensabile saperlo.”
Eh, cara Miriam. Domanda retorica. È inutile farti andare retrospettivamente all’approvazione dell’articolo 7 della Costituzione, quello che recepisce il concordato clerico-fascista, approvato anche dal PCI, basterebbe ricordarti, ad esempio, che l’attuale segretario del PD ha proposto di intitolare la stazione termini di Roma a Giovanni Paolo II.

Sestante

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Nato a Milano nel 1954
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