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Dal sito di Democrazia Atea

http://democrazia-atea.blogspot.com/2010/01/roma-si-e-svolta-il-19-gennaio-2010.html#links

La conferenza stampa di Democrazia Atea

La conferenza stampa di Democrazia Atea

Presentazione del partito politico Democrazia Atea

ROMA – Si è svolta il 19 gennaio 2010, presso la sede della Stampa Estera Italiana a Roma, la prima conferenza stampa di Democrazia Atea, nella quale Carla Corsetti, Segretario Nazionale, ha annunciato la nascita ufficiale del partito politico.

Al cospetto dei giornalisti di testate italiane ed estere, Carla Corsetti ha ribadito e sottolineato alcuni punti fondamentali del programma politico. Grande attenzione è stata dedicata alle tematiche del lavoro: Democrazia Atea propone l’abrogazione della legge Biagi (legge 30), per porre fine al precariato che mortifica la formazione e frena qualunque ipotesi di sviluppo.

Inoltre, Democrazia Atea propone l’abrogazione dei Patti Lateranensi, che costano allo Stato ben un terzo del PIL. Grande riconoscimento è stato dato soprattutto al ruolo delle donne nell’affrontare la crisi economica: in questo frangente, nella totale assenza dello Stato, le donne italiane sono riuscite a garantire la cura e l’assistenza a disabili e anziani, facendo salti mortali per assicurare il sostentamento alle proprie famiglie.

Il Segretario Corsetti ha definito la Destra e la Sinistra come due diverse forme di conservatorismo, rispetto alle quali DA si pone come unico partito progressista libero da dogmi e credenze; l’unico che, non avendo implicazioni confessionali come gli altri, potrà garantire la laicità dello Stato. Pertanto, all’interno dello schieramento parlamentare, i Demoatei si collocano al centro: “Ai nostri figli”, sottolinea Corsetti, “vogliamo dare vere speranze, vere certezze: il futuro è oggi, qui”.

Dal blog di Democrazia Atea

http://democrazia-atea.blogspot.com/2010/01/brevi-considerazioni-sulla-sentenza.html

Il CSM come l’Inquisizione-Il giudice Tosti rimosso dalla magistratura

Il giudice Tosti e Carla Corsetti

Il giudice Tosti e Carla Corsetti

Roma 22.01.2010 – Il Consiglio Superiore della Magistratura ha rimosso in via permanente il magistrato Luigi Tosti dalle funzioni e dallo stipendio, perchè rifiutatosi di celebrare i processi in un’aula di giustizia ove era affisso il crocifisso. Con tale provvedimento, talune Istituzioni italiane hanno perso un’occasione preziosa: quella di continuare a meritare il nostro rispetto.

“L’Italia si è chinata alla volontà di uno stato straniero, il Vaticano,” commenta Carla Corsetti, Segretario Nazionale di Democrazia Atea, “ed ha messo sull’altare sacrificale il giudice Tosti”. Non ci resta altra scelta che difendere ad oltranza la Costituzione della Repubblica Italiana dagli attacchi della classe politica che ci governa. Democrazia Atea ha dato inizio ad una battaglia contro l’oscurantismo e l’ingerenza delle religioni. Lo Stato è laico. La Costituzione è nostra. Giù le mani dalla Costituzione!

Priorità USA ad Haiti:  blocco aeronavale e occupazione militare per impedire l’esodo verso la Florida

Incapacità degli Stati Uniti d’America di gestire l’assistenza umanitaria ad Haiti? A questo interrogativo si rifanno le critiche mosse dai mass media al governo di Washington per il caos del dopo terremoto che in due settimane ha aggiunto qualche decina di migliaia di morti ai 200.000 del sisma.

I fatti, non le opinioni, dimostrano che le priorità degli Stati Uniti sono ben diverse, sacrificano anche se non azzerano gli intenti umanitari e si articolano su una mobilitazione di mezzi bellici senza precedenti in tempi di pace.

Al 24 gennaio erano 12.000 i militari statunitensi sbarcati nella seconda più antica repubblica indipendente del continente americano: a fine mese saranno 15.000 e entro la prima metà di febbraio si arriverà a 20.000.

Non si tratta di riservisti della Guardia nazionale, agenti di polizia o altri corpi della difesa civile, bensì di truppe da combattimento e di pronto impiego: “marines”, 82ma aero trasportata, paracadutisti, corpi speciali come i “sea bees”, marinai e corpi da sbarco.

Tutti militari addestrati ad uccidere e non a distribuire medicinali, viveri ed acqua potabile.

Basta guardare all’imponente armada navale e aeronavale che entro il 21 gennaio aveva raggiunto le acque di Haiti: portaerei Carl Wilson, due porta-elicotteri – la Bataan e la Nassau -, due incrociatori lanciamissili – la Normandy e la Bunker Hill -, il cacciatorpediniere lanciamissili Higgins, cinque unità per il trasporto di mezzi da sbarco – la Mesa Verde, la Ashland, la Gunston Hall, la Fort McHenry, la Carter Hall -, la fregata Underwood, tre navi porta contenitori di materiali militari che non richiedono moli di attracco, unità appoggio sommergibili e recuperi sottomarini, navi cisterna e da rifornimento, altre undici unità minori. Ed infine una nave ospedale da 1.000 letti.

Tutto quanto serve, secondo i materiali del Pentagono, per mantenere sul piede di guerra e in combattimento per 90 giorni un corpo di spedizione di 20.000 uomini.

Sotto questo aspetto non ci sono state disorganizzazioni, situazioni caotiche, interruzioni della catena di comando, carenze di altro tipo: tutto ha funzionato a meraviglia anche se ha richiesto di bloccare o dirottare 1.340 voli umanitari dall’Europa, ritardare l’arrivo di 5.800 uomini delle ONG dall’America Latina, la distribuzione di generi di prima necessità, l’allestimento della sua struttura logistica su un suo territorio di 27.000 chilometri quadrati (2.000 in più del Piemonte) con 9 milioni di abitanti (600.000 meno della Lombardia).

Le priorità sottaciute di una sì vasta operazione militare sono altre. Prima tra tutte rendere impenetrabile un blocco aero-navale che impedisca l’esodo in massa dei sopravvissuti al terremoto dell’11 gennaio ed alla fame ed allo spietato sfruttamento economico di due secoli. E’ un fenomeno ricorrente degli ultimi settanta anni: l’ultima volta alla fine del secolo scorso questa politica dei respingimenti, applicata con un certo ritardo, portò alla deportazione temporanea a Guantanamo ed al rimpatrio coercitivo ad Haiti di 21.000 profughi, approdati con mezzi di fortuna e con centinaia di vittime in mare sulle spiagge della Florida. Sotto traccia i pregiudizi razziali, sociali e storici: gli haitiani hanno la pelle più scura degli afro-americani, un livello intellettivo uguale se non più alto (sono altamente competitivi come ogni altra minoranza etnica). E poi ci sono le realtà e i miti storici dei cosiddetti “giacobini neri”, guidati nel 1791 da Toussaint Louverture e da Jean-Jacques Dessalines, che portarono al successo una rivolta di schiavi, la difesero dalla guerra scatenata da Napoleone con 30.000 soldati francesi guidati dal famoso generale Leclerc e proclamarono nel 1804 l’indipendenza della prima repubblica nera  del continente americano e forse del mondo intero.

Non c’è dubbio che delle atrocità contro i bianchi vennero perpetrate in  quei tredici anni e subito dopo, ma quelle atrocità vennero elevate all’ennesima potenza da una propaganda accanita di chi vedeva nell’abolizione della schiavitù un colpo mortale all’economia americana ed europea. Selvagge e senza fine le rappresaglie degli Stati Uniti, della Francia, della Gran Bretagna e degli altri Paesi Europei: sanzioni economiche ammontanti a risarcimenti per 98 milioni di dollari di quei tempi, pari all’incirca al debito pubblico dell’Italia di oggi (l’ultima quota è stata pagata dalla Repubblica di Haiti nel 1947), blocco delle esportazioni agricole e quattro protratte invasioni militari.

E poi altre priorità: il controllo di un Paese troppo vicino alla Cuba di Fidel Castro (1.200 i medici cubani che operano da anni ad Haiti i cui abitanti non sono certo insensibili ai fermenti progressisti dell’America Latina – come dimostrato dal duplice avvento al potere del teologo della liberazione Aristide,, due volte vittima dei colpi di Stato allestiti dai servizi segreti USA). Ed infine il pericolo di una rivolta popolare contro condizioni di vita inaccettabili in qualsiasi altro Paese del mondo, una rivolta che nelle fantasie dei dottor Stranamore di Washington potrebbe seguire la falsariga di quella guidata dai leggendari Toussaint Louverture e Jean-Jaques Dessalines.

di Lucio Manisco www.luciomanisco.com

Lisbona e Haiti, Voltaire e Ratzinger

Il terremoto che rase al suolo Lisbona nel 1775 ispirò la satira di Francois Marie Arouet Voltaire sulla divina provvidenza nel “Poema sul terremoto” e in “Candide”: Pangloss non dice a Candide, come asserisce John Leibnitz, che il nostro è il migliore dei mondi possibili (un inferno secondo lo stesso Voltaire in altri suoi scritti) ma che tutto va per il meglio secondo la divina provvidenza, che in un’altra vita ci regalerà misericordiosamente il bene di cui ci ha privato su questa Terra in base a una imperscrutabile giustizia. La Chiesa di Roma, teocrazia delle più assolute nel regno di Dio, ogni tanto qualche correttivo all’imperscrutabile giustizia della provvidenza divina lo ha applicato, in seguito ai disastri naturali e non sempre per aiutare le loro vittime. Molto prima della catastrofe di Lisbona un papa, divenuto famoso come ispiratore del neo-barocco architettonico, reagì ad un altro sisma  che aveva devastato l’intera Italia meridionale raccogliendo tra i fedeli contributi astronomici per ricostruire le chiese distrutte ed assicurare così l’assistenza ai fedeli stessi non su questa terra ma nell’aldilà.

Joseph Ratzinger sul terremoto di Haiti è stato più cauto: domenica 17 gennaio ha invitato i fedeli a devolvere la questua durante la messa alle vittime del sisma nella repubblica dei Carabi, forse a beneficio del clero o dei luoghi di culto ridotti in macerie.

E pensare che con un piccolo sforzo in più avrebbe potuto superare gli stanziamenti-prestiti del Fondo Monetario Internazionale devolvendo l’uno dell’otto per mille, qualcosa come 125 milioni di euro, ai superstiti del terremoto magari attingendo qualche altro spicciolo dal suo fondo personale segreto che dovrebbe aggirarsi sui settanta milioni.

di Lucio Manisco www.luciomanisco.com

Ocean terminal

La battaglia per il testamento biologico è un tema importante, che riguarda ciascuno di noi. Non possiamo lasciare che la decisione rispetto al modo in cui vogliamo concludere con dignità la nostra vita possa essere presa da qualcun altro, si tratti di un medico, un politico o un sacerdote. Per questi motivi le forze che compongono la Federazione della Sinistra, hanno organizzato la seguente iniziativa:

Presentazione del libro Ocean terminal, di Piergiorgio Welby.

Sabato 30 gennaio 2010 ore 11.00

Sala Caduti del Lavoro, Palazzo della Provincia Via Zamboni 13, Bologna

Ne parleranno insieme:

Mina Welby – Associazione Luca Coscioni

Francesco Galofaro – docente di semiotica presso lo IED di Milano

Serafino D’Onofrio – Rete Laica Bologna

Il romanzo autobiografico di Piergiorgio Welby, recentemente pubblicato, costituisce la testimonianza di una vita che non soccombe né si rassegna alla sofferenza causata dalla terribile malattia degenerativa che lo ha segnato nella carne, trovando la forza di battersi per l’affermazione dei diritti civili contro il pregiudizio e la conservazione clericale. Una vita che si è conclusa con un esempio di straordinario di autodeterminazione come il suicidio assistito. Il libro è anche il bilancio di un’epoca, dalle battaglie pacifiste, al problema dell’eroina, alle lotte biopolitiche del duemila.

***

Siete tutti invitati a partecipare!

Rete Laica Bologna http://retelaicabologna.wordpress.com/

Brunetta e i “bamboccioni”:

ma questo è deficiente!

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Sunto da www.corriere.it del 17/1/10 dc:

«Bamboccioni? Ci vuole una legge che obblighi i figli ad uscire di casa a 18 anni»

«Anch’io lo sono stato. Sono arrivato a 30 anni che non ero capace di rifarmi il letto»

MILANO – Anche il ministro dell’efficienza nella pubblica amministrazione, Renato Brunetta è stato un «bamboccione»: lo rivela lui stesso nella consueta intervista a Rtl ricordando di essere «arrivato a 30 anni che non ero capace di rifarmi il letto». E, ora, arriva a proporre la sua idea di una legge che «obblighi i figli ad uscire di casa a 18 anni». «Fino a quando non sono andato a vivere da solo era mia madre che la mattina mi rifaceva il letto. Di questo mi sono vergognato», ha detto, commentando la condanna di un padre costretto da un giudice a pagare gli alimenti ad una figlia trentaduenne ancora fuori corso all’università. Più in generale, i bamboccioni «sono le vittime di un sistema e organizzazione sociale di cui devono fare il «mea culpa» i genitori. Ho condiviso Padoa-Schioppa quando ha stigmatizzato questa figura che mancava però di analisi: i bamboccioni ci sono perché si danno garanzie solo ai padri, perché le università funzionano in un certo modo, perché i genitori si tengono i privilegi e scaricano i rischi sui figli. La colpa insomma è dei padri che – ha continuato il ministro – hanno costruito questa società». Ma Brunetta lancia la sua proposta: «Obbligherei per legge i figli ad uscire di casa a 18 anni».

CALDEROLI – Il ministro per la Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli, commenta la proposta di Brunetta.«Sono stato il primo, sabato, a schierarmi contro i cosiddetti “bamboccioni” ma l’amico Brunetta, con la proposta di una legge per far uscire i giovani dalla famiglia al raggiungimento dei 18 anni, mi sembra l’abbia fatta fuori dal vaso». «Questa proposta rappresenterebbe, infatti, un ingerenza inaccettabile nella vita delle famiglie, dei singoli e delle loro decisioni – aggiunge -. La regola, che deve valere per tutti, è quella dei principi dettati dal buon senso: occorre che si tenga conto delle esigenze e condizioni di ogni singolo caso, cosa che non si è fatta, evidentemente, nella sentenza del tribunale di Bergamo relativa al mantenimento della studentessa 32enne fuori corso». Secondo Calderoli «quello che conta per i nostri giovani, è favorirne la crescita, la maturazione, la formazione e l’ingresso nel mondo del lavoro: in questo senso lo Stato può essere determinante, ma deve impedire che del farsi mantenere se faccia una professione , ma tutto questo non deve necessariamente coincidere con il raggiungimento della maggiore età».

DONADI – Questa volta Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera, sembra essere d’accordo con Calderoli: «Fuori casa a 18 anni per legge? L’ennesima proposta senza senso di Brunetta. Ai ragazzi italiani servono lavoro e formazione, di norme inutili non sanno che farsene». «Non è con le parole di Brunetta che decidono di andare a vivere da soli. Il problema non è la pigrizia dei giovani, ma la grave carenza di lavoro – aggiunge -. Comprendiamo il gusto della provocazione di Brunetta, la sua ricerca di visibilità, ma la sua proposta conferma solo che vende fumo e non fatti concreti».

Alcuni commenti dei lettori:

Che ipocrisia!!!

17.01|19:56

cantachetip

Cos’hanno fatto in 15 anni i nostri politici (Brunetta ed attuale governo in primis) per favorire l’uscita da casa ai cosiddetti “bambocci”? Dove sono i posti o le opportunità di lavoro che dovrebbero favorire lo “sganciamento” dei giovani dalle loro famiglie di origine? Per favore non ci facessero ridere, con le loro esternazioni da esibizione circense, questi pseudo politici. Comunque, è vero, il pesce puzza sempre dalla testa.

Proposta di legge!

17.01|19:42

mary88

Propongo il Test alcolico obbligatorio prima di ogni esternazione di rappresentanti del governo.

Figli Bamboccioni e POLITICI PARASSITI

17.01|19:28

Karleto

Quando riusciremo a cacciare via questa banda di megalomani parassiti di politici, che pretendono di guidare il paese, sarà sempre troppo tardi. Non è possibile sapere quanto tempo e lavoro servirà per risollevare l’Italia dal baratro nel quale l’hanno fatta sprofondare e continuano a farlo. Intanto che ci ipnotizzano con notizie taroccate e manipolate, si sentono liberi di fare tutto quello che vogliono, per mantenere i loro assurdi e vergognosi privilegi! Oltre che scrivere opinioni sui giornali, cosa possiamo fare in concreto per ripudiare questi delinquenti vestiti dalle feste? A volte si spera nell’opposizione, ma sembra una speranza vana, tanto sono fiacchi. Peccato…

Buon senso?

17.01|19:13

guarracino65

Come si può invocare il buon senso, quando un giudice e un ministro (Brunetta) giocano a chi la spara più grossa? E cosa ne pensa quell’altro bravo ex-ministro di Padoa-Schioppa? Si rende conto, adesso, di aver perso una buona occasione per star zitto!

Brunetta ancora una volta

17.01|19:06

jellyro

ci dimostra palesemente che i signori che siedono in Parlamento non hanno la benchè minima percezione di come viva il Paese reale, non quello che loro si illudono di conoscere. Oggi, se non ci fossero le famiglie (l’ Ammortizzatore sociale di ultima istanza), i giovani farebbero letteralmente la fame grazie alla Precarietà (pardon, la Flessibilità “buona”, ovviamente altrui) di cui Brunetta ed i suoi colleghi di poltrona sono da anni i fervidi sostenitori. Ed i risultati si vedono !!! Altro che fuori di casa, ve li mandiamo a casa vostra i nostri figli, a pranzo, cena e per la notte.

Il solito

17.01|18:38

Lettore_729715

A Brunetta mancano quelle qualità che rendono gli uomini politici degni di considerazione:la modestia, la riflessione, il rispetto per l’avversario, la capacità di rapportarsi con le persone. Il ministro, al contrario, crede di essere la persona più intelligente, più capace, più bella, più amata di tutto il Paese e, abbastanza spesso, questa convinta consapevolezza lo porta a dire delle sciocchezze. Brunetta confessa di essere stato un bamboccione e non facciamo alcuna fatica a crederlo, ma partire da questa affermazione per proporre una legge che prevede l’allontanamento coatto dei diciottenni dalla famiglia non vuol dire, come affettuosamente dice il suo collega Calderoli, farla fuori dal vaso, vuol dire che il Brunetta non ha ancora risolto i problemi con il suo passato. Non si spiegherebbe altrimenti questo accanimento nei confronti dei bamboccioni che, per la verità, penso che aumenteranno di numero visto la difficoltà, con i tempi che corrono, di trovare occupazione. Brunetta farebbe bene ad occuparsi di questo grande problema che affligge moltissimi giovani e si ripercuote sulle famiglie,ma affrontare i problemi seri non appartiene al suo stile.

ma

17.01|18:14

marcogiu

aveva collegato il cervello,prima di parlare?

un’ altra cosa

17.01|18:05

gattori1

mi piacerebbe che tutti non dico gli over 18 ma diciamo gli over 28 non avessero la famiglia dietro a sostenerli, e che andassero tutti a casa del pseudoeconomista ad abitare, sai che megalopoli ne verrebbe fuori

Sono arrivato a 30 anni che non ero capace di rifarmi il letto…

17.01|16:17

Eric

e i risultati si vedono….

Ma Brunetta…..

17.01|16:08

calimeros

Ma è mai possibile che dobbiamo leggere queste proposte di Brunetta in prima pagina? Ha tenuto conto di quelli che vanno all’università? A 18 anni, se tutto va bene, si è diplomati, ma il lavoro è ancora di là da venire. Nel frattempo che fa il ragazzo per mantenersi? Spaccia? Va a rubare? Per sua stessa ammissione, lui a 30 anni non sapeva farsi il letto; crede che i giovani d’oggi siano più svegli? Caro ministro, meglio parlare quando si ha qualcosa da dire e non per andare sulle prime pagine dei giornali.

Poveri noi

17.01|15:59

Lettore_712777

Brunetta, lei a 30 anni non si sapeva rifare il letto e lo va anche a raccontare in giro? Complimenti! Comunque la racconti giusta…lei non sa nemmeno adesso, figuriamoci fare il ministro. Visti i risultati di questo governo, secondo me molti, molti altri suoi colleghi erano nelle sue stesse condizioni… Ma la smetta di insultare l’intelligenza degli italiani, come pensa che possano campare i 18enni fuori di casa in un Paese dove fate di tutto per non farli entrare nel mondo del lavoro?

insopportabile

17.01|15:02

andalù

E’ sempre più insopportabile questo ministro, oltretutto in passato mi pare si sia autoproclamato come pretendente al Nobel per l’economia. Ha il complesso di superiorità come molti del governo attuale, se poi è vero che propone una legge per obbligare i figli ad uscire di casa allora è da camicia di forza. Lo sappiamo e solo una battuta, la verità è che ci sono nel governo attuale a cominciare da Berlusconi una serie di ministri incompetenti, presuntuosi che per sopperire alla loro inutilità ed inefficienza si permettono delle dichiarazioni demenziali. Hanno imparato bene a rimanere sulla cresta dell’onda dal loro capo, sparare cazzate ma essere sempre presenti alla attenzione del pubblico idiota che li vota. Mandiamoli a casa questi personaggi presuntuosi. E’ andato ad Hammamet per partecipare alla commemorazione dei dieci anni dalla morte di Bettino Craxi, uno che aveva fatto una fortuna con le tangenti, si vede che è un modo di far politica che Brunetta condivide. Poi viene a fare il moralista. Gianni

sempre colpa dei giovani, Ministro

17.01|15:02

HenryFly

beh ragazzi, credo che con questa affermazione il nostro ministro abbia davvero toccato il fondo. Ma ci rendiamo conto? una LEGGE CHE OBBLIGHI I FIGLI A USCIRE FUORI DI CASA AL COMPIMENTO DEI 18!! Guardi, signor ministro, che se i giovani a 30 anni sono ancora mantenuti, è colpa del lavoro che non c’è, degli affitti troppo alti e degli stipendi troppo bassi. Da che pulpito parla lei? Uno stato che non investe sui giovani non ha futuro! E lei li vuole sbattere fuori di casa? Ma si vergogni..

Un pollaio senza galli: tutte galline starnazzanti

17.01|15:02

gigica

Ma è mai possibile, mi chiedo, che ogni tanto salta fuori una gallina he annuncia di aver fatto un uovo più grande e migliore della sua collega? Riduzione Irpef: alleluja! Tutti convinti e contenti! 80 miliardi di gettito fiscale! Nessuno lo sa! Ma soprattutto nessuno sa o indica dove trovare la copertura! Il giorno dopo smentita: non si può fare! Altro annuncio (sempre dopo l’ora dell’aperitivo: riduzione Irpef a due aliquote: 23% e 33%. Ripeto: e la copertura? Nessuno lo sa! Il giorno dopo solita smentita! Ora tocca alla gallinella Brunetta: bamboccioni fuori casa a 18 anni! Per andare dove? In un’altra casa? E i mobili, l’affitto di casa o il costo della casa chi li paga? Calderoli già dice che Brunetta ha fatto la cachetta fuori dal vaso! Ha ragione! Domani aspetto la solita smentita. Ma dove siamo, in quale repubblica? Quella delle banane?

rimango allibito

17.01|14:36

maupisese

Di fronte a simili affermazioni, c’è da rimanere di sasso. non è che questa frase è stata detta al bar dello sport, dal signor pincopallo, ma da un ministro della repubblica italiana. Se questo agisce come ragiona, io mi domando, ma in quali mani siamo finiti? A parte il fatto che questa esternazione non è la prima che fa, altre volte ci ha deliziato delle sue mirabolanti performances, il guaio è che è in buona compagnia, di un migliaio di ministri se ne può salvare solo pochissimi, gli altri ogni giorno ci sfornano dei teatrini mediatici nei quali mostrano la loro sottocultura, a questo punto potrebbe fare il parlamentare pure il trippaio sotto casa. il colmo è che non se ne rendono neppure conto,visto l’abbondanza di presenze sui media nazionali e non. Ma siamo sicuri di meritarci simile persone? Non mi pronuncio con aggettivi più appropriati, per non essere bannato. ma giuro la rabbia è tanta che meriterebbero epiteti più appropriati, come quelli che a volte proprio loro ci propinano in tv.

Nasce il nuovo partito Democrazia Atea

Comunicato stampa

Tutti i giornalisti sono invitati

Nasce il partito politico Democrazia Atea

Martedì 19 Gennaio 2010 inizio ore 11:00, presso Associazione della Stampa Estera in Italia, a Roma, in Via dell’Umiltà n. 83/C

Ingresso libero consentito anche al pubblico, fino a esaurimento dei posti disponibili.

Il Direttivo.

Democrazia Atea

Axteismo Press http://nochiesa.blogspot.com

Comunicato Stampa

Il giudice “anticrocifisso” Luigi Tosti

sarà processato il 22 gennaio dal CSM

Giornalisti e pubblico sono invitati

ROMA – “Avviso tutti gli amici che mi hanno sostenuto nella battaglia per la rimozione dei crocifissi dalle aule dei tribunali italiani” commenta il magistrato Luigi Tostiche il prossimo 22 gennaio 2010 alle ore 9:30 sarà celebrato, dinanzi al Consiglio Superiore della Magistratura, Piazza Indipendenza n. 4, Roma, il procedimento disciplinare che è stato aperto, circa 5 anni fa, a mio carico per essermi io rifiutato di tenere le udienze sotto l’incombenza dei crocifissi.

Un procedimento, questo, per il quale ho subito due condanne penali ad un anno di reclusione (poi annullate dalla Corte di Cassazione) e sto subendo, da 4 anni, la sospensione dallo stipendio e dalle funzioni. Mi difenderò da solo e l’udienza sarà pubblica (anche se l’aula non è particolarmente capiente).

La presenza di televisioni sarebbe oltremodo gradita, non avendo io alcunché da nascondere o di cui vergognarmi: credo, però, che l’Avv. Nicola Mancino negherà le autorizzazioni per impedire che venga ripreso questo processo, degno della migliore Santa Inquisizione della Chiesa cattolica. In ogni caso, rappresento che presterò il consenso preventivo a quanti vogliano chiedere di riprendere il processo e divulgarlo.

In caso di condanna e di conseguente rimozione dalla magistratura, adirò la Corte Europea dei diritti dell’Uomo: in caso di assoluzione e di reintegrazione in servizio, seguiterò a rifiutarmi di tenere le udienze sino a che il Ministro di Giustizia (oggi Angelino Alfano) non avrà rimosso l’ultimo crocifisso dall’ultima aula di giustizia della Colonia Pontifica, cioè dell’Italia.

Presagisco (ed anzi spero) che i membri del CSM, per non offendere i desideri di Joseph Ratzinger conosciuto come Papa Benedetto XVI ed anche per non correre il rischio di essere linciati e di essere bollati come “ubriaconi” (com’è avvenuto per i giudici della CEDU Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), opteranno per la prima soluzione. E’ gradita la massima diffusione di questa notizia”.

Luigi Tosti

Nella foto, il giudice Luigi Tosti

Per interviste, informazioni e altro tel. 3393188116

«Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario.»

George Orwell

Fonte: http://tostiluigi.blogspot.com

Diffusione: Axteismo Press l’Agenzia degli Axtei, Atei e Laici

Richiedi gratis TUTTI i documenti in formato digitale,

circa 80 mail, scrivendo a:

axteismo@yahoo.it

Ricevo da Lucio Garofalo in e-mail il 7 Gennaio 2010 dc questo interessante scritto personale (che pubblico anche sul mio sito 222.jadawin.info alla pagina “Ateoagnosticismo”:

Resto ateo, grazie a dio e … a Paolo VI

Pochi giorni fa sono convolato felicemente a nozze, celebrate in chiesa con il rito misto.

Qualcuno mi ha chiesto, in modo provocatorio: “Un comunista che si sposa in chiesa?”.

Per tale ragione ritengo giusto ed opportuno esporre le mie ragioni, provando a precisare la mia posizione rispetto alla scelta compiuta. Ebbene, chiarisco immediatamente che il sottoscritto si è sposato in chiesa in qualità di ateo dichiarato.

Infatti, io e la mia consorte abbiamo deciso e concordato con il parroco la formula del rito misto, la quale prevede la possibilità di contrarre matrimonio tra membri della chiesa cattolica apostolica romana ed esponenti di diverse confessioni religiose, non cattolici oppure non credenti ed atei come il sottoscritto, che siano battezzati o meno.

In pratica il sottoscritto non ha partecipato ai vari momenti del rito cattolico, astenendosi dal recitare le preghiere e le formule di culto, astenendosi soprattutto dalla liturgia eucaristica celebrata al termine della cerimonia: ad esempio, nel pronunciare le formule tipiche del matrimonio cattolico, il sottoscritto non ha mai menzionato dio.

Per i cristiani il rito del matrimonio misto non rappresenta, sul versante della diversità religiosa, un atto impossibile. Tale soluzione matrimoniale è prevista dal diritto canonico, ma probabilmente nelle nostre zone non è stata applicata in modo frequente.

Il 31 marzo 1970 il pontefice Paolo VI scrisse “Matrimonia Mixta”, una lettera apostolica redatta in forma di “Motu Proprio”, ossia assunta di “propria iniziativa” dal papa. In questo testo sono state impartite le norme relative ai matrimoni misti. Tale lettera, altrimenti nota come Dispensa Paolina, è estremamente importante e significativa per comprendere i notevoli progressi, a tratti persino rivoluzionari, compiuti dalla dottrina cattolica e dal codice del diritto canonico nell’ambito specifico del matrimonio.

Dunque, sebbene sembri che mi sia parzialmente piegato, chiedendo la celebrazione di una formula mista che mi riconosca come ateo e non credente, in realtà la mia scelta è stata quella di un “compromesso” compiuto per amore verso mia moglie e mio figlio.

Per quanto concerne la procedura da seguire, occorre anzitutto rendere esplicita al sacerdote la propria eventuale posizione di credente in un’altra fede, o di ateo, e concordare la celebrazione di un rito matrimoniale misto. Per ciò che attiene alla cerimonia religiosa, in effetti non cambia nulla, tranne il fatto che la parte di fede diversa, o non credente, si astiene dal partecipare alle fasi della liturgia cattolica, alle preghiere e soprattutto al momento dell’eucarestia. Comunque confesso che, malgrado io sia un ateo, durante la celebrazione del matrimonio mi sono emozionato ugualmente.

Ma perché sono ateo? E soprattutto, perché resto ateo, grazie a dio?

Proverò a rispondere brevemente a questo interrogativo, se possibile senza complicare troppo il ragionamento, che è essenzialmente di ordine teorico e filosofico.

La mia adesione alle posizioni dell’ateismo convinto e praticante, direi quasi fondamentalista (per usare una sorta di ossimoro concettuale), deriva anzitutto da una riflessione “astratta” molto semplice e chiara, che si spiega e si comprende facilmente.

In teoria, se dio non esistesse tanto meglio, vuol dire che avrebbe ragione chi lo rinnega. Ma anche se dio esistesse, il discorso logico non muterebbe di una virgola in quanto:

1)    se dio è onnipotente, come asseriscono i suoi vescovi e rappresentanti in terra o le sacre scritture, perché non interviene per eliminare la violenza e il dolore?

2)    se invece dio non è onnipotente e non può fare assolutamente nulla contro il male insito nel mondo, allora è come se dio non esistesse, è un essere inutile, una sorta di soprammobile neanche tanto bello da vedere, dato che è invisibile;

3)    la terza ipotesi, la più accreditata dalla dottrina ufficiale della chiesa e pure dagli atei, si basa sulla teoria formulata da Sant’Agostino, uno dei padri spirituali della chiesa cattolica apostolica romana, ossia che dio ha concesso all’uomo il dono del libero arbitrio, vale a dire la libertà di pensare ed agire assumendosi le proprie responsabilità, dunque anche la possibilità e la capacità di negare dio.

Sulla base di tali premesse teoriche, forse oltremodo semplificate, si evince chiaramente il percorso filosofico e razionale che mi ha condotto verso un approdo di tipo ateistico, così come discende pure un sentimento di sincera gratitudine verso dio, in quanto mi ha concesso il prezioso dono del libero arbitrio, grazie al quale sono (appunto) ateo.

Insomma resto ateo, pur essendomi sposato in chiesa. Una simile scelta non equivale ad un gesto di incoerenza, come è fin troppo facile obiettare, in quanto le mie convinzioni non sono minimamente scalfite da un rito nuziale celebrato dal sacerdote sull’altare.

Lucio Garofalo

 Da il fatto quotidiano di mercoledì 16 dicembre – link valido per gli abbonati

  L’amore berlusconiano

“Coglioni, kapò e mentecatti” l’amore secondo B.

Dal ‘94 ad oggi l’infinita serie di insulti del premier e dei suoi

di Peter Gomez e Marco Travaglio

Il capogruppo dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ieri ha spiegato in Parlamento che dal 1994 è in corso in Italia “una campagna d’odio” contro Silvio Berlusconi. Fortunatamente il premier è intervenuto subito e dall’ospedale San Raffaele, dove è ricoverato dopo la vergognosa e ingiustificabile aggressione subita domenica sera, ha ricordato che “l’amore vince sull’odio”. Lo dimostrano, tra l’altro, le centinaia di interventi suoi e di esponenti del centrodestra che negli ultimi 15 anni sono sempre stati improntati al buon senso e alla moderazione.

Ecco dunque una necessariamente breve antologia delle migliori frasi di quello che potrebbe essere chiamato il Partito dell’Amore.

Il bon ton con gli avversari “Veltroni è un coglione” (Berlusconi, 3/9/95). “Veltroni è un miserabile” (Berlusconi, 4/4/2000). “Giuliano Amato, l’utile idiota che siede a Palazzo Chigi” (Berlusconi, 21/4/2000). “Prodi? Un leader d’accatto (Berlusconi, 22/2/95). “La Bindi e Prodi sono come i ladri di Pisa: litigano di giorno per rubare di notte” (Berlusconi, 29/9/96). “Prodi è la maschera dei comunisti” (Berlusconi, 22/5/2003). “Prodi è un gran bugiardo pericoloso per tutti noi” (Berlusconi, 21/10/2006). “Prima delle elezioni ho potuto incontrare due sole volte in tv il mio avversario, e con soli due minuti e mezzo per rispondere alle domande del giornalista e alle stronzate che diceva Prodi” (Berlusconi alla scuola di formazione politica di Forza Italia, 2 luglio 2007).”Con Prodi a Palazzo Chigi è giusto dire: piove governo ladro” (Berlusconi, 10/4/2008). “Il centrosinistra? Mentecatti, miserabili alla canna del gas” (Berlusconi, 4/4/2000).”Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapò” (inaugurando la presidenza italiana dell’Unione europea e rispondendo a una domanda del capogruppo socialdemocratico, il tedesco Martin Schulz, sul conflitto d’interessi, 2 luglio 2003). “Sono in politica perché il Bene prevalga sul Male. Se la sinistra andasse al governo l’esito sarebbe questo: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo (Berlusconi, 17/1/2005).

Il rispetto per gli elettori “Lei ha una bella faccia da stronza!” (alla signora riminese Anna Galli, che lo contestava, 24/7/ 2003).“Non credo che gli elettori siano così stupidi da affidarsi a gente come D’Alema e Fassino, a chi ha una complicità morale con chi ha fatto i più gravi crimini come il compagno Pol Pot” (Berlusconi, 14 dicembre 2005). “Ho troppa stima dell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse” (discorso di Berlusconi davanti alla Confcommercio il 4/4/2006). “Le nostre tre “I”: inglese, Internet, imprese. Quelle dell’Ulivo: insulto, insulto e insulto” (27/5/2004).

 L’armonia con gli alleati. Berlusconi: “Parliamo della par condicio: se non abbiamo vinto le elezioni, caro Follini, è colpa tua che non l’hai voluta abolire”. Follini: “Io trasecolo. Credevo che dovessimo parlare dei problemi della maggioranza e del governo”. Berlusconi: “Non far finta di non capire, la par condicio è fondamentale. Capisco che tu non te ne renda conto, visto che sei già molto presente sulle reti Rai e Mediaset”. Follini: “Sulle reti Mediaset ho avuto 42 secondi in un mese”. Berlusconi: “Non dire sciocchezze, la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai”. Follini: “Ci mancherebbe pure che mi attacchino”. Berlusconi: “Se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv”. Follini: “Voglio che sia chiaro a tutti che sono stato minacciato” (Discussione con l’Udc Marco Follini, secondo i quotidiani dell’11 luglio 2004).

La sacralità delle toghe “I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana… Se fai quel mestiere, devi essere affetto da turbe psichiche” (Berlusconi, The Spectator, 10/9 2003). “In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per fini politici. Sono come la banda della Uno bianca” (Berlusconi, dopo l’arresto del giudice Renato Squillante, 14/5/96. Ma il riferimento è per quelli che l’hanno arrestato). “I Ds sono i mandanti delle toghe rosse. Noi non attacchiamo la magistratura, ma pochi giudici che si sono fatti braccio armato della sinistra per spianare a questa la conquista del potere” (Berlusconi, 1/12/99). “I giudici di Mani Pulite vanno arrestati, sono un’associazione a delinquere con licenza di uccidere che mira al sovvertimento dell’ordine democratico” (Vittorio Sgarbi, “Sgarbi quotidiani”, Canale5, 16/9/94).“Gian Carlo Caselli è una vergogna della magistratura italiana, siamo ormai in pieno fascismo: si comporta come un colonnello greco, in modo dittatoriale, arbitrario, intollerante. I suoi atti giudiziari hanno portato alla morte” (Vittorio Sgarbi, 8/12/94). “Nelle mie televisioni private non ci sono mai state trasmissioni con attacchi, perché noi siamo liberali” (Berlusconi, 21/ 5/2006). “Silvio Berlusconi, durante l’ufficio di presidenza del Pdl ancora in corso, secondo quanto riferito da alcuni partecipanti, ha parlato di una vera e propria persecuzione giudiziaria nei suoi confronti , che porta il Paese sull’orlo della guerra civile” (Ansa, 29/11/09)

La fiducia nella democrazia “Si è messo mano all’arma dei processi politici per eliminare l’opposizione democratica. Non siamo più una democrazia, ma un regime. Da oggi la nostra opposizione cessa di essere opposizione a un governo e diventa opposizione a un regime” (Berlusconi, dopo una condanna in primo grado tangenti, 8/8/98). “La libertà non si può più conquistare in Parlamento, ma con uomini lanciati in una lotta di liberazione. Senza la devoluzione, da qui possono partire ordini di attacco dal Nord. Io sono certo di avere dieci milioni di lombardi e veneti pronti a lottare per la libertà” (Umberto Bossi al “parlamento padano”, presente Berlusconi, Ansa, 29/9/2007). “Boicotteremo il Parlamento, abbandoneremo l’aula, se necessario daremo vita a una resistenza per riconquistare la libertà e la democrazia” (Berlusconi, 3/3/95). “In Italia c’è uno Stato manifesto, costituito dal governo e dalla sua maggioranza in Parlamento, e c’è uno Stato parallelo: quello organizzato in forma di potere dalla sinistra nelle scuole e nelle università, nel giornalismo e nelle tv, nei sindacati e nella magistratura, nel Csm e nei Tar, fino alla Consulta. Se si consentirà a questo Stato occulto di unirsi allo Stato palese, avremo in Italia un regime vendicativo e giustizialista, mascherato di legalità e ostile a tutto ciò che è privato” (Berlusconi, 5/4/2005). “Adesso diranno che offendo il Parlamento ma questa é la pura realtà: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura controproducenti”.(Berlusconi, 21/5/2009)

Il galateo istituzionale “Il presidente Scalfaro è un serpente, un traditore, un golpista” (Berlusconi, La Stampa, 16/1/95). “Altro che impeachment! Scalfaro andrebbe processato davanti all’Alta Corte per attentato alla Costituzione. E di noi due chi ha maneggiato fondi neri non sono certo io. D’altra parte, Scalfaro da magistrato ha fatto fucilare una persona invocandone contemporaneamente il perdono cristiano. Bè, l’uomo è questo! Ha instaurato un regime misto di monarchia e aristocrazia” (Berlusconi 18/1/95). “Io non sono in contrasto con il capo dello Stato, non ne ho nessun motivo, anzi sono un suo sostenitore convinto. Ho con lui un rapporto molto cordiale” (Berlusconi, 28/2/95). “Ma vaffanculo!” (Berlusconi, accompagnando l’insulto con un gesto della mano, mentre il presidente emerito Scalfaro denuncia in Senato il «servilismo» della politica estera del suo governo nei confronti degli Usa sull’Iraq, 27/9/2002). “Italia vaffanculo” (Tre eurodeputati leghisti, commentando in aula a Strasburgo l’intervento del presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5/7/05). “Questi signori, che hanno vinto delle elezioni taroccate, hanno arrogantemente messo le mani sulle istituzioni: il presidente della Repubblica è uno di loro” (Berlusconi, riferendosi al presidente, Giorgio Napolitano, 21/10/06).

 

Da “Il Fatto Quotidiano” di mercoledì 16 dicembre-link valido per gli abbonati (le ovvie correzioni degli errori sono mie)

“Questa stampa spuntata sotto il tacco di Silvio”

di Stefano Feltri

Sono sessant’anni che Piero Ottone fa il giornalista, ha diretto il Secolo XIX e il Corriere della Sera negli anni del terrorismo. E oggi, ottantacinquenne, dice: “Quando la nostra generazione, negli anni Settanta, cominciava a prendere in mano le redini dei giornali aveva un senso di ribellione contro quel giornalismo conformista alla Mario Missiroli. Anche nel giornalismo ci sono periodi migliori e periodi peggiori, come quello che stiamo vivendo”.

Ieri alla Camera Fabrizio Cicchitto, capogruppo dei deputati del Pdl, se l’è presa con la “campagna di odio iniziata fin dal 1994”, soprattutto da il Fatto e dal gruppo Espresso-Repubblica, della cui storia Ottone è un pezzo importante. Dice: “Queste polemiche sono stupidaggini. Ogni frase è risposta a una frase precedente, è come quando i bambini dicono ‘ha cominciato lui’. L’atmosfera in Italia è quella che è. Non c’è da dare la colpa a nessuno, a destra o a sinistra, cercare i mandanti è un esercizio futile”.

Alla fine degli anni Ottanta Ottone lavorava alla Mondadori dell’amico Mario Formenton. Dopo che Eugenio Scalfari e Carlo Caracciolo vendettero le loro quote alla Mondadori, di cui erano già azionisti Carlo De Benedetti e Silvio Berlusconi, Ottone aveva il compito di curare le relazioni con il gruppo Espresso. Ha appena ripubblicato “La guerra della rosa” (Longanesi), il libro in cui racconta la guerra di Segrate tra De Benedetti e Berlusconi per il controllo della Mondadori vista dall’interno. Una guerra che ancora non è finita: il 22 dicembre c’è la prossima udienza sul risarcimento da 750 milioni di euro che la Fininvest deve pagare per la corruzione giudiziaria con cui Berlusconi ha strappato l’azienda a De Benedetti   (che, con una mediazione, conservò il gruppo Espresso con la Repubblica, il settimanale e le testate locali). “E’ stato un episodio importante nella storia di questo Paese e del suo giornalismo ma non spiega tutto”, racconta oggi, con la consapevolezza di chi si è trovato a negoziare per evitare che perfino la Repubblica e l’Espresso diventassero berlusconiani.

Secondo Ottone nella storia del nostro giornalismo si osservano “fenomeni che non sono mai riconducibili a un fatto solo, per esempio che in Italia sia considerato normale che i giornali appartengano a grandi gruppi di interesse. Ma conservare una certa autonomia è possibile. Giulio De Benedetti, il grande direttore de la Stampa nel dopoguerra, perseguiva il pareggio di bilancio, per garantirsi un margine di indipendenza dalla Fiat e anche Luigi Albertini, che del Corriere è diventato azionista, aveva un suo orgoglio professionale che gli permetteva di non prendere ordini dalla proprietà, così come più tardi anche Scalfari è stato alieno da condizionamenti”.

Quello della proprietà è un problema di contesto (“siamo abituati a giornali di poteri finanziari o di gruppi ideologici”), poi ci sono le deficienze individuali dei giornalisti. Ottone le riassume così: “In Italia in materia di obiettività il massimo che si può chiedere ai giornalisti sembra essere di dichiarare da quale parte stanno, ecco, con una categoria di questo tipo il nostro non è un giornalismo paragonabile a quello del resto dell’occidente”. Ottone ha visto Berlusconi conquistare la Mondadori, prendere possesso dell’azienda preparandosi a espugnare per conto di Bettino Craxi le testate nemiche: “Segrate era la capitale dell’impero, occupata la capitale bisognava estendere l’occupazione alle province”. Poi l’occupazione è fallita, il gruppo Espresso è andato a De Benedetti, ma quella guerra ha chiuso una stagione: “Il tono e la qualità dei giornali dipende molto dalla situazione circostante. Negli anni Settanta e Ottanta il potere politico era in declino e quindi si aprivano maggiori spazi per i giornali”.

Poi c’è stata la breve stagione di Mani Pulite subito seguita dal berlusconismo e “oggi la stampa italiana è molto meno spregiudicata, ma non continuerà a essere così dopo Berlusconi, perché soltanto lui ha il carisma, il denaro e la capacità di tenere tutti in riga”. Per ora, però, resta la domanda: ma in Italia c’è una vera libertà di stampa anche oggi che Cicchitto attribuisce ad alcuni giornalisti la responsabilità di aver armato la mano dello squilibrato che ha colpito Berlusconi a Milano? La risposta Ottone l’ha affidata al suo libro: “L’Italia contemporanea, nella quale è possibile manifestare dissenso, critica e magari vilipendio, non è una dittatura. È però anche vero che in una vera democrazia, in un Paese libero nella sostanza oltre che nella forma, il fiume dell’informazione giornalistica, quell’informazione che si presenta ai cittadini come autonoma e indipendente, non subisce limitazioni, intimidazioni, condizionamenti”.  

Dal Windows Live Space dell’amico Sestante http://se-stante.spaces.live.com

Eccoli qua i soliti fanfaroni. Basta la scusa di una deprecabile aggressione di uno squilibrato che ci buttano addosso le accuse di ogni male. Come se non fossero stati loro ad attaccare pesantemente – e non da ora – i mezzi di comunicazione non allineati, la magistratura e i giornalisti dalla schiena dritta, dare dei coglioni a chi non la pensa come loro e usare un linguaggio da taverna perfino in ambito internazionale. È inutile che blaterano. L’aureola dei santi non ce l’hanno.

Da “Il Fatto Quotidiano” di martedì 15 dicembre 2009 dc

Io confesso

di Marco Travaglio

Ebbene sì, han ragione Cicchitto, Capezzone e Sallusti, con rispetto parlando.

Inutile negare l’evidenza, non ci resta che confessare: i mandanti morali del nuovo caso Moro siamo noi di Annozero e del Fatto, in combutta con la Repubblica e le procure rosse. Come dice Pigi Battista sul Corriere, abbiamo creato “un clima avvelenato”, di “odio politico”, roba da “guerra civile”.

Le turbe psichiche che da dieci anni affliggono l’attentatore non devono ingannare: erano dieci anni che il nostro uomo, da noi selezionato con la massima cura (da notare le iniziali M.T.), si fingeva pazzo per preparare il colpo. E la poderosa scorta del premier che si è prodigiosamente spalancata per favorire il lancio del souvenir (come già con il cavalletto in piazza Navona) non è che un plotone di attivisti delle Brigate Il Fatto, colonna milanese Annozero. Siamo stati noi. Abbiamo spacciato per cronaca giudiziaria il racconto dei processi Mills, Mondadori e Dell’Utri, nonché la lettura delle relative sentenze, mentre non era altro che “antiberlusconismo” per aprire la strada ai terroristi annidati nei centri di igiene mentale.

Ecco perché non ci siamo dedicati anche noi ai processi di Cogne, Garlasco, Erba e Perugia: per “ridurre l’avversario a bersaglio da annichilire” (sempre Battista, chiedendo scusa alle signore). Ci siamo pure travestiti da leader del centrodestra e abbiamo preso a delirare all’impazzata. Ricordate Berlusconi   che dà dei “coglioni” alla metà degli italiani che non votano per lui, dei “matti antropologicamente diversi dal resto della razza umana” ai magistrati, dei “golpisti” agli ultimi tre presidenti della Repubblica, dei fomentatori di “guerra civile” ai giudici costituzionali e ai pm di Milano e Palermo, dei “criminosi” a Biagi, Santoro e Luttazzi, che minaccia Casini e Follini di “farvi attaccare dalle mie tv” perché “mi avete rotto il cazzo” e invoca “il regicidio” per rovesciare Prodi? Ero io che camminavo in ginocchio sotto mentite spoglie e tre chili di cerone. Poi, già che ero allenato, mi sono ridotto a Brunetta per dire che questa “sinistra di merda” deve “morire ammazzata”.

Ricordate Bossi che annuncia “300 uomini armati dalle valli della Bergamasca”, minaccia di “oliare i kalashnikov” e “drizzare la schiena” a un pm poliomielitico, sventola “fucili e mitra”, organizza bande paramilitari di camicie verdi e ronde padane perché “siamo veloci di mano e di pallottole che da noi costano 300 lire”? Era Santoro che riusciva a stento a coprire il suo accento salernitano con quello varesotto imparato alla scuola di dizione.

Ricordate Ignazio La Russa che diceva “dovete morire” ai giudici europei anti-crocifisso? Era Scalfari opportunamente truccato in costume da Mefistofele. E Sgarbi che su Canale5 chiamava “assassini” i pm di Milano e Palermo e Caselli “mafioso” e “mandante morale dell’omicidio di don Pino Puglisi”? Era Furio Colombo con la parrucca della Carrà.

E chi pedinava il giudice Mesiano dopo la sentenza Mondadori per immortalargli i calzini turchesi? Sandro Ruotolo, naturalmente, camuffato sotto le insegne di Canale5.

Chi si è introdotto nel sistema informatico di Libero e poi del Giornale di Feltri e Sallusti per accusare falsamente Dino Boffo di essere gay, Veronica Lario di farsela con la guardia del corpo, Fini di essere un traditore al soldo dei comunisti? Quel diavolo di Peter Gomez.

Chi ha seviziato Gianfranco Mascia, animatore dei comitati Boicotta il Biscione? Chi ha polverizzato la villa della vicedirettrice dell’Espresso Chiara Beria dopo una copertina sulla Boccassini? Chi ha spedito a Stefania Ariosto una testa di coniglio mozzata per Natale? Noi, sempre noi.

Ora però ci hanno beccati e non ci resta che confessare. Se ci lasciano a piede libero, ci impegniamo a non dire mai più che Berlusconi è un corruttore amico di mafiosi. Lui è come Jessica Rabbit: non è cattivo, è che lo disegnano così.

Sessualità e politica

In Italia, negli ultimi tempi si è ripreso a discutere di “sessualità e politica” in virtù dei casi di cronaca che hanno coinvolto alcuni transessuali in relazione soprattutto all’ex governatore del Lazio, ma pure in seguito alle vicende scandalistiche che hanno investito altre personalità pubbliche, ultima in ordine di tempo Alessandra Mussolini. La quale si è lamentata (giustamente) degli ignobili attacchi di tipo sessista provenienti da vari organi di stampa, in particolare si è indignata a causa di un vergognoso articolo scritto dal solito Vittorio Sgarbi ed apparso sul quotidiano “Il Giornale”, di proprietà del fratello di Silvio Berlusconi. Ebbene, pur comprendendo la reazione di rabbia e sdegno della Mussolini, non si può fare a meno di osservare che tale cultura sessista è riconducibile soprattutto, ma non esclusivamente, alla tradizione storica dello schieramento politico a cui la Mussolini si ricollega da sempre, cioè la destra. Certo, bisogna riconoscere che certi atteggiamenti e ragionamenti di stampo maschilista appartengono pure a molte persone che possono dichiararsi “di sinistra”. Nessuno osa negare l’evidenza di un simile dato di fatto. Tuttavia, mentre negli ambienti sedicenti “di sinistra” l’esternazione di una mentalità sessista viene biasimata e rigettata come una volgare indegnità, nel microcosmo di destra ne fanno addirittura un motivo di vanto.

Comunque, al di là di elementi di circostanza, vorrei soffermarmi su un tema politico e culturale di ordine più generale, che attiene al rapporto tra sessualità e politica.

Ricordo che l’Italia non si è ancora dotata di una legge sui DICO (Diritti e doveri dei Conviventi), che oltretutto sarebbero un misero surrogato dei PACS (Patto Civile di Solidarietà). Una normativa che ha trovato applicazione ovunque, in Europa e nel resto del mondo civile, eccetto che in Italia, in Grecia e in Polonia. Questi sono gli unici Stati che ancora risentono dell’influenza esercitata dal Vaticano. Il quale prima ha azzerato il progetto dei PACS, quindi ha affossato il governo Prodi che voleva ratificare i DICO, annullando definitivamente l’ipotesi di legalizzare formalmente in Italia, sia pure con una legge capestro, le convivenze di fatto. Con tale espressione si designano non solo le coppie omosessuali, ma anche quelle eterosessuali che rifiutano di consacrare la propria unione in chiesa e in municipio, rifiutando l’autorità del trono e dell’altare.

Non c’è dubbio che si tratta di un tema d’elite, in quanto interessa un’esigua minoranza di individui, e non certo la maggioranza delle persone, ma non si può rinunciare ad assumere una netta posizione critica di fronte all’attacco sferrato dal potere clericale contro le spinte e i movimenti progressisti che partecipano all’emancipazione civile, morale e culturale della società italiana, così come è avvenuto in altri Stati europei.

La curia pontificia ha scatenato tutto il suo potere politico, intervenendo con arroganza nel dibattito pubblico nazionale, minando la stabilità politica del Paese, cancellando l’opera del governo Prodi in materia di DICO, intimidendo e ricattando l’azione legislativa per l’avvenire, esercitando una prova di forza assolutamente inaccettabile in uno Stato di diritto, in un Paese effettivamente laico e democratico. Per giungere infine a un duro antagonismo frontale con il movimento per i diritti dei gay, ingaggiando quindi una “lotta tra froci”, come un omosessuale dichiarato ha ironizzato in un’intervista rilasciata durante un programma trasmesso nel 2007 da una rete televisiva nazionale.

Rammento che il governo Prodi venne messo in minoranza su un tema di politica estera, malgrado alcuni giorni dopo, a “crisi” risolta, lo stesso Parlamento abbia votato a maggioranza bulgara il ri-finanziamento della missione militare in Afghanistan. Questa fu la conferma che il governo andò sotto per motivi estranei a questioni di politica estera e alle guerre in cui l’Italia è tuttora coinvolta, ma a causa di un’altra “guerra”, non dichiarata ma clandestina, mi riferisco ad un scontro organico alla società italiana.

In altre parole, si è svolto un regolamento di conti tra omosessuali liberi e coscienti, che rivendicano i propri diritti, e sodomiti non dichiarati, che da secoli praticano la pederastia nel segreto delle canoniche e delle sagrestie, dei monasteri e delle abbazie, ovunque vi siano curati, prelati, vescovi, priori, frati, seminaristi, catechisti ed ogni sorta di chierici costretti al voto di castità, cioè a logoranti ed insani periodi di astinenza sessuale. Pretaglia cresciuta all’interno di una cultura sessuofobica che contrasta con la storia dell’umanità. Una concezione che azzera la cultura dei secoli antecedenti al cristianesimo, quando in tutte le civiltà, dall’Egitto alla Grecia, dalla Persia all’India e alla Cina, la sessualità era vissuta liberamente, senza pregiudizi, tabù o inibizioni, senza inganni o menzogne, seguendo le tendenze insite nella natura umana.

Si sa che gli idoli femminili erano diffusi ovunque nell’antichità: si pensi ad Iside in Egitto, Afrodite in Grecia, Venere a Roma, Devi nella religione induista, la stessa vergine Maria, che nel paleo-cristianesimo era una figura ispirata alla dea Iside, divenuta poi Isotta. Una Chiesa “votata” alla castità, oppure all’onanismo, alla pedofilia e alla sodomia più insana, in quanto mortificata, costretta alla clandestinità più aberrante.

In un contesto culturalmente omofobico e sessuofobico, che umilia e nega la sessualità, come viola la libertà dello spirito, le uniche alternative per prelati, monaci e suore, se di scelte si può parlare per chi è costretto al voto di castità, sono la masturbazione e l’onanismo, inteso come pratica anticoncezionale del coitus interruptus per impedire la procreazione, la pedofilia ed infine la pederastia. Infatti, le chiese e i monasteri di clausura sono da secoli teatro di scandali sessuali, di atti “innaturali” quali la pedofilia e altre depravazioni, nonché luoghi in cui dilagano gli abusi e le sevizie sessuali contro i deboli, in cui la pederastia si diffonde nella sua forma più oscena e perversa, in quanto vissuta morbosamente e in mala fede, di nascosto, nel terrore d’essere scoperti, nell’abiezione e nell’ipocrisia immorale e non, invece, nella libertà e nella trasparenza.

Si sa che in Italia contano soprattutto le apparenze, che “i panni sporchi si lavano in famiglia”, che le contraddizioni e i mali non esistono in realtà se non sono riconosciuti formalmente, che basta nascondere il capo sotto la sabbia come gli struzzi per non vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti, che gli omosessuali sono “liberi di esercitare” a condizione che si eclissino ma, soprattutto, che non rivendichino alcun diritto.

Ma esiste davvero un solo tipo di famiglia, come sostengono i teocons e teodem? Oppure esistono diverse tipologie familiari, dalle coppie regolarmente sposate in chiesa a quelle coniugate solo civilmente, dalle unioni di fatto tra eterosessuali ai conviventi omosessuali? Se esistono altri tipi di rapporti familiari, destinati a diffondersi, perché non legittimarne l’esistenza? In nome di chi o cosa bisognerebbe opporsi? Forse in nome del “diritto naturale”? Ma questo è solo un’invenzione del giusnaturalismo, una dottrina filosofica e giuridica che asserisce l’esistenza di un complesso di norme di comportamento valide per l’uomo, ricavate dallo studio delle leggi naturali.

Rammento che in natura non esistono né la pedofilia, né la guerra tra esemplari della stessa specie, eppure sono pratiche diffuse nelle società umane. Così come in natura ci sono numerose specie che praticano la sodomia: basti pensare ai maschi sconfitti dagli esemplari dominanti, che non potendo accoppiarsi con le femmine della loro specie si devono accontentare di congiungersi con altri maschi. Ciò che esiste è invece il diritto positivo, in quanto creazione dell’ingegno umano, storicamente determinato dai rapporti di forza insiti nelle diverse società. L’opera di legislazione dell’uomo ha sancito le conquiste del progresso sociale per cui, ad esempio, la schiavitù non esiste più, almeno formalmente, essendo stata abolita dal diritto universale, mentre in passato era giudicata una prassi “naturale” e “inevitabile”.

Il familismo, inteso come esaltazione delle virtù della famiglia tradizionale, è il valore italiano per eccellenza, è un parto privilegiato della gerontocrazia, di una società invecchiata in cui comandano le generazioni più anziane, che hanno impedito in ogni modo l’accesso al potere per i più giovani, instaurando una vera dittatura. L’ideologia familistica è la più elementare tendenza conservatrice della società borghese, è un aspetto essenziale dell’ideologia tradizionale che proclama la difesa dei principi “Dio, Stato e famiglia” su cui s’impernia l’ordine costituito. La famiglia atomizzata, la famiglia nucleare borghese è l’estrema sintesi e rappresentazione dell’individualismo, dell’egoismo e dell’economicismo ormai egemoni nell’odierna società consumistica.

La battaglia per i PACS resta nell’ambito dell’estensione delle libertà e dei diritti civili borghesi, non punta certo al rovesciamento del sistema sociale vigente. Solo in Italia, colonia del VaticaNato, si osa sostenere che la legalizzazione delle convivenze di fatto potrebbe condurre alla dissoluzione dei valori e delle strutture tradizionali della famiglia, dello Stato e della proprietà privata. Nulla di simile è accaduto laddove sono stati introdotti i PACS, cioè negli USA, in Gran Bretagna, in Olanda, Germania, Francia e Spagna, in nessuna nazione dove sono stati riconosciuti i diritti delle coppie di fatto.

Probabilmente altre forme di rapporti umani, quali le comuni e le famiglie comunitarie sperimentate dai movimenti hippie negli anni ’70, avrebbero potuto sortire effetti eversivi per la società dell’epoca. Non a caso, quelle esperienze alternative fallirono proprio perché tentate nel quadro invariato dei rapporti di alienazione, supremazia e subordinazione gerarchica vigenti nel sistema capitalistico. I “figli dei fiori” furono sgominati dallo Stato, che fece ricorso non solo all’intervento delle istituzioni repressive per antonomasia, il carcere, l’esercito, la polizia, ma soprattutto alla diffusione pilotata di alcune droghe deleterie quali l’eroina, l’acido lisergico ed altri allucinogeni letali.

Lucio Garofalo, 4/12/2009 dc

Sulla natura della crisi

La pesante recessione economica sta facendo riemergere molti segnali che inducono a ragionare meglio sull’origine e sulla natura della crisi, che non è solo economica, in quanto tradisce uno stato di decadenza e dissoluzione di un mondo imperniato storicamente sulle fragili certezze della scienza e della tecnica al servizio del profitto economico privato. Si tratta di un sistema di convinzioni pompate e sbandierate come assiomi granitici, ma che si sono rivelati per ciò che sono: facili ed ingenue illusioni. La crisi economica globale è solo l’aspetto più evidente di un processo di decomposizione avanzata di un ordine sociale incentrato sui dogmi della nuova religione pagana del capitale che si arroga il ruolo di padrone assoluto del mondo. E’ la religione più ottusa e fanatica che venera il dio denaro, promuove con ogni mezzo il feticismo del mercato, predica l’adorazione cieca dei falsi idoli del neoliberismo e del consumismo più sfrenato, esercita il culto idolatrico di un modello di sviluppo talmente vorace, inquinante e distruttivo che in pochi lustri ha saccheggiato le principali risorse ambientali del pianeta, depredando popoli ed ecosistemi che per millenni erano rimasti inviolati.

Lo stato di irreversibile putrescenza in cui versa l’odierna società tardo-capitalista, è talmente palese da non poter essere negato nemmeno dai fautori più esaltati e incalliti della globalizzazione neoliberista. Le classi dominanti non sono più in grado di propugnare e proporre in modo credibile alcun valore etico e spirituale, alcuna visione o idea di società e di progresso che possa infondere nell’animo delle giovani generazioni una vaga fiducia nell’avvenire, eccetto l’apoteosi acritica del presente, tranne l’offerta incessante, ma destinata fatalmente ad esaurirsi, di beni effimeri per antonomasia, legati al consumismo materiale, per cui le odierne classi dirigenti rappresentano lo specchio più patetico e grottesco del declino e della decomposizione sociale in atto.

La realtà dimostra in modo irrefutabile che l’attuale modello di sviluppo economico, imposto per secoli dall’occidente con la violenza delle armi e il ricatto alimentare, con la propaganda ideologica e mediatica, attraversa una fase di crisi non solo strutturale, nella misura in cui non riesce più a convincere, incapace com’è di sedurre ed attrarre la gente che abita sul pianeta, in particolare i giovani e i popoli del Sud del mondo. Basti pensare a quanto sta accadendo negli ultimi anni in un vasto continente come l’America Latina, scosso e rinvigorito da forti spinte anticapitaliste ed antimperialiste. Si pensi a quanto accade altrove, in Africa, in Medio Oriente, in Estremo Oriente, ecc.

Ma cosa potrebbe fare ognuno di noi? Non so gli altri, ma per quanto mi riguarda nutro alcune convinzioni consolidate e alcune speranze. Io sono un insegnante. Nel mio ambito di competenza potrei contribuire a promuovere una presa di coscienza critica da parte dei giovani. Non inseguo l’assurda pretesa, assolutamente ingenua e velleitaria, di cambiare il mondo con la mia professione quotidiana. Tuttavia, qualcosa si potrebbe cominciare a fare, anzitutto nelle scuole. Faccio un esempio concreto e praticabile.

Detto francamente, auspico che un giorno, anche nelle scuole pubbliche italiane si approdi finalmente all’adozione di un autentico e necessario spirito laicista, ad un approccio relativistico e interculturalistico nella comunicazione tra docenti e discenti, nel processo di scambio ed interazione didattica che dovrebbe costituire il rapporto centrale nel quadro delle dinamiche socio-relazionali della scuola, benché prevalgano altri interessi, momenti e mansioni professionali. Come, ad esempio, gli incarichi legati allo svolgimento delle cosiddette “attività aggiuntive”, delle “funzioni strumentali”, dei “progetti di arricchimento” (arricchimento per chi?). Tutti ruoli che, allo stato attuale degli stipendi riconosciuti agli insegnanti italiani (i più miserabili d’Europa), attraggono i docenti distraendoli dal loro compito primario: la crescita e l’educazione dei giovani.

Questo spirito di apertura, tolleranza e liberalismo etico e civile, rappresenta una preziosa linfa vitale, una forma mentis assai importante e proficua per la formazione culturale e la piena emancipazione intellettuale della personalità umana. Infatti, credo che non arrecherebbe alcun danno ai nostri studenti se cominciassimo a far conoscere le ragioni degli altri, cioè di quelle genti e culture per noi estranee e distanti, in particolare di quei popoli comunemente ritenuti “inferiori”, “incivili”, “sottosviluppati”, per far comprendere che non lo sono e che avrebbero molto da insegnarci. Come avrebbero potuto trasmetterci utili insegnamenti i popoli pre-colombiani (Aztechi, Maya, Incas) in diversi ambiti dello scibile umano, come la matematica, l’astronomia, l’architettura. Purtroppo, quei popoli sono stati annientati brutalmente, la loro cultura e il loro sapere sono stati cancellati e sepolti nell’oblio dall’uomo bianco occidentale.

Sono convinto che questa sia l’interpretazione più corretta e accettabile dell’umanesimo laico, che probabilmente costituisce la linfa vitale e la spina dorsale della cultura e della “civiltà occidentale”, la cui storia è comunemente (ed erroneamente) concepita come una linea di crescente progresso che parte dalla civiltà greco-romana classica e giunge sino ad oggi, percorrendo due momenti storici che hanno segnato e generato un’importante rivoluzione culturale e sociale in Europa: la rivoluzione umanistica rinascimentale del 1400-1500 e la rivoluzione illuministica realizzatasi nel XVIII secolo. Tuttavia, questa visione idealistica è esattamente quella di uno sviluppo spiritualistico che in realtà cela una grave mistificazione storica, mentre sottintende un altro tipo di sviluppo di ordine economico e colonialista sostenuto dal mondo “occidentale”, esercitando una spinta politica di orientamento eurocentrico e cristiano-centrico. Mi riferisco al processo di espansione violenta delle principali potenze europee nella storia.

Per tali ragioni il razzismo è insito e istituzionalizzato nella storia, nella cultura e nella società dei bianchi occidentali. In tal senso, il razzismo non è solo e non è tanto un comportamento individuale, quanto soprattutto un fenomeno sociale e istituzionale, che appartiene intimamente alla storia e alla cultura del mondo bianco occidentale. Una storia che è in sintesi un percorso di violenze, crimini, ruberie, raggiri e mistificazioni, poste in essere contro il resto dell’umanità. Finché la nostra società si ostinerà ad ignorare il razzismo istituzionalizzato in essa latente, le tragiche colpe dell’occidente non saranno mai espiate, né svaniranno i sensi di colpa che turbano la coscienza sporca dell’occidente. Ma è pur vero che la rinuncia a fare qualcosa di concreto e significativo contro il razzismo istituzionalizzato presente nella nostra società, si spiega chiaramente col fatto che la società occidentale trae il suo benessere e la sua opulenza economica proprio dall’esistenza del razzismo stesso, che serve a legittimare lo sfruttamento materiale dei popoli del Terzo Mondo. Senza questo razzismo istituzionalizzato e questo sfruttamento economico, la società occidentale scomparirebbe immediatamente.

Come è spesso accaduto in passato (si pensi a Roma nei confronti di Cartagine) i vincitori scrivono e riscrivono la storia, falsificandola e rettificandola a proprio esclusivo vantaggio. Così si è verificato nel caso dei pellerossa, la cui storia è stata raccontata e divulgata dal cinema western, che ha celebrato come “epica” la conquista del West, degli sterminati territori occidentali del continente nordamericano, sottratti con la forza delle armi, con mille trucchi ed inganni ai legittimi abitanti indigeni, le tribù pellerossa, mistificando e alterando la verità storica. Da questi scippi, massacri, raggiri, totalmente occultati e distorti, commessi dai pionieri, dai colonizzatori e dai soldati bianchi, hanno tratto origine i miti e i cliché, ovviamente artificiosi e fittizi, legati alla cosiddetta “epopea western”: dallo stereotipo del cowboy solitario, onesto e coraggioso, al luogo comune dell’indiano selvaggio e crudele. La mitologia hollywoodiana ha riproposto lo schema manicheo di sempre, l’equazione semplicistica “bianco = buono” e “indigeno = selvaggio = malvagio”, un modello che si ripete e si rinnova da secoli in ogni occasione in cui i bianchi occidentali si sono incontrati e scontrati con esponenti di altre culture e altri popoli, considerati “inferiori”, ”incivili” o “sottosviluppati”, per cui sono stati soggiogati con le armi, con astuti stratagemmi ed altri strumenti coercitivi o fraudolenti.

L’occidente è sempre stato sconvolto dall’idea della violenza, quando ad usarla sono gli altri: i pellerossa, i negri, gli islamici, ecc. Ma come giudicare le efferatezze e i delitti perpetrati dall’occidente? Il punto è questo: chi detiene il potere detta legge e decide chi sono i “buoni” e i “cattivi”. E’ sempre stato così, sin dai tempi antichi. I Romani erano maestri nel campo, come insegnano Giulio Cesare e gli altri storici e conquistatori latini.

L’ignobile violenza della guerre, delle stragi, delle rapine, dei falsi trattati di pace e via discorrendo, è sempre stata dissimulata ipocritamente sotto vesti posticce, sbandierando di volta in volta nobili ideali assolutamente inesistenti quali, ad esempio, i valori della “fede religiosa” (si pensi all’epoca delle Crociate in Palestina), della “civiltà” e del “progresso” (si pensi alle conquiste coloniali in America, in Africa, in Asia), della “libertà” e della “democrazia” in tempi per noi più recenti e noti. Ogni riferimento alla guerra in Iraq o alle altre guerre attualmente in corso nel mondo, è puramente casuale.

Lucio Garofalo, 6/12/2009 dc

L’Italia è una Repubblica “antimeritocratica”

fondata sul lavoro precario

A volte mi chiedo perché in Italia, come altrove, la cosiddetta “meritocrazia” venga invocata solo nei riguardi dei lavoratori subordinati, che sono sempre più soggetti e vincolati a parametri di efficienza produttiva, evidentemente per costringerli a farsi sfruttare in modo crescente, mentre tali principi meritocratici non valgono e non sono applicati nei confronti dei livelli padronali, ossia i megadirigenti e i supermanager che percepiscono compensi abnormi a prescindere dal rendimento e dai risultati ottenuti. Si pensi, ad esempio, al caso dei quadri dirigenti responsabili del fallimento dell’Alitalia o ad altri scandali e bancarotte indubbiamente eclatanti nella recente storia nazionale.

E’ evidente che un sistema economico sociale che pretenda di essere meritocratico, solo a chiacchiere, non potrebbe conciliarsi con la realtà di un paese clamorosamente ingiusto e sperequato, eccezionalmente sprecone, corrotto e mafioso come l’Italia.

Il nostro Paese si regge su un assetto economico privo di ogni criterio di giustizia sociale e materiale, di democrazia economica e di equa redistribuzione del reddito nazionale, è uno Stato in cui si evidenziano comportamenti furbeschi, spregevoli e cialtroneschi, in cui si registra il primato mondiale dell’evasione fiscale, in cui si pretende di imporre ai lavoratori, già fortemente precarizzati e sottosalariati, uno standard di meritocrazia e di efficienza produttiva in senso unilaterale, rischia di degenerare in modo ineluttabile, causando drammatiche iniquità, divaricazioni crescenti e sperequazioni assolutamente inaccettabili, scatenando dunque contraddizioni sociali esplosive. A maggior ragione in una fase storica contrassegnata da una gravissima recessione economica come quella attuale, una crisi di sistema che è di natura strutturale ed è estesa su scala globale.

Pensare (ingenuamente) di introdurre una concezione meritocratica in Italia, come altrove, equivale a compiere una vera rivoluzione sociale e materiale, etica e culturale.

Per adottare un regime di autentica meritocrazia, credo che occorra promuovere una profonda trasformazione, in senso egualitario, della struttura economico-sociale e della mentalità comune, attuando un cambiamento epocale sul piano politico e culturale.

In altri termini, la vera meritocrazia è possibile e praticabile solo in una società formata da lavoratori liberi ed uguali, in una società autenticamente comunista: “una società dove ognuno produce secondo le sue possibilità e riceve secondo i suoi bisogni”. Questo è un modello di società estremamente meritocratica, prima ancora che democratica.

Dunque, l’antitesi tra comunismo e meritocrazia è solo apparente. Con buona pace (e scandalo) dei ciarlatani e dei farisei dell’ideologia filo-capitalista: mi riferisco ai falsi liberisti, ai finti apologeti e fautori del sistema meritocratico quali, ad esempio, Berlusconi, Tremonti, Brunetta, Padoa Schioppa, Tronchetti Provera e i loro lacchè.

Lucio Garofalo, 30/11/2009 dc

Da la Repubblica del 28 Ottobre 2009 dc:

Perché il Cavaliere
si affanna tanto a voler riformare la giustizia

L’incubo del Cavaliere

di Giuseppe D’Avanzo

Anche per i giudici dell´appello, David Mackenzie Mills è un testimone corrotto e, se c´è un corrotto, ci deve essere un corruttore. Il corruttore è Silvio Berlusconi. Non è in aula, è decisamente in salvo. Ma questa nuova sentenza pesa su di lui come un macigno – o come un incubo – perché ripropone un paio di cose che sappiamo (o dovremmo sapere) del capo del governo. Se ne possono elencare tre.

Raccontano come la frode sia stata la via maestra per costruire – prima – e per difendere – poi – l´impero Fininvest/Mediaset. Spiegano le torsioni della sintassi legale del presente. Annunciano la tempesta politica che scuoterà il Paese in un prossimo futuro.

Non c´è bisogno di farla tanto lunga. Mills, per conto di Berlusconi, crea un arcipelago di società off-shore (All Iberian). Quando i procuratori di Milano ne scorgono il profilo, per Berlusconi è questione vitale inventarsi l´impossibile per uscire dall´angolo. La corruzione di Mills, pagato dal capo del governo per mentire in aula, è un passaggio obbligato. Il motivo è elementare. Le società, create e amministrate dall´avvocato inglese, custodiscono il grande, indicibile segreto dell´Egoarca. Lungo i sentieri storti del «group B very discreet della Fininvest» transitano quasi mille miliardi di lire di fondi neri; i 21 miliardi che premiano Bettino Craxi per l´approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi in Cct destinati alla corruzione del Parlamento che approva quella legge; la proprietà abusiva di Tele+ (viola le norme antitrust italiane, per nasconderla furono corrotte le «fiamme gialle»); il controllo illegale dell´86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l´acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche; le risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma (gli consegnano la Mondadori); gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato, favorirono le scalate a Standa, Mondadori, Rinascente.

Strappato il velo che nasconde questa scena, Berlusconi non solo ci rimette le penne in un tribunale, ma del mito che ha costruito per sé e il suo talento che cosa resta? Il tableau polverizza il «corpo mistico» dell´ideologia berlusconiana. Ecco ora che cosa si vede: al fondo della fortuna del premier, ci sono evasione fiscale e bilanci taroccati, la corruzione della politica, della Guardia di Finanza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa. Ancora nel giugno dell´anno scorso, Berlusconi nega: «Non conoscevo Mills, lo giuro sui miei cinque figli. Se fosse vero, mi ritirerei dalla vita politica, lascerei l´Italia» (Ansa, 20 giugno 2008, ore 15,47).

Come sempre, Berlusconi intreccia in un unico nodo il suo futuro di leader politico, «responsabile di fronte agli elettori», e il suo passato di imprenditore di successo. Crea un confine indefinibile tra pubblico e privato. Se ne comprende il motivo perché, nell´ideologia del premier, è il suo trionfo personale che gli assegna il diritto di governare il Paese. Le sue ricchezze sono la garanzia del patto con gli elettori e dell´infallibilità della sua politica; il canone ineliminabile della «società dell´incanto» che lo beatifica. Per salvarsi da questo disvelamento, Berlusconi è disposto a ogni magia. E´ storia dell´altro ieri. Cancella reati. Distorce le regole del processo. Riscrive i tempi della prescrizione. In posa da povero cristo, dice di aver subito 106 processi. E´ una favola. La ripetono come un´eco i commessi a stipendio e le ugole obbedienti retribuite con il canone televisivo (sono dodici i processi finora, più quattro ancora in corso). Non si accontenta. Minaccia di gettare per aria l´intera amministrazione della giustizia fermando centomila processi per affossarne uno solo, il suo. Ottiene in cambio dal Parlamento – quasi fosse un´estorsione – una legge che lo rende immune. La scrivono male. E´ uno sgorbio.
La Corte costituzionale la cancella, ma il risultato – l´Egoarca – l´incassa. Era a un passo dalla condanna, la “legge Alfano” lo esclude dal processo.

Che ora ricomincia di nuovo, davanti a nuovi giudici che dovranno valutare le fonti di prova, le ventidue testimonianze, le nove rogatorie, come se un processo non ci fosse già stato.
Non ce la si farà in un anno e mezzo e quindi il processo nasce ferito a morte in attesa che l´uccida la prescrizione. Siamo al presente. Berlusconi non si fida di quest´esito. Si sente accerchiato dalle ombre. Vive di sospetti. Vede in ogni angolo un congiurato. Avverte, come un tormento, il declino della sua parabola. “E se usassero quel processo per farmi fuori?” si chiede. Vuole una norma ordinaria, approvata presto, prima di Natale, che gli dia la certezza che quella storia si chiuda definitivamente. Vuole una prescrizione ancora più stretta. Difficilmente l´avrà, a quanto pare. Manipolerà così un «legittimo impedimento» più rigido e restrittivo, che gli consentirà di prendere tempo, di rinviare le udienze, di deciderne il calendario, di mandarlo a cart´e quarantotto.

Salvo, ancora una volta, dal giudizio, Berlusconi non può accontentarsi. E´ impensabile che possa insediarsi al Quirinale nell´anno 2013 con quella condanna indiretta sul gobbo.

Siamo al futuro. E´ un corruttore, anche se in tribunale ci ha rimesso soltanto il corrotto. Pure un Parlamento, comandato come una scolaresca, potrebbe negargli l´ascesa a Monte Cavallo. L´Egoarca sceglierà la via più breve, la più diretta. Come sempre. Vorrà riscriversi la Costituzione e farsi spingere lassù dal «popolo» per far dimenticare la rete di imbrogli che lo ha fatto ricco, i garbugli che lo hanno protetto, l´inganno del suo mito.

Ipazia: tra le prime martiri del fanatismo cristiano

Scienziata, matematica, donna coltissima, antesignana del progresso scientifico e dell’emancipazione femminile, fu uccisa ad Alessandria dal furore dell’intolleranza cristiana. Ascolta una puntata ricostruita dal programma di Radio3 “la storia in giallo” trasmessa il 17/10/2009 dc con un’intervista allo scrittore Adriano Petta da qui (è necessario real-player o programma compatibile).

Ipazia di Alessandria

Dal sito di Radio 3:

http://www.radio.rai.it/radio3/lastoriaingiallo/view.cfm?Q_EV_ID=300052

Nacque ad Alessandria d’Egitto intorno al 370 dc, figlia del matematico Teone. Filosofa, scienziata, astronoma e musicologa, Ipazia fu trucidata nel marzo del 415, vittima del fondamentalismo religioso.

L’assassinio si consumò in un’epoca di ripudio della cultura e della scienza che già molto tempo prima della sua nascita portò alla distruzione della straordinaria biblioteca alessandrina (sembra contenesse 500.000 volumi) e poi al saccheggio della biblioteca di Serapide.

Ipazia – come scrive Margherita Hack – rappresenta il simbolo dell’amore per la verità, per la ragione, per la scienza che aveva fatta grande la civiltà ellenica. Dei suoi scritti non è rimasto niente; sono rimaste invece le lettere di Sinesio che la consultava a proposito della costruzione di un astrolabio e un idroscopio.

L’intervista di oggi e’ con Adriano Petta, autore con Antonino Colavito del libro “Ipazia. Scienziata Alessandrina”, La Lepre Edizioni.

La voce di Ipazia e’ quella di Emanuela Rossi.

Dal blog del Windows Live Spaces dell’amico sestante, articolo del 3 giugno 2009 dc

http://se-stante.spaces.live.com/blog/cns!D0747DFB64EDEC00!698.entry 

Si parla tanto del ritorno del sacro, di sconfitta dell’ateismo e dell’agnosticismo… E allora perché per diffondere la religione, e perdipiù in una terra notoriamente cattolica, escogitare tanti mezzi che non fanno riferimento allo spirito, ma allo spettacolo e ai sensi meno nobili del corpo: non alla vista o all’udito, quanto piuttosto al gusto, o per meglio dire alla gola, e alla pancia. Forse, per parafrasare un famoso detto: “a pancia piena ci si converte meglio”? Ma che razza di religiosità potrebbe scaturire da questi rozzi espedienti? E poi, perché questi allettanti inviti verrebbero rivolti ai credenti dormienti e non agli atei? Ma la parola di Dio non è già il mezzo più efficace a svegliarli? C’è qualcosa che non mi torna. Ad ogni modo ecco cosa dice Jenner Meletti su la Repubblica di oggi:

Le Sentinelle del Mattino: commandos cattolici con la missione di risvegliare la fede a tavola

 Happy hour e cena per scoprire Gesù

Cene da gourmet e happy hour così la Chiesa cerca nuovi fedeli

Da Londra all´Italia, l´evangelizzazione si fa glamour

Con i corsi Alpha le Sentinelle del Mattino e altri si sono ispirati agli anglicani

Hanno inventato la messa in autogrill, le confessioni in spiaggia, la chiesa gonfiabile e anche “Mission possible con un drink” che sarebbe un´evangelizzazione fashion. Come potevano restare indifferenti alla proposta di un “annuncio cristiano in dieci cene”?

“Non vogliamo conquistare gli atei ma chi è cristiano e non sa che Gesù è in mezzo a noi” . Buon cibo, «come in un ristorante a costo medio alto» e tutto gratis. Alla fine della prima cena, la domanda: «Conosci Gesù? Lo sai che ti sta aspettando?». Sono i commandos della nuova Chiesa, sono le duemila Sentinelle del Mattino (così le chiamò Giovanni Paolo II). Con l´obiettivo di conquistare non tanto atei o agnostici ma «i giovani che dormono nelle nostre parrocchie», ragazzi che con un paradosso vengono chiamati «praticanti non credenti». «Sono cristiani per tradizione – dice don Andrea Brugnoli, il fondatore delle Sentinelle – e pensano che Cristo sia morto e risorto duemila anni fa. Non sanno che è vivo e chiede a ogni giovane cristiano di diventare evangelizzatore».

In una Chiesa dove quelli che vanno a messa tutte le domeniche, anche qui in Veneto, sono appena il 15% della popolazione battezzata, le Sentinelle organizzano un convegno chiamando da tutto il mondo chi ha inventato metodi nuovi per annunciare Cristo. «Già questa estate – dice don Brugnoli – cominceremo queste cene di evangelizzazione che si chiamano Alpha».

Josè Alberto Barrera Marchessi, capo di Alpha in Spagna, spiega che queste cene sono ispirate dal Vangelo, «perché Cristo ha evangelizzato anche a tavola». «Noi abbiamo iniziato sei anni fa e il successo è arrivato presto. Il corsi sono stati inventati da un pastore anglicano, il reverendo Nicky Gumbel, nella parrocchia londinese di Holy Trinity Brompton. Il reverendo vedeva che tanti passavano davanti alla chiesa senza entrare e allora lui li invitò a cena. Oltremanica i risultati sono stupendi: l´anno scorso nella Holy Trinity Brompton hanno cenato 800 persone e il 40% si sono convertite. In Spagna i risultati sono minori ma solo perché Madrid è meno agnostica di Londra. Dobbiamo lavorare soprattutto per fare riscoprire la fede a chi già si sente cattolico. Le soddisfazioni però non mancano: quasi tutti, dopo la prima cena, continuano il corso. Li trattiamo bene, anche dal punto di vista culinario. Se possibile, usiamo dei veri chef».

Alla seconda cena appare la cassetta per le offerte. «E noi avviamo il confronto. Le serate hanno temi precisi: chi è Gesù? Come posso essere sicuro della mia fede? Perché e come pregare? L´incontro si svolge una volta la settimana e dopo la sesta cena c´è un intero weekend che noi chiamiamo di incontro con lo Spirito Santo.

Dopo la decima cena si ricomincia, ma i partecipanti debbono invitare i loro amici. I corsi Alpha hanno un successo enorme. Un padre anglicano li sta svolgendo in Iraq, per i soldati. Le cene si preparano sul tavolo che fu di Saddam, nel suo palazzo. Alpha funziona e crea polemiche. Abbiamo fatto spot nei cinema, con uno slogan semplice: “C´è più di questo, nella vita”. Ma contro di noi è partita una contro-campagna, quella dell´autobus degli atei. Questo significa che stiamo lavorando bene».

Le Sentinelle studiano anche il metodo della Scuola di Sant´Andrea, inventato dal messicano Josè Prado Flores. «È un modo tutto nuovo – dice il capo delle Sentinelle – di fare catechismo. Si fa esperienza di Dio con tutti i cinque sensi. Si legge, ad esempio, che la parola di Dio è una spada ed ecco una spada che taglia un cocomero. Si dice che la parola divina è dolce come il miele ed ecco un barattolo di miele, per un assaggio. Racconta il Vangelo che Gesù, per guarire un cieco, sputò per terra, impastò la polvere e la mise sugli occhi di quell´uomo. Disse: “Ora vai alla piscina di Siloe a lavarti”. Chi partecipa al catechismo viene bendato e va alla ricerca di una fontana di cui sente lo scroscio. Un catechismo così si ricorda per sempre».

Al convegno delle Sentinelle partecipa anche don Piergiorgio Perini, il milanese che a Sant´Eustorgio ha inventato le “cellule parrocchiali”. «Essere nella cellula vuol dire convertirsi e convertire la moglie o il marito, gli amici, i compagni di lavoro. Con queste cellule le parrocchie morte sono diventate parrocchie in fiamme, per l´ardore di una fede che va alla testa». Tanti progetti sulla riga di partenza. Come l´ultima invenzione delle Sentinelle: l´Happy Hour. «Festa in un locale alla moda per annunciare Gesù a chi non entrerebbe mai in chiesa. Alcolici e musica cristiana d´ambiente. È come una grande rete gettata al largo». Almeno sono sinceri.

Verona, Jenner Meletti

Vaticano SPA

Dal blog del Windows Live Spaces dell’amico Sestante

http://se-stante.spaces.live.com/blog/cns!D0747DFB64EDEC00!771.entry

il commento ad un articolo del blog di Beppe Grillo del 3 giugno 2009 dc

Sulle spregiudicate manovre finanziarie del Vaticano si è scritto un fiume di inchiostro, perciò il libro oggetto di questo intervento non è uno scoop. La cosa rimarchevole però è che queste speculazioni non sono finite con le arcinote vicende di Marcinkus, Sindona, Calvi ecc., ma sono continuate ben dopo, come attesta questo libro tratto da fonti di prima mano.

ecco l’intervista con l’autore dal blog di Grillo

Io riporto il testo qua di seguito (con le mie inevitabili correzioni…)

Jàdawin di Atheia

Vaticano S.p.A.

L’Italia del dopoguerra si può comprendere solo attraverso gli intrecci tra Mafia, Massoneria, Vaticano e parti deviate dello Stato. Quattro mondi che si incrociano nelle vicende più oscure della nostra Repubblica. Il libro: “Vaticano S.p.A.” grazie all’accesso, quasi casuale, a un archivio sterminato di documenti ufficiali spiega per la prima volta il ruolo dello IOR nella prima e nella seconda Repubblica.

Passi dal libro “Vaticano S.p.A.:
“…Paolo VI affida il trasferimento all’estero delle partecipazioni a un sacerdote e a un laico…già conosciuto da Montini quando era arcivescovo di Milano. Si chiama
Michele Sindona. Porta i capitali della mafia. Il sacerdote che mastica di finanza ed è amico degli Usa si chiama Paul Marcinkus… E’ lo stesso Sindona a presentare a Marcinkus il banchiere Roberto Calvi… I tre arrivano a manipolare gli andamenti della Borsa di Milano con le società del Vaticano che finiscono a Calvi via Sindona… Viene eletto papa il patriarca di Venezia Albino Luciani, uomo di altissimo rigore morale… il giornalista Mino Pecorelli pubblica i 121 nomi di esponenti vaticani che sarebbero affiliati alla massoneria… Luciani intende far piazza pulita allo IOR e trasferire tutti: Marcinkus, de Bonis, Mennini, de Strobel. Lo confida al segretario di Stato Jean Villot la sera del 28 settembre 1978. La mattina dopo il corpo senza vita di Giovanni Paolo I viene rinvenuto nel suo letto… Karol Wojtyla recupera la politica di Paolo VI e assicura a Marcinkus la continuità sull’indirizzo finanziario.. L’Ambrosiano di Calvi rischia il crack… si scopre che i crediti dell’Ambrosiano riguardano le società estere legate allo IOR… Il ministro del Tesoro Andreatta dispone la liquidazione del Banco Ambrosiano… Marcinkus gode della protezione incondizionata di Giovanni Paolo II… dovuta soprattutto ai fondi per oltre 100 milioni di dollari che il Vaticano inviò al sindacato polacco Solidarnosc… Triplice mandato di cattura, emesso il 20 febbraio 1987 dalla magistratura milanese contro Marcinkus e i dirigenti dello IOR Luigi Mennini e Pellegrino de Strobel…”

Si può vivere in questo mondo senza preoccuparsi del denaro? Non si può dirigere la Chiesa con le Avemarie
(Monsignor Paul Marcinkus, presidente dello IOR)
Non potete servire contemporaneamente Dio e Mammona
(Gesù, Vangeli di Matteo 6,24 e Luca 16,13)

Testo intervista:
Sommario:
L’Archivio di Mons. Dardozzi
Firma autorizzata: Giulio Andreotti
Delitto in Vaticano?
Il Paradiso (fiscale) in Terra

 L’Archivio di Mons. Dardozzi

Blog: Gianluigi Nuzzi autore di Vaticano S.p.a. edito da Chiarelettere. Un libro che sta facendo discutere. Che cosa hai scoperto di questo Vaticano?

G.Nuzzi: emergono le finanze occulte del Vaticano. E’ un viaggio tramite atti, documenti interni della santa sede negli affari più imbarazzanti e nascosti dell’Istituto opere di religione, che è la banca del papa. Questo viaggio avviene grazie ad un archivio. Un archivio di monsignor Renato Dardozzi, che è stato prima il consigliere del cardinale Casaroli, poi del segretario di Stato Sodano e doveva proprio occuparsi di sistemare raddrizzare le vicende più tormentate della Santa Sede.
Monsignor Dardozzi ha raccolto del materiale. Ha raccolto documenti bancari dello IOR che raccontano storie di tangenti, storie di soldi dell’eredità, di soldi che dovevano andare per le commemorazioni dei defunti. E ha fatto un archivio di circa 5 mila documenti, che ha lasciato in eredità affinché dopo qualche anno dalla sua morte diventassero pubblici. Io ho avuto la fortuna di avere a disposizione questo archivio che i custodi mi hanno dato e io ho fatto un lavoro di ricerca perché questi documenti raccontano come si è sviluppato, dopo Marcinkus, un sistema di conti segreto all’interno dello IOR, intestato fittiziamente a delle fondazioni benefiche per la lotta alla leucemia, per aiutare i bambini poveri, che benefiche erano solo sulla carta perché in realtà questi conti e queste fondazioni venivano utilizzate o per proteggere clienti eccellenti, intoccabili, oppure per far transitare soldi di tangenti. Un fiume di denaro arriva su questi conti, parliamo di circa 260 milioni di euro di oggi in pochissimi anni, con la dovuta rivalutazione, in contanti e poi vengono distribuiti fra paradisi fiscali, conti a Montecarlo… Andando a vedere poi chi erano i reali titolari di questi conti vengono fuori dei nomi sorprendenti! Nella documentazione dell’archivio Dardozzi si usano e si preferiscono usare dei nomi in codice. Allora c’era Ancona, omissis, Siena, Roma perché anche in queste documentazioni riservate si cercava di proteggere i nomi di questi clienti importanti.

Firma autorizzata: Giulio Andreotti

La fondazione del cardinale Francis Spellmann, parliamo di circa 40 miliardi di movimentazione in pochissimi anni, la firma autorizzata: GIULIO ANDREOTTI. Quando i magistrati di Milano nel 1993 bussano al portone di bronzo per sapere dove era finita la tangente Enimont, che era nel maxi processo di Mani pulite, una tangente pagata a tutti i partiti della prima Repubblica per concludere il divorzio tra Eni e Montedison. Ebbene quando i magistrati di Milano vanno lì e chiedono come mai parte di questa tangente è finita allo IOR, dove è andata ecco l’archivio Dardozzi racconta delle verità che noi non sapevamo!
Racconta come all’interno del Vaticano si sono attrezzati per depistare le indagini di Mani pulite, per fornire loro delle risposte parziali e fuorvianti, per soprattutto proteggere alcuni conti visto che per esempio Andreotti era, all’epoca, candidato alla presidenza della Repubblica. E poi questa è una storia della tangente Enimont, del depistaggio… c’è una frase su un fax che mi è rimasta impressa. Si dice tra un cardinale e uno degli avvocati che li stava seguendo: “mi raccomando! non diciamo tutto ai magistrati per, tra virgolette, non indurli in tentazione…” ecco io non so cosa sia la tentazione, ognuno ha la sua visione laica, cattolica, religiosa, certo di tentazioni lì ce n’erano molte perché il denaro raccoglie gli interessi ovviamente di ogni tipo. Marcinkus diceva che la Chiesa non si amministra con l’Ave Maria. Aveva ragione! La Chiesa deve avere un suo potere finanziario, deve avere una sua gestione per fare anche del bene. Ecco io racconto invece il bene che non è stato fatto. Questo non è un libro contro la Chiesa, è un libro di documenti, non va per tesi. E’ un libro che racconta storie di denaro sporco, perché la parola riciclaggio non la utilizzo a caso, la utilizzano loro nella loro corrispondenza con la segreteria di Stato.
E poi  c’è un altro aspetto che è inquietante secondo me. E’ che quando si accorgono all’interno di questo malcostume istituiscono una commissione segreta per andare a scoprire la profondità di questo IOR parallelo no?
Chiamiamolo come bisogna chiamarlo. Scavano, indagano e fanno una relazione. Siamo nel febbraio ‘92. Questa relazione Angelo Caloia presidente dello IOR, alIora spedisce a Dziwiscz che all’epoca era il segretario di papa Wojtila. Quindi immagino che fosse per il papa evidentemente. Non accade assolutamente nulla!  
Questi personaggi non vengono rimossi, non vengono spostati, non vengono segnalati. Fino al marzo ‘93 quando Enimont comincia a gorgogliare, comincia a diventare un problema giudiziario il Vaticano non adotta nessuna contromisura. 

Delitto in Vaticano?

Blog: C’è un papa che voleva rimuovere Marcinkus che è campato solo 33 giorni.
 
G.NUZZI: Sì, secondo David Yallop autore di uno splendido libro che si intitola “In nome di Dio” ritiene che papa Luciani sia stato ucciso perché voleva rimuovere tutta una serie di personaggi. Ecco, uno di questi personaggi è l’uomo protagonista del mio libro cioè Donato De Bonis, segretario di Marcinkus. Lui costruisce questo sistema di conti occulti, fa transitare questi soldi, protegge la famiglia Ferruzzi, questi avevano dei conti criptati allo IOR, presidenti di squadre di calcio nel libro ci sono nomi e cognomi. Rimane talmente impresso nella sua opera che nella sua nativa Pietragalla hanno fatto dei bassorilievi alla chiesa che lo raffigurano in bronzo. Magari avrà preferito in oro… questo credo sia permesso di dirlo.

Blog: Da quello che racconti nel libro ne viene fuori uno IOR, quindi un Vaticano roccaforte di evasori fiscali e di…
 
G.NUZZI: No direi una cosa diversa. Ci sono persone che hanno goduto di fiducia mal riposta. Queste persone hanno fatto scempio della fede e per tutti gli anni ‘90 il mio libro racconta come ci sia stato uno scontro violentissimo tra fazioni opposte all’interno del Vaticano. Ci sono persone che hanno cercato di fare ordine, ci sono persone che sono state bloccate, ci sono persone illuminate come cardinali che volevano pulizia e chiarezza. Quindi non facciamo come si suo dire di tutta l’erba un fascio.

Il Paradiso (fiscale) in Terra

Blog: Il Vaticano di oggi?
 
G.NUZZI: Il Vaticano di oggi ha una banca all’interno che si chiama sempre IOR, che è presieduta sempre dallo stesso presidente dell’epoca che cercò di fare pulizia seppur con parecchie difficoltà, ed è una banca che non risponde a nessun tipo di controllo. Nel senso che noi abbiamo una banca in piazza San Pietro che non aderisce ad alcuna convenzione antiriciclaggio, che non è sottoposta a nessuna normativa internazionale dell’Unione europea che implica dei sistemi di controllo automatici sui flussi di denaro. Quindi diciamo che è una banca assai appetibile per chi ha desiderio di far transitare soldi poco puliti. Credo che questo nel centro di Roma sia obiettivamente una contraddizione in termini. Anche perché è inimmaginabile pensare che lo IOR finisca in una black list, però obiettivamente è una banca dove basta presentarsi all’ingresso di porta Sant’anna con una ricetta medica per entrare nello Stato Città di Vaticano, arrivare al torrione quinto che è una torre con mura spesse 9 metri che custodisce il forziere dei cardinali. Io non so oggi cosa accade lì dentro perché l’archivio di Dardozzi è molto dettagliato: racconta delle suore Ancelle della Divina Provvidenza di Bisceglie, sorelle che all’epoca si occupavano dei malati di mente, che avevano un saldo di 55 miliardi di lire sul conto. Come abbiano ottenuto questa somma non lo so, però so che la retta che lo Stato italiano versa per questi matti è di 100 euro a testa. Nessuna inchiesta penale ha mai dimostrato responsabilità di  sottrazione indebita in questo istituto di cura… il libro racconta queste vicende e si spinge – stavo dicendo - fino alla fine degli anni ‘90, io non ho elementi su quello che è accaduto dopo. Di certo la banca gode di un sistema autoreferenziale di autocontrollo che ovviamente è privilegiato. Infatti quando arriva la rogatoria da Milano dei magistrati di Mani pulite, dai documenti si capisce che in Vaticano quei documenti della magistratura milanese già li avevano! Passati da qualche amico che li voleva mettere a conoscenza prima.
E chi è sotto scacco giudiziario sa bene che prima si hanno le carte dell’accusa meglio ci si può difendere.
Sul sito di Chiarelettere c’è la possibilità di consultare i documenti gratuitamente. Affinché ogni internauta si faccia la propria idea. Lo abbiamo voluto fare proprio per far sì anche che ciò che è scritto nel libro abbia un riflesso immediato in questo archivio. Anche perché è la prima volta in assoluto che filtrano dalle mura leonine del Vaticano una quantità così incredibile… non si è mai vista una carta dello IOR e qui abbiamo 5 mila documenti che un patrimonio di informazione che è dovere del giornalista farlo diventare pubblico.”

MARTEDÌ

20 OTTOBRE 2009

AULA MAGNA

MUSEO CIVICO di Storia Naturale

ORE 21,00

Corso Venezia 55 , Milano (MM Linea 1 fermata Palestro)

la

Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni

organizza un’iniziativa per i 200 anni della nascita di Darwin

apri il volantino in formato .pdf dal sito di Jàdawin di Atheia


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